“L’America inventa, la Cina copia, l’Europa norma“. Questo aforisma è spesso utilizzato per descrivere, in modo semplificato e generalizzato, i ruoli percepiti di queste tre aree geografiche nell’economia e nell’innovazione globale.
E probabilmente, non è neppure al passo coi tempi: la situazione sta cambiando rapidamente, con la Cina che sta diventando sempre più innovativa in molti settori. Non a caso, lo scorso marzo abbiamo pubblicato la notizia che, per la prima volta nella storia, il numero di brevetti internazionali depositati da inventori cinesi ha superato quelli degli Stati Uniti.
Se c’è invece una cosa che pare immutabile è il ruolo normativo dell’Europa. Magra consolazione essere i vigili urbani della tecnologia, quando le cose succedono altrove…
Dello stesso avviso devono essere anche i CEO di Meta e Spotify. Ci riferiamo ovviamente al celeberrimo Mark Zuckerberg e al ben meno noto Daniel Ek (gli abbiamo dedicato la copertina apposta), che in queste ore hanno lanciato un duro attacco contro le normative europee sull’intelligenza artificiale open-source, avvertendo che il continente rischia di perdere terreno a causa di regolamentazioni troppo complesse.
In una dichiarazione congiunta diffusa ieri, i due leader hanno sottolineato come l’Europa, nonostante conti un numero di sviluppatori open-source superiore a quello degli Stati Uniti, stia faticando a sfruttare appieno le potenzialità dell’IA a causa di un quadro normativo frammentato e incoerente.
Zuckerberg ed Ek hanno denunciato un contesto regolatorio europeo caratterizzato da “normative sovrapposte e linee guida incoerenti“, che secondo loro soffoca l’innovazione e ostacola il lavoro degli sviluppatori. I CEO hanno poi sottolineato che un quadro normativo più snello e armonizzato non solo favorirebbe la crescita dell’IA open-source, ma darebbe anche un impulso agli sviluppatori europei e all’intero ecosistema creativo.
Le critiche arrivano in un momento di particolare tensione tra le big tech e i regolatori europei. A giugno, l’autorità irlandese per la privacy ha bloccato temporaneamente il lancio dei nuovi modelli di intelligenza artificiale di Meta in Europa, richiedendo all’azienda di ritardare l’uso dei dati degli utenti di Facebook e Instagram per addestrare i propri algoritmi.
Questa situazione, secondo quanto affermato dai due CEO, mette a rischio l’arrivo in Europa di tecnologie avanzate. Come, nel caso di Meta, il modello Llama, capace di comprendere le immagini. Visto la pervasività dell’IA paventata da Meta per i suoi social, nello specifico forse non tutti i mali vengono per nuocere…
Ek ha inoltre ricordato come l‘investimento precoce di Spotify nell’IA abbia permesso al servizio di streaming di offrire esperienze altamente personalizzate, contribuendo in modo determinante al suo successo. Tuttavia, i due sostengono che le leggi pensate per rafforzare la sovranità e la competitività europea stiano ottenendo l’effetto contrario, e chiedono all’Unione Europea di “semplificare e armonizzare” le normative per sfruttare appieno i vantaggi di un mercato unico ma diversificato.
In chiusura, Zuckerberg ed Ek hanno avvertito che, senza un cambio di rotta e politiche più chiare e applicate in modo coerente, l’Europa rischia di perdere una “opportunità irripetibile”.
La Commissione Europea non ha ancora risposto alle richieste di commento avanzate da Reuters, da cui abbiamo ripreso questa news. Ma siccome in questi giorni Thierry Breton & Co. hanno addirittura minacciato Elon Musk di bloccare X in Europa, sospettiamo che i rilievi mossi da Zuckerberg ed Ek non troveranno ascolto.


