Charles Lieber è arrivato a Shenzhen con una valigia e un curriculum che pochi altri ricercatori al mondo possono vantare. Sessantasette anni, già considerato il miglior chimico del decennio nelle classifiche scientifiche internazionali del 2011, Lieber è uno dei massimi esperti mondiali di interfacce cervello-computer.
Sono dispositivi che collegano il tessuto neurale a sistemi elettronici, con applicazioni che vanno dal trattamento della SLA al ripristino della mobilità nei pazienti paralizzati. Ha trascorso trent’anni ad Harvard. Ne ha scontati due in prigione e sei ai domiciliari.
Nel dicembre 2021 una giuria federale americana lo ha dichiarato colpevole per false dichiarazioni agli investigatori sui suoi legami con il Thousand Talents Program, il programma statale cinese per reclutare scienziati dall’estero, e reati fiscali legati ai compensi ricevuti da un’università cinese. Multa da 50.000 dollari, 33.600 di risarcimento al fisco.
La pena detentiva è stata ridotta per ragioni di salute: durante il processo, la difesa aveva reso noto che Lieber stava combattendo un linfoma in remissione. Tre anni dopo la sentenza, Reuters ha ricostruito per la prima volta cosa fa oggi. Lieber dirige i-BRAIN, l’Institute for Brain Research, Advanced Interfaces and Neurotechnologies di Shenzhen, finanziato dallo Stato cinese. È il direttore fondatore e a disposizione ha risorse che ad Harvard non aveva mai avuto.
La macchina statale dietro i-BRAIN
i-BRAIN non è un laboratorio privato. È un’articolazione dello Shenzhen Medical Academy of Research and Translation (SMART), istituita nel 2023 e finanziata interamente dal governo di Shenzhen.
Il budget 2026 dell’accademia è cresciuto di quasi il 18% rispetto all’anno precedente, arrivando a circa 153 milioni di dollari. Accanto a SMART opera il Laboratorio della Baia di Shenzhen, giuridicamente separato ma con la stessa dirigenza e gli stessi uffici: al momento del suo lancio, nel 2019, aveva ricevuto dal governo locale un budget quinquennale di circa 2 miliardi di dollari.
Le due istituzioni condividono anche la sede fisica nella Guangming Science City, polo scientifico nazionale in costruzione a Shenzhen. I cartelli all’ingresso di SMART recitano: “Innovate with the Party”, dove “Party” sta per il Partito Comunista Cinese.
Come abbiamo raccontato a febbraio, la Cina sta costruendo intorno alle interfacce cervello-computer una strategia industriale coordinata: tabella di marcia ministeriale con scadenze al 2027 e al 2030, fondo settoriale da 1,6 miliardi di dollari annunciato a dicembre, oltre cinquanta sperimentazioni cliniche completate entro metà 2025.
Nel marzo 2026, il piano quinquennale ha inserito le interfacce cervello-computer tra le priorità nazionali di crescita. Zheng Shanjie, capo della Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma, ha dichiarato che questa tecnologia “sarà equivalente alla creazione di un altro settore cinese ad alta tecnologia nei prossimi dieci anni”. i-BRAIN si inserisce in questa cornice. Lieber ne è il volto scientifico più visibile e, agli occhi di Washington, il più problematico.
Le risorse che Harvard non poteva offrire a Lieber
La scelta di Shenzhen non è casuale. A febbraio, i-BRAIN ha installato un sistema di litografia a ultravioletti profondi prodotto da ASML, colosso olandese delle apparecchiature per semiconduttori. Sono macchinari che stampano i circuiti miniaturizzati alla base dei chip più avanzati.
Ad Harvard, Lieber utilizzava apparecchiature condivise con oltre 1.600 altri utenti del centro di nanofabbricazione universitario. Il modello installato a Shenzhen è due generazioni indietro rispetto a quelli soggetti alle restrizioni all’esportazione imposte dagli Stati Uniti, ma il suo valore si aggira comunque intorno ai 2 milioni di dollari. ASML ha comunicato a Reuters che non commenta i propri clienti.
Nello stesso campus, Lieber ha accesso al Brain Science Infrastructure Shenzhen, un laboratorio con 2.000 gabbie per primati e spazi dedicati alla ricerca di i-BRAIN. La sperimentazione sui primati non umani è considerata dalla comunità scientifica un passaggio obbligato prima degli esperimenti sull’uomo per le interfacce cerebrali invasive.
Ad Harvard, questa possibilità non esisteva: l’università aveva chiuso il suo centro di ricerca sui primati nel 2015, sotto la pressione delle critiche sul benessere animale e per difficoltà di finanziamento. A Shenzhen, i-BRAIN recluta attivamente ricercatori per studi sui macachi rhesus, con un annuncio del settembre 2025 che invitava i candidati a contattare direttamente Lieber.
Con lui si è trasferito anche Jung Min Lee, ricercatore che aveva co-firmato lavori sulla nanofabbricazione con Lieber ad Harvard, ora professore associato di ricerca a i-BRAIN. Lee è specializzato nell’integrazione di elettronica flessibile nel tessuto cerebrale.
John Donoghue, neuroscienziato della Brown University e pioniere del sistema BrainGate, ha detto a Reuters che capisce l’attrattiva: “Con tutti gli ostacoli alla ricerca sui primati qui, avere qualcuno che ti offra tutto questo supporto, accesso alla tecnologia, un centro concentrato e un’iniziativa nazionale, sono cose molto attraenti”.
Applicazioni militari e il vuoto della politica
La ragione per cui il ritorno di Lieber non è una questione puramente accademica è nella natura stessa della tecnologia che studia. Le interfacce cervello-computer hanno applicazioni mediche rilevanti, ma anche un potenziale militare che il Dipartimento della Difesa statunitense conosce bene.
Secondo il Pentagono, scienziati dell’Esercito Popolare di Liberazione cinese hanno già studiato queste interfacce come strumento per potenziare le capacità cognitive dei soldati, quali agilità mentale e consapevolezza situazionale.
La stessa DARPA, l’agenzia di ricerca avanzata del Pentagono, investe in interfacce cervello-computer per applicazioni nel campo dei droni e della difesa informatica. E i progetti di ricerca che Lieber guidava ad Harvard avevano ricevuto oltre 8 milioni di dollari di finanziamenti dal Dipartimento della Difesa dal 2009.
Il punto critico, come avevamo già evidenziato nel nostro approfondimento sull’ecosistema BCI cinese, è la strategia di fusione militare-civile adottata da Pechino: le risorse scientifiche del settore civile sono sistematicamente accessibili all’apparato militare. Un laboratorio medico a Shenzhen non è, in questo contesto, separato dalla catena militare semplicemente perché studia patologie neurologiche.
Glenn Gerstell, ex consigliere generale della NSA, è diretto: “La Cina ha usato contro di noi la nostra stessa apertura e i nostri stessi sforzi per l’innovazione. L’ha ribaltata contro di noi”. Emily de La Bruyère, co-fondatrice della società di consulenza Horizon Advisory, è ancora più netta sul caso specifico: “Se lo si considera come un vettore di acquisizione tecnologica contraria agli interessi americani, noi lo abbiamo identificato, punito, e ciò non ha fatto nulla per fermare il fenomeno”.
La prova del fallimento del sistema
Mentre era in libertà vigilata, Lieber ha ottenuto dal tribunale l’autorizzazione per almeno tre viaggi in Cina nel 2024. Uno di questi è stato concesso dalla giudice federale Denise Casper per “attività di networking lavorativo.” Nessuna autorità americana ha potuto o voluto impedire il trasferimento definitivo.
La condanna del 2021 era stata una delle poche vittorie della China Initiative, il programma lanciato durante il primo mandato Trump per contrastare lo spionaggio economico e il furto di proprietà intellettuale cinese. È un programma poi smantellato dall’amministrazione Biden tra critiche per i risultati scarsi e per i casi di profilazione razziale ai danni di ricercatori di origine cinese. Lieber, nel frattempo, era già in partenza.
Gerstell lo definisce “Exhibit A”, la prova principale dell’inadeguatezza degli strumenti legali americani: “È un uomo condannato esattamente per quello per cui volevamo condannarlo, eppure nel momento in cui è stato liberato dai domiciliari, era già in Cina.”
Il sistema ha funzionato. La condanna è arrivata ma non ha cambiato nulla.
Fonte: Reuters


