Meta spenderà 65 milioni nelle elezioni americane per fermare le leggi sull’IA

da | 19 Feb 2026 | Politica

Riassunto IA
  • Meta investirà 65 milioni di dollari nel 2026 attraverso quattro super PAC per sostenere candidati favorevoli all’IA nelle elezioni statali.
  • L’operazione, bipartisan per struttura e dichiaratamente finalizzata a bloccare normative statali sull’IA, rappresenta il più grande investimento elettorale nella storia dell’azienda.
  • La strategia punta sui parlamenti statali, dove la spesa elettorale è contenuta e l’influenza potenzialmente alta.
Tempo di lettura: 4 minuti

Sessantacinque milioni di dollari, quattro super PAC, due stati come prima mossa. Meta ha deciso di entrare nella politica americana con un’intensità senza precedenti nella sua storia, e lo fa con una logica precisa: finanziare i legislatori statali giusti prima che approvino leggi sbagliate. Sbagliate, ovviamente, dal punto di vista dell’azienda di Menlo Park.

Il salto è netto rispetto al passato. Per anni Meta si era limitata a piccole donazioni attraverso un comitato aziendale, qualche contributo alle inaugurazioni presidenziali, e la libertà concessa a dirigenti come Sheryl Sandberg di sostenere candidati a titolo personale. Ora l’azienda scende in campo direttamente, con strutture proprie e obiettivi dichiarati.

Il motore di questa svolta è la preoccupazione per la regolamentazione dell’IA. Negli ultimi anni diversi stati americani hanno iniziato a legiferare in autonomia sull’intelligenza artificiale, producendo un panorama normativo frammentato che le aziende del settore temono come una delle minacce più concrete alla loro libertà operativa.

Meta ha scelto di affrontarla alla radice: non aspettando le leggi per combatterle in tribunale ma cercando di condizionare chi quelle leggi le scrive.

Lo scacchiere statale

Intervenire nelle elezioni statali è più conveniente che farlo a livello federale: i collegi sono più piccoli, le campagne meno costose, e lo stesso budget può coprire molti più fronti. Sessantacinque milioni di dollari, distribuiti su decine di gare locali, valgono molto di più di quanto potrebbero valere in una corsa al Congresso o alla Casa Bianca.

Come avevamo raccontato lo scorso settembre, Meta aveva già mosso i primi passi in questa direzione creando un super PAC californiano (Mobilizing Economic Transformation Across California, il cui acronimo non casualmente è META California), per influenzare la legislatura dello stato con le norme più severe d’America in materia di intelligenza artificiale. Quella era stata una mossa isolata, quasi sperimentale. Ora l’architettura si amplia.

I nuovi super PAC si aggiungono ai due già esistenti, portando il totale a quattro strutture coordinate. Due coprono gli schieramenti politici (Forge the Future Project per i Repubblicani, Making Our Tomorrow per i Democratici), mentre le altre due operano su base geografica.  Il tutto fa capo, attraverso passaggi documentati nei registri federali, a un’unica entità finanziaria centrale: l’American Technology Excellence Project, nel quale Meta ha già versato 45 milioni di dollari.

Vale la pena ricordare cosa sono i super PAC per i lettori meno familiari con il sistema americano: sono comitati nati dopo la sentenza Citizens United del 2010, che consente loro di raccogliere e spendere somme illimitate da aziende, sindacati o privati, purché non vi sia coordinamento diretto con i candidati.

In teoria un’estensione della libertà di parola, nei fatti uno strumento di influenza politica senza tetto di spesa.

Texas: dove i data center diventano politica

Il Texas è il primo fronte concreto di questa campagna. Meta vi ha tre progetti di data center in corso e il territorio non è privo di tensioni. Questo mese il senatore statale repubblicano Paul Bettencourt ha minacciato azioni legali contro la contea di Hood, a sud-ovest di Fort Worth, dove i commissari locali avevano discusso una proposta di moratoria sui nuovi data center.

È esattamente il tipo di conflitto che Meta vuole prevenire sul piano politico prima che si trasformi in ostacolo legale o normativo. Forge the Future Project, guidato dallo stratega repubblicano Brian Baker, figura vicina a Zuckerberg, è pronto a sostenere i candidati favorevoli con pubblicità e attività di mobilitazione al voto. L’obiettivo dichiarato è “elevare i leader repubblicani che hanno dimostrato un forte impegno nel sostenere il futuro tecnologico americano”.

Il nesso tra infrastruttura fisica e politica locale è uno dei temi che torneranno con più forza nel dibattito sull’IA nei prossimi anni. I data center consumano energia, acqua e territorio. Le comunità locali reagiscono. E le aziende che li costruiscono imparano in fretta che il consenso politico sul territorio vale quanto, se non più, quello nei palazzi istituzionali.

Lo sforzi bipartisan di Meta

L’elemento più rivelatore di questa operazione non è l’entità della spesa ma la sua struttura simmetrica. Meta finanzia contemporaneamente Repubblicani e Democratici attraverso due super PAC distinti, con messaggi calibrati per ciascun pubblico.

Forge the Future Project parla di “vantaggio competitivo globale” e “futuro tecnologico americano”. Making Our Tomorrow promette di “eleggere democratici che sostengano le politiche e le tecnologie che creano opportunità per tutti”. Stessa azienda, stessa agenda. Due narrazioni costruite su misura per due elettorati diversi.

In Illinois, dove Meta ha acquistato energia da una centrale nucleare e dove la legislatura a guida democratica ha già approvato alcune norme sull’IA, Making Our Tomorrow inizierà a spendere in almeno quattro gare per la Camera dei Rappresentanti statale, con annunci digitali e materiale promozionale inviato per posta agli elettori.

Il governatore JB Pritzker ha già firmato alcune di queste leggi. L’obiettivo implicito è modificare la composizione del parlamento statale prima che ne arrivino altre.

Questo approccio bipartisan non è una novità assoluta nel settore tech ma Meta lo porta a un livello di sistematicità inedito. La difesa degli interessi industriali sull’IA si rivela, nei fatti, un interesse che trascende le appartenenze politiche e che Meta è disposta a finanziare senza imbarazzo e senza scegliere da che parte stare.

Una svolta che va oltre l’IA

Quello che emerge da questa operazione è un cambiamento strutturale nel rapporto tra Meta e la politica americana. L’azienda non si limita più a fare lobbying o a contribuire a coalizioni di settore: costruisce proprie strutture politiche, le finanzia con decine di milioni, e le mantiene formalmente separate dalla casa madre.

Ma sono chiaramente riconducibili ad essa, come dimostrano i documenti fiscali e, in Texas, persino il nome del comitato: “Forge the Future Project With Meta”.

Questa mossa si inserisce in una traiettoria più ampia. Come avevamo documentato in settembre, il super PAC californiano era già nato in un contesto di pressioni crescenti sulla legislazione statale, con Meta che sceglieva di agire da sola mentre altri attori del settore si muovevano in coalizione. La struttura attuale è la versione scalata e nazionale di quella scommessa.

L’investimento da 65 milioni è il più grande della storia politica di Meta. Ma la cifra, da sola, racconta solo una parte della storia. Quello che conta è il modello: un’azienda privata che costruisce un’infrastruttura politica bipartisan, permanente e replicabile, per difendere i propri interessi normativi stato per stato.

È una strategia che, se funzionerà in Texas e Illinois, non resterà confinata a queste due primarie.

Fonte: Ney York Times

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