Così lontano, così vicino. Il pianeta rosso, che da sempre esercita un’attrazione irresistibile per l’umanità, pare il prossimo candidato per la nostra conquista dello spazio, anche per via delle vaste riserve d’acqua appena scoperte. Questo, nonostante ci siano ancora numerosi problemi tecnici irrisolti per garantire la sicurezza dei futuri astronauti una volta su Marte.
E nonostante, soprattutto, oggi stiamo facendo fatica persino a far atterrare le sonde sulla Luna, in un inspiegabile passo indietro tecnologico. Della serie: se siamo riusciti nel 1969 e portare a termine la missione Apollo 11, come mai stiamo avendo così tanti problemi con la tecnologia di 55 anni dopo?
Non è però questa la sede per parlarne, perché oggi vogliamo commentare il fatto che NASA ha aperto la porta a missioni private verso Marte, segnando un nuovo capitolo nell’esplorazione spaziale. La richiesta che il Jet Propulsion Laboratory di NASA ha rivolto ai privati in questi giorni, dal titolo “Exploring Mars Together: Commercial Services Studies” (“Esplorare Marte Insieme: Studi sui Servizi Commerciali”), la dice lunga.
L’obiettivo è chiaro: invitare l’industria spaziale privata americana a presentare proposte su come potrebbero realizzare alcune delle missioni immaginate su Marte. Il documento diffuso da NASA offre una visione suggestiva, parlando di “missioni più frequenti e a costi più bassi” nei prossimi due decenni, mirando a “scienza ed esplorazione convincenti per una comunità più ampia”.
Questo piano ambizioso prevede una collaborazione sinergica tra il governo e l’industria statunitense, sfruttando le tecnologie e i servizi commerciali esistenti e in via di sviluppo, per ridurre drasticamente i costi complessivi e rafforzare la posizione degli Stati Uniti nell’esplorazione dello spazio profondo.
Il futuro delineato da NASA rappresenta un insieme di opportunità per le aziende aerospaziali. Il budget è di 200.000 dollari per lo studio di una missione, che sale fino a 300.000 dollari per due. In questo modo NASA vuole dimostrare il suo impegno a investire in analisi approfondite. Le missioni variano dalla consegna di carichi di piccole e grandi dimensioni nell’orbita marziana a servizi di imaging, fino a servizi di comunicazioni tra Marte e la Terra.
L’annuncio conferma il significativo cambiamento della strategia di NASA, che la vuole passare dal modello tradizionale, che la vede proprietaria esclusiva di razzi e astronavi, a uno orientato ai servizi. Il che è ciò che sta già accadendo col programma lunare, che si avvale di mezzi sviluppati e gestiti da aziende private come SpaceX, Astrobotic, Intuitive Machines e Firefly.
In cambio dell’accettazione di un rischio di fallimento maggiore, come nella recente missione di Astrobotic, NASA ottiene due vantaggi: prezzi molto più bassi e un’industria spaziale commerciale sempre più vivace, capace di fare più scienza e più esplorazione.
Il “bando” di NASA è anche un modo per testare la possibilità di aggiornare la sua flotta. Ad esempio, l’orbiter Mars Reconnaissance è sul pianeta rosso dal 2006, fornendo funzioni quali imaging ad alta risoluzione e l’invio di comunicazioni verso la Terra dalla superficie del pianeta rosso. NASA vorrebbe capire se i fornitori commerciali potrebbero subentrare nella gestione di alcune di queste funzioni.
È da notare che al momento NASA non sta cercando un lander commerciale per Marte. Questa mossa potrebbe essere un po’ troppo ambiziosa, al momento, e probabilmente limiterebbe a solo poche aziende come SpaceX e Lockheed Martin il numero dei potenziali candidati.


