Matthew McConaughey ha deciso di brevettare sé stesso. Negli ultimi mesi la star di Interstellar e Magic Mike ha infatti ottenuto otto registrazioni di marchio presso l’U.S. Patent and Trademark Office: video in cui guarda in camera, sorride, parla, e l’audio della sua iconica battuta “Alright, alright, alright”.
Non è vanità, è strategia legale. “Vogliamo creare un perimetro chiaro attorno alla proprietà, con il consenso e l’attribuzione come norma nel mondo dell’IA”, ha spiegato l’attore. Si tratta di una mossa a nostra memoria senza precedenti nell’industria dell’intrattenimento, pensata per portare eventuali violatori davanti a un tribunale federale.
Il problema è noto: le normative statali sul diritto di pubblicità proteggono gli artisti dallo sfruttamento commerciale non autorizzato della loro immagine, ma il perimetro di ciò che è “commerciale” si fa sempre più sfumato.
Un deepfake di McConaughey che non vende nulla ma raccoglie milioni di visualizzazioni monetizzate con la pubblicità rientra nella fattispecie? “Non abbiamo regole cristalline”, ammette Mark McKenna, professore di proprietà intellettuale alla UCLA.
È in questa zona grigia che proliferano i falsi generati dall’IA, e che gli strumenti giuridici tradizionali mostrano la corda. La registrazione federale del marchio, secondo gli avvocati dell’attore, offre un’arma in più: la possibilità di agire nelle corti federali con un titolo formalmente riconosciuto.
Hollywood cerca risposte, la politica latita
McConaughey non è il primo a ritrovarsi un clone digitale non autorizzato, ma è il primo a trasformare la propria identità in uno scudo legale. Tom Hanks e Taylor Swift, ad esempio, hanno già dovuto fare i conti con video e audio falsi che circolano in rete.
Gli scioperi di Hollywood del 2023 avevano messo la questione dei cloni IA al centro delle trattative sindacali, strappando alcune tutele contrattuali.
Sul fronte legislativo il panorama resta però desolante: un disegno di legge federale che vieterebbe le repliche generate dall’IA senza consenso è stato presentato al Congresso nel 2024, ma da allora non è mai stato votato né alla Camera né al Senato. Nel vuoto lasciato dalla politica, i singoli si arrangiano.
Il paradosso del McConaughey investitore
La mossa di McConaughey, per i più informati, può sembrare incoerente. L’attore ha infatti annunciato recentemente una partnership con ElevenLabs, azienda specializzata proprio nella clonazione vocale tramite IA, per produrre una versione in spagnolo della sua newsletter.
Di più: McConaughey è investitore nella stessa ElevenLabs, così come il suo avvocato Kevin Yorn attraverso un fondo di venture capital.
Il messaggio è allora chiaro: l’intelligenza artificiale non è il nemico, lo è l’uso non autorizzato. La distinzione tra collaborazione consensuale e appropriazione indebita è esattamente il “perimetro” che l’attore vuole tracciare. Chi usa la sua voce o il suo volto deve avere il suo via libera, punto.
Un precedente o un esperimento?
Gli stessi legali di McConaughey ammettono che l’esito di un’eventuale causa è tutt’altro che scontato. “Non so cosa deciderà un tribunale alla fine. Ma dobbiamo almeno provare”, riconosce Yorn, che tra i suoi clienti annovera Scarlett Johansson e Zoe Saldaña.
Il valore della strategia, per ora, è soprattutto deterrente e simbolico: dimostrare che esistono strumenti per reagire, in attesa che il legislatore si decida a intervenire. .
Se altri attori seguiranno l’esempio, il trademark personale potrebbe diventare prassi difensiva standard nell’era dei deepfake.
Fonte: The Wall Street Journal


