Larry Summers lascia OpenAI, travolto dal caso Epstein

by | 20 Nov 2025 | Politica, IA

Larry Summers in una foto di Gage Skidmore/Flickr
Tempo di lettura: 3 minuti

La decisione di Larry Summers di lasciare il board di OpenAI getta un’ombra sulla governance dell’intelligenza artificiale. Figura centrale dell’economia americana, ex presidente di Harvard ed ex segretario al Tesoro, Summers aveva assunto nel 2023 un ruolo strategico nella direzione dell’azienda che guida l’avanzata globale dell’IA.

La sua uscita avviene mentre una nuova ondata di pressioni bipartisan investe tutte le figure pubbliche citate nei documenti legati al finanziere.

L’annuncio è arrivato attraverso una dichiarazione ad Axios: “In linea con il mio annuncio di allontanarmi dai miei impegni pubblici, ho anche deciso di dimettermi dal board di OpenAI. Sono grato per l’opportunità di aver servito, entusiasta del potenziale della società e non vedo l’ora di seguirne i progressi”.

Poco dopo, il board dell’azienda ha diffuso una nota: “Larry ha deciso di dimettersi dal Board of Directors di OpenAI, e rispettiamo la sua decisione. Apprezziamo i suoi numerosi contributi e la prospettiva che ha portato nel board”.

Le email di Summers con Epstein

La miccia è stata accesa dalla pubblicazione, da parte della Commissione di Vigilanza della Camera, di migliaia di documenti risalenti anche al 2018 e al 2019, che includono una lunga corrispondenza tra Summers ed Epstein. In uno degli scambi, l’economista chiedeva consigli su come gestire una relazione con una donna che descriveva come una sua allieva.

Essere citati nei documenti non costituisce di per sé un’indicazione di illeciti, ma il contenuto ha alimentato interrogativi pubblici sul giudizio e la condotta di Summers.

Sia repubblicani, sia democratici hanno sollecitato istituzioni, università e aziende a riconsiderare i rapporti con tutte le figure citate nei documenti, tra cui Summers. Harvard, dove continua a insegnare, ha annunciato una nuova indagine interna sui suoi rapporti con Epstein.

Il caso ha avuto immediatamente anche un’eco politica diretta. Il Congresso, a maggioranza repubblicana, ha votato quasi all’unanimità per imporre il rilascio dei file del Dipartimento di Giustizia su Epstein, un risultato che Donald Trump aveva a lungo osteggiato prima di ritirare la propria opposizione.

L’effetto “boomerang” su Trump e il calo di consenso

La vicenda Epstein è diventata rapidamente un terreno di scontro. Negli ultimi giorni, Trump ha ordinato al Dipartimento di Giustizia di indagare sui suoi rapporti con Epstein e su quelli di altri esponenti democratici di primo piano, in un tentativo di spostare la narrazione pubblica. Il presidente ha anche dichiarato di non avere alcun legame con i crimini del finanziere.

Ma la strategia non ha cancellato gli effetti politici del caso. Lo scandalo Epstein è stato per mesi una spina nel fianco per Trump, anche perché lo stesso presidente ha tenuto atteggiamenti che hanno alimentato sospetti tra i suoi sostenitori. Secondo i sondaggi Reuters/Ipsos, solo il 38% degli americani approva oggi l’operato di Trump, mentre appena il 20% promuove la sua gestione della vicenda Epstein.

Intanto molti suoi elettori continuano a ritenere che l’amministrazione abbia insabbiato informazioni sui rapporti di Epstein con altre figure di potere e sui dettagli della sua morte in un carcere di Manhattan nel 2019, classificata come suicidio.

Le scuse pubbliche di Summers

L’economista ha divulgato le solite dichiarazioni che abbiamo più volte sentito in questi casi: “Sono profondamente vergognato delle mie azioni e riconosco il dolore che hanno causato. Mi prendo la piena responsabilità della mia decisione sbagliata di continuare a comunicare con il signor Epstein”.

Ha poi aggiunto che onorerà “i suoi obblighi di insegnamento” ad Harvard, pur allontanandosi da tutti gli altri incarichi pubblici “per ricostruire la fiducia e riparare le relazioni con le persone a me più vicine”. Il New York Times invece ha fatto sapere che non rinnoverà l’accordo annuale per i suoi contributi nella sezione opinioni, in scadenza a fine 2025.

La lunga carriera di Summers e gli altri ruoli aziendali

Per Summers si chiude così un altro capitolo di una carriera lunga e spesso discussa. Professore di economia ad Harvard dal 1983, è stato ex capo economista della Banca Mondiale, segretario al Tesoro sotto Bill Clinton e direttore del Consiglio Economico Nazionale sotto Barack Obama.

Summers è stato presidente di Harvard fino al 2006, quando lasciò l’incarico dopo che il corpo docente gli votò una mozione di sfiducia in seguito a un suo intervento in cui ipotizzava che la scarsa presenza femminile nelle discipline scientifiche ed ingegneristiche potesse dipendere da differenze nella distribuzione delle attitudini.

Negli ultimi anni aveva assunto ruoli influenti anche nel settore privato, tra cui i board di Skillsoft e Santander. La sua nomina nel board di OpenAI, dopo il breve allontanamento di Sam Altman nel 2023, era stata considerata una mossa di peso per la strategia politica e regolatoria della società.

La sua uscita, oggi, segna l’ennesima conseguenza del caso Epstein, che continua a generare onde d’urto nella politica, nella finanza e ora anche nel mondo dell’intelligenza artificiale.

Fonti: Axios, Reuters, Wall Street Journal

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