La Casa Bianca ha lanciato un durissimo attacco contro Amazon dopo che in queste ore è circolata la voce secondo cui il colosso di Jeff Bezos vorrebbe mostrare ai clienti, accanto al prezzo di ogni prodotto, la quota imputabile ai dazi doganali imposti dal presidente Trump.
A portare lo scontro istituzionale a livelli sconcertanti è stata Karoline Leavitt, portavoce dell’amministrazione, che ha definito l’iniziativa “un atto ostile e politico”, sottolineando quanto sia ormai alta la tensione tra il mondo imprenditoriale e la Casa Bianca.
I dazi minacciano i big del commercio
Ora che i dazi del 145% sulle importazioni cinesi iniziano a mostrare effetti concreti, la mossa di Amazon ha tutto il potenziale di esacerbare ulteriormente il conflitto in corso tra il presidente Trump e i grandi gruppi americani.
Jeff Bezos, che trae il 60% delle vendite di Amazon da piccoli rivenditori indipendenti spesso dipendenti da merci cinesi, è infatti tra le aziende più colpite.
Anche i CEO di Walmart, Target e Home Depot hanno recentemente avvertito Trump dei rischi che le sue politiche commerciali potrebbero generare, tra scaffali vuoti, interruzioni delle forniture e un’esplosione dei prezzi al consumo.
Secondo fonti riportate da Axios, questi avvertimenti hanno già avuto un primo effetto, spingendo la Casa Bianca a rivedere in parte la propria retorica sui negoziati con la Cina.
Leavitt: “Amazon complice della propaganda cinese”
Se la tensione era già alta, Karoline Leavitt ha contribuito ad alzarla ulteriormente lanciando in conferenza stampa un’accusa pesantissima contro Amazon.
Dopo aver criticato la piattaforma per non aver mai intrapreso iniziative simili durante l’amministrazione Biden, nonostante l’inflazione record, Leavitt ha affermato che “non è una sorpresa” assistere a comportamenti ostili da parte di Amazon, richiamando una vecchia inchiesta di Reuters.
Secondo la portavoce, il colosso dell’e-commerce avrebbe “collaborato con un braccio della propaganda cinese”, una frase che punta a dipingere Amazon non solo come nemico politico interno ma come complice di interessi stranieri ostili.
Un’accusa gravissima, che riprende alcuni fatti documentati nel 2021, quando Reuters riportò che Amazon aveva accettato di rimuovere contenuti critici verso la Cina per mantenere l’accesso al mercato locale.
La menzione di quell’episodio da parte della Leavitt porta lo scontro tra la Casa Bianca e Amazon a un livello ancora più esplicito e radicale, mettendo in discussione la stessa onestà intellettuale di Jeff Bezos, nonostante quest’ultimo si sia schierato al fianco di Trump in questo suo secondo mandato.
La strategia di Amazon tra Prime Day e prezzi alle stelle
Nel frattempo, Amazon si prepara a gestire gli effetti pratici della guerra commerciale degli USA alla Cina.
Secondo Reuters, l’evento promozionale Prime Day potrebbe subire un forte rallentamento, dato che molti venditori stanno trattenendo le scorte per venderle successivamente a prezzo pieno. Difficile infatti realizzare margini vendendo a prezzi scontati dei beni gravati dai dazi di Trump.
Altri invece stanno cercando di spostare la produzione verso Paesi meno penalizzati dai dazi, operazione complessa e costosa che sta già portando a rialzi dei prezzi su migliaia di articoli.
Un portavoce di Amazon ha minimizzato l’impatto di questi rincari, spiegando a CNBC che rappresentano una parte minima del totale degli articoli disponibili sulla piattaforma.
Tuttavia, il problema appare destinato ad allargarsi. Secondo SmartScout, almeno 900 prodotti hanno registrato aumenti medi del 29% da aprile.
La battaglia politica si sposta sul commercio online
Il caso Amazon segna un nuovo fronte nella guerra politica ed economica che l’amministrazione Trump sta combattendo all’interno degli Stati Uniti.
Mentre il presidente cerca di rafforzare la produzione nazionale attraverso dazi aggressivi, le grandi piattaforme del commercio elettronico si trovano strette tra la necessità di mantenere i margini di profitto e reggere le pressioni commerciali indotte dalla politica americana.
Parlando a CNBC all’inizio di questo mese, il CEO di Amazon Andy Jassy ha riconosciuto il dilemma che l’azienda si trova ad affrontare, osservando che i venditori terzi potrebbero essere costretti a trasferire l’aumento dei costi direttamente sui consumatori.
Jassy ha assicurato che Amazon farà tutto il possibile per mantenere i prezzi più bassi, adottando misure come l’acquisto anticipato di scorte e la rinegoziazione dei termini contrattuali ma ha comunque ammesso che, nonostante gli sforzi, è probabile che alla fine i rincari vengano scaricati sugli acquirenti.
Update
La smentita di Amazon
Amazon ha smentito di aver mai pianificato di mostrare l’impatto dei dazi sul prezzo di listino dei prodotti.
Come riportato dal Corriere della Sera pochi minuti fa, un portavoce della società ha chiarito a Bloomberg che l’idea era stata presa in considerazione solo all’interno del team che gestisce Amazon Haul, la sezione dedicata ai prodotti a bassissimo costo.
Inoltre, secondo la giornalista Alayna Treene, reporter dalla Casa Bianca per la CNN, Donald Trump avrebbe chiamato Jeff Bezos per lamentarsi delle indiscrezioni riportate nel nostro articolo:
Scoop: Trump called Amazon founder Jeff Bezos Tuesday morning to complain about reports that his company was considering displaying the cost U.S. tariffs next to prices for certain products on its website, two senior White House officials told @CNN
— Alayna Treene (@alaynatreene) April 29, 2025
A questo punto non resta che vedere se a seguito delle esternazioni della Leavitt, che invece non possono essere smentite e dunque restano valide, ci saranno ricadute politiche tra Donald Trump e Jeff Bezos. Il quale, salito tardivamente sul carro dell’attuale presidente degli Stati Uniti, probabilmente s’immaginava ben altri scenari lo scorso novembre.
Di una cosa però siamo sicuri: qualche ex giornalista del Washington Post in questo momento se la starà ridendo…


