L’UE alza le barriere contro la Cina

by | 19 Nov 2024 | Tech War

Tempo di lettura: 2 minuti

L’Unione Europea è pronta a introdurre nuove misure per limitare la dipendenza tecnologica dalla Cina e proteggere le proprie aziende nel settore delle tecnologie pulite.

Secondo quanto riporta il Fincial Times, Bruxelles chiederà alle imprese cinesi di trasferire proprietà intellettuale alle aziende europee e localizzare parte della loro produzione in Europa per accedere ai generosi sussidi dell’UE.

La prima applicazione di questa nuova strategia arriverà a dicembre, quando verrà messo al bando 1 miliardo di euro in finanziamenti per lo sviluppo di batterie.

Il progetto pilota, secondo alti funzionari dell’UE, potrebbe essere esteso ad altri ambiti legati alle tecnologie verdi, segnando un cambiamento epocale nelle politiche commerciali europee.

Il modello cinese applicato all’Europa

Questa nuova linea, che si ispira in parte alle pratiche commerciali adottate dalla Cina, mira a riequilibrare la concorrenza globale.

Pechino, infatti, ha a lungo imposto alle aziende straniere che operano sul proprio territorio di condividere proprietà intellettuale e tecnologia per accedere al mercato cinese.

Ora Bruxelles sembra determinata a ribaltare questa logica, proteggendo le sue aziende da importazioni a basso costo che rischiano di minare gli standard ambientali e industriali europei.

Gli stessi criteri sono già visibili in altre iniziative: l’UE ha recentemente imposto dazi fino al 35% sui veicoli elettrici cinesi e ha ridotto al 25% la quota di componenti cinesi ammessa negli elettrolizzatori sovvenzionati per la produzione di idrogeno.

La sfida di Trump e l’incognita delle importazioni cinesi

La mossa arriva anche in un contesto geopolitico complesso. L’elezione di Donald Trump, che ha promesso tariffe del 60% sulle esportazioni cinesi, potrebbe spingere Pechino a reindirizzare le sue merci verso l’Europa.

Per Bruxelles, però, questo scenario comporta il rischio di un’invasione di prodotti a basso costo, che potrebbe mettere ulteriormente in difficoltà le imprese del Vecchio Continente.

Un diplomatico europeo ha sintetizzato la sfida: “Se vogliamo collaborare con Trump su alcune delle sue politiche, dobbiamo decidere come comportarci con la Cina”.

Gli fa eco Elisabetta Cornago, esperta del Centre for European Reform, che sottolinea la necessità di rafforzare le difese commerciali: “L’UE sta cercando di prevenire un possibile flusso massiccio di merci cinesi reindirizzate verso il mercato europeo”.

Un’Europa ancora vulnerabile

La pressione dell’UE ha già prodotto alcuni risultati. Aziende come CATL, il maggiore produttore mondiale di batterie, hanno investito miliardi di euro in gigafabbriche in Germania e Ungheria.

Anche Envision Energy, con sede a Shanghai, sta investendo centinaia di milioni di euro in Spagna e Francia. Ma il governo cinese ha messo in guardia le sue imprese dal fare eccessivi investimenti in Europa, citando l’instabilità politica a Bruxelles.

Nonostante gli sforzi, comunque, l’autonomia tecnologica dell’Europa resta fragile. Northvolt, il principale produttore europeo di batterie con sede in Svezia, è sull’orlo della bancarotta a causa delle difficoltà nel sostenere i costi di produzione e aumentare la capacità.

La nuova strategia dell’UE rappresenta dunque un passo deciso verso una maggiore protezione più forte delle imprese locali. Ma la sfida è complessa: Bruxelles dovrà bilanciare le pressioni geopolitiche, la transizione ecologica e la sostenibilità economica di un’economia che rischia di essere schiacciata tra la concorrenza cinese e le proprie ambizioni climatiche.

Chiudiamo con un’amara constatazione. Una volta era la Cina che aveva bisogno di entrare in possesso delle proprietà intellettuali occidentali. Oggi accade il contrario.

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