Trump smorza le polemiche dopo l’incontro con Lip-Bu Tan

by | 11 Ago 2025 | Politica, Tecnologia

Tempo di lettura: 4 minuti

Aggiornamento: Donald Trump sembra aver ammorbidito la propria posizione nei confronti dell’amministratore delegato di Intel.

Ieri sera, dopo l’incontro alla Casa Bianca con Lip-Bu Tan, il segretario al Tesoro Scott Bessent e il segretario al Commercio Howard Lutnick, Trump ha definito il colloquio “molto interessante” e ha elogiato il percorso professionale del manager.

“Il successo e l’ascesa del signor Tan sono una storia straordinaria. Il signor Tan e i membri del mio Gabinetto trascorreranno del tempo insieme e mi porteranno proposte durante la prossima settimana”, ha scritto Trump su Truth Social, segnando un cambio di tono rispetto alla dura presa di posizione della scorsa settimana, quando aveva chiesto “immediate” dimissioni del CEO per presunti legami con aziende cinesi.

Tan, che in passato ha guidato Cadence Design Systems, azienda che a luglio ha patteggiato un’ammenda per presunte esportazioni illegali verso la Cina, ha ribadito in un messaggio ai dipendenti l’impegno a “collaborare con l’amministrazione per affrontare le questioni sollevate e garantire che disponga dei fatti”.

Ha poi aggiunto: “Condivido pienamente l’impegno del presidente a rafforzare la sicurezza nazionale ed economica degli Stati Uniti, apprezzo la sua leadership per promuovere queste priorità e sono orgoglioso di guidare un’azienda così centrale per questi obiettivi”.

Secondo diversi osservatori, il rapido riavvicinamento con la Casa Bianca segue la strategia già adottata da altri leader della Silicon Valley, come Tim Cook di Apple, per gestire l’esposizione diretta alle prese di posizione di Trump.

Come ha commentato un consulente a Axios, “ogni azienda è a un solo post su Truth Social dal finire nel mirino politico”.


Notizia originale: Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha deciso di convocare stasera alla Casa Bianca Lip-Bu Tan, amministratore delegato di Intel, dopo averne pubblicamente chiesto le dimissioni per presunti legami con aziende cinesi.

La decisione arriva a pochi giorni da un post infuocato su Truth Social, in cui Trump ha scritto: “Il CEO di INTEL è fortemente in conflitto e deve dimettersi immediatamente. Non c’è altra soluzione a questo problema”.

La presa di posizione di Trump è arrivata il giorno dopo che il senatore repubblicano Tom Cotton aveva diffuso una lettera al presidente del consiglio di amministrazione di Intel, Frank Yeary, esprimendo preoccupazioni per i rapporti di Tan con la Cina.

Sullo sfondo, l’attenzione dell’amministrazione verso le filiere strategiche e la spinta a riportare la produzione di semiconduttori sul suolo americano.

Un incontro ad alto tasso politico

Secondo fonti vicine alla vicenda, oggi Tan avrà con Trump un colloquio a tutto campo, con l’obiettivo di spiegare il proprio percorso personale e professionale, ma anche di sondare possibili forme di collaborazione tra Intel e il governo federale.

Il CEO, secondo il Wall Street Journal, punterà a convincere il presidente della propria lealtà, sottolineando l’importanza di mantenere le capacità produttive di Intel come una questione di sicurezza nazionale.

La vicenda s’inserisce in una strategia più ampia con cui Trump sta esercitando pressioni sulle aziende statunitensi, chiedendo di assorbire i costi dei dazi e di stringere rapporti commerciali con alleati politici.

Solo il giorno prima dell’attacco a Tan, il presidente aveva concesso un’esenzione dai nuovi dazi sui semiconduttori a colossi tecnologici come Apple, a patto che aumentino gli investimenti negli Stati Uniti.

Il nodo Cadence e gli investimenti in Cina

Le accuse nei confronti di Tan hanno radici nelle sue esperienze precedenti. Nato in Malesia e naturalizzato statunitense, è stato a lungo alla guida di Cadence Design Systems, azienda che la scorsa settimana ha accettato di dichiararsi colpevole e di pagare oltre 140 milioni di dollari per risolvere accuse del Dipartimento di Giustizia.

Secondo l’accusa, l’azienda avrebbe venduto software di progettazione di chip a un’università militare cinese. A ciò si aggiungono gli investimenti di Tan in aziende cinesi, effettuati dalla sua società di venture capital.

Tan è arrivato al vertice di Intel lo scorso marzo, dopo l’uscita di Pat Gelsinger, accolto con favore dagli investitori grazie alla sua reputazione di “uomo del rilancio” e alle sue relazioni internazionali nel settore tecnologico. Ma i primi mesi sono stati segnati da attriti interni con membri del consiglio di amministrazione, incluso Yeary, a causa di divergenze sulla strategia aziendale.

La partita industriale di Intel

Intel, già sotto l’amministrazione Biden, aveva annunciato un piano di investimenti da 100 miliardi di dollari in cinque anni per rafforzare la produzione nazionale di chip, diventando il principale beneficiario dei fondi previsti dal Chips Act.

Tan ha però concentrato innanzitutto i suoi sforzi sul rilancio delle attività di fonderia, con l’obiettivo di attrarre clienti esterni e giustificare i costi elevati legati agli impianti produttivi. Gran parte dei ricavi di questo settore proviene però ancora dalla produzione interna di chip.

Alla fine di luglio, Intel ha comunicato che rallenterà ulteriormente la costruzione dei nuovi stabilimenti in Ohio, per allineare i lavori alla domanda di mercato. Una decisione che ha suscitato irritazione tra alcuni politici, tra cui il senatore repubblicano dell’Ohio Bernie Moreno.

La difesa di Lip-Bu Tan

In un messaggio ai dipendenti, Tan ha ribadito le proprie radici americane e il rispetto delle regole: “Gli Stati Uniti sono la mia casa da oltre 40 anni e Intel ha collaborato con l’amministrazione per garantire che abbiano i fatti. In oltre 40 anni di carriera nel settore, ho costruito relazioni in tutto il mondo e in tutto il nostro ecosistema diversificato. E ho sempre operato nel rispetto dei più alti standard legali ed etici”.

Parole che segnano il tentativo di chiudere un caso che, oltre a mettere in discussione la sua leadership, potrebbe trasformarsi in un banco di prova per il futuro di Intel nel delicato equilibrio tra geopolitica, tecnologia e potere economico.

Vedremo cosa ci troveremo a commentare domani: se il suo riavvicinamento a Trump o le sue dimissioni.

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