Le mani sono l’ultimo ostacolo per i robot umanoidi

da | 27 Ott 2025 | Tecnologia

Foto: Ed Whitman/JHUAPL

C’è un ostacolo ancora insormontabile che frena la corsa dei robot umanoidi verso le fabbriche di tutto il mondo: le mani.

Elon Musk lo chiama “the hands problem”, il problema delle mani. Perché un corpo che cammina, parla e solleva pesi non basta: senza dita capaci di afferrare, dosare la forza o riconoscere un oggetto al tatto, la robotica rimane incompleta.

Eppure, perdonateci il gioco di parole, mai come oggi la sfida sembra a portata di mano. Aziende come Tesla e Boston Dynamics, insieme a università come la Northwestern e la Columbia, stanno cercando di creare l’equivalente meccanico della mano umana, sostituendo muscoli e pelle con motori e sensori.

Kevin Lynch, del Center for Robotics and Biosystems della Northwestern University, ha fissato l’obiettivo: “Ci siamo dati dieci anni per arrivare a una mano dotata di destrezza, funzionale e capace di fare alcune delle cose che fanno gli esseri umani. Non sarà certo l’anno prossimo”.

Il traguardo insomma è ormai solamente ambizioso, non più fantascientifico.

Dentro il laboratorio

Nel laboratorio di Lynch, un paio di mani della britannica Shadow Robot viene usato come base per creare versioni più sofisticate.

I test, oggi, ricordano i giochi di un bambino: impilare anelli di plastica o far cadere cubi in una tazza. Operazioni banali ma fondamentali per insegnare la coordinazione fine.

Le mani sono alimentate da motori grandi quanto una lattina di caffè, mentre le punte delle dita contengono sensori che registrano le variazioni elettriche di un fluido sotto la pelle artificiale. È così che il robot “sente” la differenza tra un oggetto liscio e uno ruvido, tra un cubo e un anello.

Secondo Lynch, la mano robotica del futuro dovrà moltiplicare i sensori per imitare davvero la sensibilità umana. Un semplice gesto come tenere una matita richiede, infatti, un complesso equilibrio di pressioni e contatti distribuiti lungo più dita.

Tre dita, quattro o cinque?

Se Tesla con il suo Optimus riconosce che le mani sono “la parte più difficile” del progetto, Boston Dynamics ha scelto un’altra strada. Le mani del suo Atlas, dotate di tre dita, possono sollevare scatole o impugnare oggetti grazie a un dito che funge da pollice rotante.

“Una mano robotica deve bilanciare forza, destrezza, snellezza e robustezza”, spiega Alberto Rodriguez, direttore della strategia per il comportamento robotico di Atlas. “Aumentare una caratteristica significa inevitabilmente ridurne un’altra.”

Alla Columbia University, invece, il professor Matei Ciocarlie e il suo team hanno sviluppato una mano a quattro dita capace di riconoscere gli oggetti solo toccandoli, senza l’aiuto della vista.

È così agile da riuscire a far ruotare un delicato cilindro di carta senza schiacciarlo, anche se a volte l’oggetto sfugge dalla presa. Ma anche l’errore è prezioso: “Il robot, in sostanza, impara facendo”, spiega Ciocarlie.

Dalla fabbrica alla cura

Non tutti, però, inseguono l’anatomia umana. A San Francisco, l’azienda MicroFactory ha scelto la semplicità: un robot da 5.000 dollari con due braccia, una equipaggiata con utensili e l’altra con una pinza a due dita.

È sufficiente per compiti come saldare, avvitare o rimuovere pellicole protettive durante l’assemblaggio di dispositivi elettronici. È la prova che la funzionalità, oggi, è ancora più importante della somiglianza.

Ma la sfida della mano non riguarda solo le fabbriche. Una mano robotica capace di manipolare oggetti fragili o assistere persone potrebbe rivoluzionare anche la cura agli anziani e la riabilitazione.

Perché rifare ciò che già esiste?

Le difficoltà nel riprodurre la mano umana portano inevitabilmente a chiedersi perché farlo, visto che quella reale esiste già. La risposta è economica e culturale.

Ed Colgate, che guida il consorzio per le mani robotiche alla Northwestern, spiega che “la carenza di lavoratori nei settori industriali e dell’assistenza sta spingendo la ricerca verso alternative meccaniche”.

Ma non solo: creare una mano artificiale in grado di replicare quella umana potrebbe permettere anche alle piccole imprese di prosperare, nello stesso modo in cui i personal computer hanno reso accessibile la potenza dei mainframe.

La mano, insomma, non è allora solo un obiettivo tecnico ma il simbolo di un nuovo step evolutivo. Il giorno in cui un robot potrà davvero tenere una matita come noi, scrivere o accarezzare, la rivoluzione degli umanoidi sarà iniziata per davvero.

Fonte: Wall Street Journal

POTREBBE INTERESSARTI

Sam Altman World

Sam Altman trasforma World in una super app

Pagamenti in criptovalute e chat cifrata: la sfida a Elon Musk e a X per diventare l’“everything app” è lanciata.

Nvidia

Nvidia introduce la geolocalizzazione per regolare l’export delle sue GPU

Con i casi di contrabbando in aumento e il via libera di Trump agli H200 in Cina, la tracciabilità delle GPU diventa una questione geopolitica.

Jared Kushner Netflix

La destra MAGA attacca l’accordo tra Netflix e Warner Bros.

Gli influencer di destra americani attaccano i legami tra Netflix e gli Obama. Trump dovrà decidere sulla controfferta di Paramount, che però vede nella cordata il suo...
Zuckerberg Meta glasses

Meta valuta tagli fino al 30% al budget del Metaverso per il 2026

Meta starebbe considerando di ridurre del 30% il budget assegnato ai suoi sforzi per il metaverso nel 2026, così da allocare più risorse all’IA.

Sam Altman OpenAI

Sam Altman esplora l’acquisto di Stoke Space e lancia la sfida a SpaceX per data center in orbita

Sam Altman sta valutando la possibilità di costruire o acquisire un’azienda di razzi, con l’obiettivo di spedire i data center nell’orbita terrestre.

X Elon Musk

Elon Musk vuole ancora trasformare X in una sorta di WeChat++

Elon Musk vuole ancora trasformare il suo social X, l’ex-Twitter, in una sorta di super app in stile WeChat++.

Waymo

Il curioso caso del taxi Waymo che voleva assistere a un arresto

Un taxi Waymo finisce nel mezzo di un intervento della polizia a Los Angeles, arricchendo il suo curriculum di situazioni improbabili.

McDermitt Caldera litio

Sotto un supervulcano USA c’è il più grande deposito di litio del mondo

Tra Nevada e Oregon, è stato scoperto un deposito di litio senza precedenti. È valutato 1,5 trilioni di dollari ma lo sfruttamento pone il solito rebus sociale ed...
social

Gli americani abbandonano X e premiano TikTok e Reddit

Il nuovo report del Pew Research Center mostra un panorama social sempre più diviso, con impatti anche sui modelli di intelligenza artificiale.

Alibaba Quark AI Glasses

Alibaba entra nella corsa agli occhiali smart con i Quark

Funzioni quotidiane, design discreto e un obiettivo: usare l’IA per ridisegnare la concorrenza nell’e-commerce cinese.

Share This