Meta, la società guidata da Mark Zuckerberg, ha ottenuto una prima vittoria legale contro Sarah Wynn-Williams, una ex dipendente che ha lavorato nell’azienda dal 2011 al 2017.
Wynn-Williams è l’autrice del memoir esplosivo “Careless People: A Cautionary Tale of Power, Greed, and Lost Idealism” (“Persone negligenti: una storia ammonitrice di potere, avidità e idealismo perduto”), libro appena pubblicato e già fonte di un acceso scontro legale.
Nel testo vengono rivolte gravi accuse ai vertici aziendali, che secondo l’autrice sarebbero stati protagonisti di episodi di molestie sessuali e altri comportamenti inappropriati.
I dirigenti della società hanno già risposto pubblicamente alle accuse di Wynn-Williams, definendole in larga parte “ampiamente esagerate o semplicemente false”.
La reazione di Meta
Meta ha reagito duramente, avviando un procedimento di arbitrato e sostenendo che la pubblicazione violi una clausola di non diffamazione firmata da Wynn-Williams al momento della sua uscita dall’azienda.
In seguito a un’udienza di emergenza tenutasi nei giorni scorsi, l’arbitro Nicholas Gowen ha stabilito che la società ha presentato elementi sufficienti per ipotizzare una violazione contrattuale da parte dell’ex dipendente.
Di conseguenza, Wynn-Williams dovrà sospendere temporaneamente ogni promozione del libro, interrompere la distribuzione e ritrattare, per quanto possibile, le dichiarazioni ritenute diffamatorie.
La casa editrice Flatiron Books (gruppo Macmillan) non è però interessata direttamente dalla decisione arbitrale e ha annunciato che continuerà a pubblicare e promuovere il libro.
Una portavoce di Macmillan, Marlena Bittner, ha definito le mosse legali di Meta come un tentativo di “mettere a tacere la nostra autrice tramite una clausola di non diffamazione contenuta in un accordo di licenziamento”.
Meta ha respinto con forza le accuse contenute nel memoir. Secondo il portavoce Andy Stone, il libro sarebbe solo una raccolta di accuse già smentite in passato: un’indagine interna aveva infatti già stabilito che le accuse di molestie presentate dall’ex dipendente erano “fuorvianti e infondate”.
I dubbi legali sulla sentenza
La vicenda riapre una questione più ampia sull’effettiva validità legale delle clausole di non diffamazione nei contratti di uscita.
Nel 2023, infatti, il National Labor Relations Board (NLRB) aveva stabilito che tali accordi, quando limitano la libertà dei lavoratori di discutere pubblicamente questioni come molestie sessuali o aggressioni subite sul lavoro, sono generalmente illegali.
Si tratta di una posizione che potrebbe avere le immaginabili ripercussioni sull’esito finale di questa vicenda.
La stessa Meta, del resto, in un rapporto agli azionisti del 2022 aveva dichiarato chiaramente di non richiedere ai dipendenti di “mantenere il silenzio su molestie o discriminazioni”, impegnandosi inoltre a impedire “qualsiasi forma di ritorsione verso chi denuncia”.
Resta dunque aperta la questione sulla sorte definitiva del libro-denuncia, che al momento continua a essere pubblicato regolarmente.


