Meta vuole riscrivere la pubblicità: addio creativi, ci pensa l’IA

by | 3 Giu 2025 | IA

Tempo di lettura: 3 minuti

Mark Zuckerberg ha deciso: il futuro della pubblicità sarà completamente automatizzato e a occuparsene, sarà l’intelligenza artificiale.

Non più semplici strumenti di supporto per modificare un testo o adattare una creatività, ma un intero sistema capace di generare annunci da zero (immagini, video, copy) e distribuirli in modo dinamico e personalizzato agli utenti di Facebook e Instagram.

Meta già da tempo sperimenta soluzioni di questo tipo: le versioni più recenti della sua piattaforma pubblicitaria permettono di creare automaticamente varianti di annunci esistenti, facendo leva su piccoli aggiustamenti generati via IA per ottimizzare le performance.

Ma il vero salto di paradigma sta per arrivare, con un sistema pensato per costruire tutto il messaggio pubblicitario dall’inizio alla fine, a partire da un’immagine del prodotto e un obiettivo di budget.

L’annuncio alla macchina, il target all’algoritmo

Secondo fonti vicine all’azienda sentite dal Wall Street Journal, il progetto prevede che le aziende si limitino semplicemente a caricare una foto, e impostare quanto vogliono spendere.

Penserà poi l’intelligenza artificiale a gestire ogni aspetto, come scrivere il messaggio, generare i contenuti visivi, produrre video, scegliere gli utenti giusti da colpire e adattare il contenuto in tempo reale.

Lo stesso annuncio, peraltro, potrà cambiare forma a seconda del contesto: chi vive in una zona innevata vedrà un SUV sfrecciare su una montagna innevata, mentre lo stesso modello verrà mostrato in città, su strade trafficate, a chi si connette da un contesto urbano.

Una rivoluzione per le piccole imprese (e un rischio per le grandi)

È una suggestione che Zuckerberg non esita a definire “una ridefinizione della categoria della pubblicità”. E durante l’ultima assemblea degli azionisti ha sintetizzato così la promessa di Meta: “Nel prossimo futuro vogliamo arrivare a un mondo in cui qualsiasi azienda potrà dirci solo cosa vuole ottenere (vendere un prodotto o acquisire clienti), quanto vuole spendere per risultato e collegare il conto bancario. A tutto il resto penseremo noi”.

L’impatto più evidente sarà probabilmente per le piccole e medie imprese, che costituiscono la maggior parte degli inserzionisti sulle piattaforme Meta. Per aziende senza budget per agenzie creative o campagne strutturate, poter lanciare in pochi minuti una pubblicità visiva su misura rappresenta un’enorme opportunità.

Ma non tutti vedono questo scenario con entusiasmo. Alcuni grandi brand sono più scettici, temendo che cedere ulteriore controllo creativo a Meta significhi omologare il proprio messaggio, rinunciare a una comunicazione autentica o distintiva.

Soprattutto temono che le creatività generate dall’IA non abbiano la stessa qualità, lo stesso “tocco umano” a cui l’industria della pubblicità ci ha abituati.

Non è una paura infondata. La qualità delle immagini e dei video generati automaticamente è ancora un limite concreto. In molti casi, le aziende che usano generatori visuali lamentano output distorti, surreali, o poco utilizzabili senza interventi manuali significativi. Un problema che si aggrava se l’output deve essere prodotto in tempo reale, su larga scala e per pubblici differenti.

L’ecosistema aperto di Meta

Nel frattempo, Meta sta valutando anche come integrare nella sua piattaforma pubblicitaria strumenti terzi già molto diffusi tra le aziende più creative.

Sono in molti, infatti, a utilizzare soluzioni esterne come Midjourney o DALL·E di OpenAI per costruire immagini accattivanti, poi impiegate anche negli annunci pubblicati su Facebook e Instagram. Anziché combattere queste pratiche, Meta sembra volerle inglobare, offrendo un sistema capace di orchestrare tutto all’interno del suo ecosistema.

Dietro le quinte, però, tutto questo richiede una potenza computazionale enorme e, secondo le fonti, la creazione di modelli personalizzati per ciascun brand, capaci di “capire” non solo l’identità visiva, ma anche il tono e la missione del marchio.

Una sfida tecnologica e infrastrutturale imponente ma che Meta considera necessaria per restare dominante in un mercato pubblicitario sempre più frammentato e automatizzato.

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