Il 26 febbraio Nvidia presenterà i risultati finanziari del quarto trimestre. E, dopo il tracollo causato da DeepSeek, appare chiaro che si si tratterà di un momento chiave per capire meglio l’impatto delle ultime recenti sul business dell’azienda.
Gli analisti osserveranno dunque da vicino i dati e i commenti del management, cercando di valutare se le parole di Jensen Huang, CEO e fondatore di Nvidia, troveranno conferma nei numeri.
Ma a quali parole ci riferiamo? A quello pronunciate in una recente intervista con Alex Bouzari, CEO di DataDirect Networks.
Huang: “Il mercato ha sbagliato su DeepSeek R1”
Huang ha voluto chiarire la posizione della sua azienda di fronte all’onda d’urto generata da DeepSeek R1, il modello di intelligenza artificiale open source cinese che ha scosso il settore nelle ultime settimane.
Secondo Huang, il mercato ha reagito in modo eccessivo e distorto, temendo un crollo della domanda di risorse computazionali, mentre la realtà sarebbe esattamente l’opposto.
“Penso che il mercato abbia risposto a R1 come se l’IA fosse finita”, ha dichiarato Huang, “come se fosse caduta dalle stelle. C’è chi ha pensato che non abbiamo più bisogno di fare calcoli ma è esattamente l’opposto. È completamente opposto”.
Le parole del CEO arrivano in un momento in cui Nvidia ha vissuto un brusco contraccolpo in borsa: lo scorso 24 gennaio il titolo ha chiuso a 142,62 dollari per azione ma, dopo l’annuncio di DeepSeek, il valore è precipitato a 118,52 dollari, con un crollo del 16,9% in un solo giorno.
In tre giorni, Nvidia ha perso 600 miliardi di dollari di capitalizzazione. Il titolo poi si è gradualmente ripreso e, a un mese di distanza, ha quasi recuperato interamente il valore perduto, aprendo venerdì scorso a 140 dollari per azione.
Un’accelerazione per il settore dell’IA
Huang sostiene che il modello R1 di DeepSeek sia un’importante innovazione per l’industria, poiché dimostra come i modelli di intelligenza artificiale possano diventare più efficienti.
Ciò non ridurrebbe la necessità di hardware avanzato, bensì la aumenterebbe, accelerando l’adozione dell’IA in vari settori. “Sta facendo capire a tutti che ci sono opportunità per rendere i modelli molto più efficienti di quanto pensassimo fosse possibile”, ha detto il CEO di Nvidia. “E così sta espandendo e accelerando l’adozione dell’IA”.
Inoltre, Huang ha sottolineato che, nonostante i progressi di DeepSeek nell’addestramento iniziale dei modelli di IA, la fase di post-addestramento rimane un processo cruciale e ad alto consumo di risorse. “Il ragionamento è una parte piuttosto intensiva dal punto di vista computazionale”, ha aggiunto.
Domine, pro domo sua
Questa espressione latina (“il padrone parla per la sua casa”) pare perfetta per descrivere l’atteggiamento di Huang. Che, proprio come ogni leader aziendale farebbe, sta difendendo gli interessi di Nvidia.
È infatti giusto e comprensibile che un’azienda che domina il mercato delle GPU per l’IA voglia rassicurare gli investitori e il pubblico sul fatto che l’hardware rimanga centrale, nonostante i progressi nei modelli open source come DeepSeek R1. Il punto diventa allora capire quanto ci sia del vero in quello che dice.
Quando Huang afferma che il mercato ha “frainteso” l’impatto di R1, sta cercando di ribaltare la narrativa: invece di vedere questo modello come una minaccia per il business di Nvidia, lo presenta come un’opportunità che, paradossalmente, potrebbe aumentare la domanda di chip. Ma è appunto difficile non vedere il conflitto d’interessi in questa posizione e viene spontaneo domandarsi quanto Huang sia intellettualmente onesto in questi frangenti.
Anche perché lo stesso discorso lo si può applicare al quantum computing. Nvidia è in ritardo rispetto a Google, IBM e Microsoft in questo settore. E quando qualche settimana fa Huang affermava che “mancano ancora vent’anni”, a molti le sue esternazioni sono sembrate un tentativo di ridimensionare l’importanza della tecnologia finché non sarà pronto a entrarci seriamente.
Google e Microsoft, che stanno investendo massicciamente nel settore, hanno ovviamente una visione più ottimistica e parlano di tempi molto più brevi.
Insomma, Huang fa quello che ogni CEO dovrebbe fare: proteggere la narrativa aziendale. Il punto è capire se sta leggendo il futuro con lucidità o se sta solo prendendo tempo per allineare Nvidia ai nuovi trend.


