In America sarà l’IA a decidere sulle cure del Medicare

by | 1 Set 2025 | IA

Foto: Medicare.gov
Tempo di lettura: 3 minuti

Negli Stati Uniti il sistema sanitario funziona in modo molto diverso da quello italiano. Da noi esiste il Servizio Sanitario Nazionale, una mutua che garantisce copertura universale e a basso prezzo, finanziata dalle tasse. In America, invece, l’assistenza sanitaria è perlopiù privata, legata a polizze assicurative spesso pagate dai datori di lavoro.

L’unica grande eccezione pubblica è il Medicare, un programma federale che offre copertura sanitaria agli over 65 e a molte persone con disabilità. Non si tratta di un sistema universale ma di una rete di tutele riservata a precise categorie: chi ne è escluso deve affidarsi al mercato delle assicurazioni, con costi che stanno diventando sempre più proibitivi.

Ecco perché la notizia che gli Stati Uniti introdurranno l’intelligenza artificiale nei processi decisionali del Medicare sta sollevando un’ondata di polemiche.

Per la prima volta, infatti, sarà un algoritmo a stabilire se un paziente ha diritto a determinate cure o interventi. Il progetto pilota, chiamato Wasteful and Inappropriate Service Reduction Model (WISeR, acronimo traducibile in “più saggio”), partirà a gennaio in sei stati e durerà sei anni.

Come funzionerà il nuovo modello

Il cuore del piano è il meccanismo di prior authorization, cioè l’autorizzazione preventiva delle cure. Finora questa pratica era tipica delle assicurazioni private, accusate spesso di ritardare o negare trattamenti necessari per risparmiare sui rimborsi.

Ora il governo federale intende affidarsi a società di intelligenza artificiale private che analizzeranno le cartelle cliniche per verificare se le procedure richieste rientrano tra quelle considerate appropriate. L’IA potrà ad esempio valutare se un’operazione alla schiena è giustificata solo dopo che il paziente ha provato la fisioterapia o effettuato una risonanza magnetica.

Ufficialmente, lo strumento sarà applicato a una dozzina di interventi giudicati costosi e poco efficaci: dispositivi per l’incontinenza, fusioni cervicali, iniezioni di steroidi, stimolatori nervosi selezionati e la diagnosi o il trattamento dell’impotenza.

Secondo i Centers for Medicare and Medicaid Services (CMS), nessun algoritmo potrà decidere da solo: l’ultima parola spetterà sempre a un medico abilitato. Ma i contratti prevedono che le aziende vengano pagate con una quota dei risparmi ottenuti dai rigetti: un incentivo che, sostengono i critici, moltiplicherà i rifiuti.

Il Medicare e la “china scivolosa”

Il governo promette miliardi di dollari di risparmi in sei anni, facendo leva sullo spreco di risorse documentato in passato. Inevitabile in qualsiasi sistema sanitario, privato come nazionalizzato.

Ma i detrattori dell’iniziativa avvertono: oggi l’IA si concentrerà solo su procedure marginali, domani il perimetro potrebbe allargarsi. È la classica “china scivolosa” che rischia di importare nel sistema pubblico le stesse pratiche che hanno reso odiate le assicurazioni private.

Non a caso, l’American Medical Association ha bollato l’autorizzazione preventiva come «una delle richieste amministrative più gravose e dirompenti» per i medici. La maggior parte dei pazienti che fa ricorso contro i rifiuti riesce a vincere, ma pochissimi hanno la forza di affrontare il percorso burocratico.

Contro il progetto si sono schierati i parlamentari democratici, associazioni mediche e gruppi di pazienti. Alexandria Ocasio-Cortez, deputata di New York, ha parlato di «un diritto di veto affidato a società a scopo di lucro che apre la porta a un’ulteriore erosione del Medicare».

Molti cittadini temono che questa sia la “porta sul retro” per privatizzare un programma che per milioni di americani rappresenta l’unico baluardo contro i costi esorbitanti della sanità privata.

Tant’è che Neil Patil, analista di Medicare ed ex ricercatore a Georgetown, lo ha sintetizzato con una frase: «È sorprendente che si voglia importare nel sistema pubblico l’aspetto più impopolare del Medicare Advantage». Cioè la versione privata del programma Medicare affidata alle compagnie assicurative.

Il precedente UnitedHealth e la rabbia sociale

La dichiarazione di Patil apre inevitabilmente a un parallelo con quanto accaduto pochi mesi fa a New York, quando Brian Thompson, CEO di UnitedHealthcare, è stato ucciso da Luigi Mangione.

Secondo i procuratori, l’assassino nutriva un rancore profondo verso le assicurazioni private, accusate di speculare sui pazienti ritardando o negando cure necessarie. UnitedHealthcare era infatti  finita nel mirino per l’uso esteso proprio della succitata prior authorization, che consente di respingere in blocco le richieste di rimborso o interrompere trattamenti già avviati.

Ridurre l’episodio alla follia di un singolo sarebbe però fuorviante, in quanto l’omicidio ha messo a nudo un malessere più ampio: in tutto il Paese cresce da anni una rabbia collettiva contro un sistema sanitario percepito come opaco e spietato.

La reazione del settore lo conferma: dopo l’uccisione di Thompson, UnitedHealth ha rimosso dal sito web la pagina dedicata ai dirigenti, e altre compagnie come Elevance, Blue Cross Blue Shield, Centene e CVS/Aetna hanno cancellato biografie e immagini dei vertici. Alcune, come Medica, sono arrivate persino a chiudere uffici per motivi di sicurezza.

La furia di Mangione, dunque, non è stata un episodio isolato ma l’esplosione più violenta di una tensione diffusa. Un terreno di risentimento che rende ancora più controversa la decisione del governo di introdurre nel Medicare pubblico gli stessi strumenti contestati alle assicurazioni private.

Il nuovo progetto pilota rischia infatti di istituzionalizzare quel modello: un sistema in cui la riduzione dei costi passa per aziende private incentivate economicamente a negare prestazioni.

Per questo medici, pazienti e parlamentari denunciano un pericolo evidente: la possibilità che il Medicare finisca per replicare, nel settore pubblico, la stessa macchina di rifiuti che già esaspera milioni di cittadini. Con il rischio concreto di alimentare ulteriormente una rabbia sociale che in America pare sul punto di esplodere.

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