Le azioni di Meta sono crollate dell’8% in una sola giornata, bruciando circa 113 miliardi di dollari (poco meno di 100 miliardi di euro) di capitalizzazione. Mark Zuckerberg si è presentato agli analisti difendendo la sua scommessa, ma non è bastato.
Meta ha chiuso il secondo trimestre con ricavi in crescita del 28%, a 60,8 miliardi, eppure il mercato ha guardato altrove: al flusso di cassa libero, precipitato del 91% e sceso a 784 milioni di dollari (circa 680 milioni di euro), contro gli 8,5 miliardi dello stesso periodo dell’anno prima. Quasi tutta la cassa generata è finita nell’infrastruttura per l’intelligenza artificiale.
“Capisco che questo è un grande investimento ed è una grande scommessa”, ha detto Zuckerberg. “Vediamo la tecnologia funzionare.” Mike Proulx, direttore della ricerca di Forrester, ha messo in una frase il nervosismo degli investitori: “Meta ritiene che l’infrastruttura IA sia ormai un asset strategico, ma il conto arriva più in fretta del rendimento”.
La domanda che gira a Wall Street, ha aggiunto, è se la lista crescente di iniziative rappresenti una diversificazione dell’azienda o una distrazione.
La promessa degli agenti
Il giorno prima dei conti, Zuckerberg aveva descritto la propria visione. Agenti IA personali che lavorano per l’utente 24 ore su 24, occupandosi di salute, hobby, finanze e carriera. Li ha definiti “il fondamento della nostra prossima ondata di prodotti e linee di ricavo”.
Alle imprese, invece, Meta vuole vendere agenti per scrivere codice e gestire l’assistenza clienti, fino a un “servizio azienda-in-una-scatola” capace di avviare e mandare avanti un’intera attività sulle sue piattaforme.
Sono promesse. Il conto, invece, è già arrivato. La spesa per il 2026 è stata rivista più volte al rialzo e ora si colloca tra 130 e 145 miliardi di dollari (fino a circa 126 miliardi di euro), con 31 miliardi bruciati nel solo secondo trimestre. La previsione di ricavi per il trimestre in corso è rimasta sotto le attese degli analisti.
Il venditore di potenza calcolo
Meta ha riversato decine di miliardi nella costruzione dei data center e ora si ritrova con capacità in eccesso da rivendere. Zuckerberg ha ammesso di ricevere “molte offerte per il calcolo a un premio consistente rispetto a quanto abbiamo pagato”.
Il nome di rilievo è quello di Anthropic: Meta è in trattativa per affittarle potenza di calcolo in un accordo che potrebbe valere fino a 10 miliardi di dollari (circa 8,7 miliardi di euro), entrando in un mercato finora dominato da Amazon e Google.
La logica è la stessa che abbiamo raccontato con SpaceX, che affitta ai rivali i data center nati per addestrare Grok. Nella corsa al calcolo le rivalità contano meno delle trimestrali e, ovviamente, della disponibilità di chip. Va però detto che Meta vende infrastruttura proprio a chi, sui modelli, la precede.
La rincorsa che non basta
I modelli Llama, l’anno scorso, sono infatti rimasti indietro rispetto a OpenAI, Anthropic e Google. Per recuperare, Zuckerberg ha rifondato la divisione IA e ha pagato centinaia di milioni per i migliori ricercatori.
Lo abbiamo raccontato quando ha portato a Meta Alexandr Wang, il fondatore di Scale AI, per circa 14 miliardi di dollari. Wang oggi guida TBD Lab, il gruppo ristretto che dentro Meta Superintelligence Labs addestra i modelli di frontiera.
Superintelligence Labs è la divisione ombrello, nata a metà 2025 e organizzata in quattro squadre: accanto a TBD ci sono la ricerca storica di FAIR, il gruppo prodotti di Nat Friedman e quello dedicato alle infrastrutture. TBD è la punta, il resto è la struttura che la sostiene.
I risultati, per ora, restano sotto quelli dei rivali. Il modello Muse Spark viene giudicato promettente, ma non ha colmato il divario.
Il conto che non si vede subito
Sui conti pesano anche voci che con l’IA non c’entrano. L’utile netto è sceso del 14%, a 15,8 miliardi, sotto le stime, schiacciato da costi una tantum: 1,18 miliardi di liquidazioni per gli 8.000 posti tagliati a maggio e 2,4 miliardi di oneri per “procedimenti legali” che Meta non ha voluto dettagliare.
L’ipotesi più accreditata, non confermata dall’azienda, riporta ai processi sui danni ai minori: il primo verdetto in California, a marzo, ha condannato Meta a versare una quota di risarcimento, e altri procedimenti sono in corso.
La stessa società avverte che potrebbero tradursi in una “perdita rilevante”. È il tipo di conto che non compare nei grafici sull’IA ma che gli investitori hanno ormai imparato a tenere d’occhio.
Fonte: Financial Times


