Jensen Huang fa dietrofront sul quantum computing

by | 22 Mar 2025 | Tecnologia

Jensen Huang, ceo di nvidia (sx) | foto: nvidia
Tempo di lettura: 2 minuti

Jensen Huang ha scelto un palcoscenico insolito per fare ammenda: un evento pubblico interamente dedicato al quantum computing, organizzato dalla stessa Nvidia nel corso del GTC 2025.

Qui, davanti a una platea di esperti e rappresentanti del settore, il CEO della compagnia ha ammesso di essersi sbagliato quando, lo scorso gennaio, aveva affermato che un orizzonte di 15 anni per l’arrivo sul mercato di computer quantistici utili era “ottimistico”.

Quelle parole avevano avuto effetti immediati: le azioni di diverse aziende impegnate nel quantum computing erano crollate, e la credibilità dell’intero comparto aveva subito un duro colpo.

“Questo è il primo evento nella storia in cui un CEO invita tutti gli ospiti per spiegare perché si è sbagliato”, ha detto Huang, con il consueto mix di ironia e autocritica.

“Come può un’azienda di quantum computing essere pubblica?”

Il fondatore di Nvidia si è detto sorpreso dell’impatto delle sue dichiarazioni sul mercato azionario. “Non sapevo nemmeno che certe aziende quantistiche fossero quotate in Borsa”, ha commentato. “Come può un’azienda di computer quantistici essere pubblica?”

Una battuta, certo, ma anche il segnale di quanto ancora il settore appaia, agli occhi di molti, più vicino alla ricerca accademica che all’industria.

Eppure, il quantum computing è un sogno che affonda le sue radici negli anni ’80, quando il fisico del Caltech Richard Feynman formulò per primo l’idea di una macchina capace di sfruttare le leggi della meccanica quantistica per effettuare calcoli impossibili per un computer classico.

Una rivoluzione ancora in fase embrionale ma che potrebbe riscrivere le regole dell’informatica.

Google accelera, Nvidia osserva

Ad oggi, nessun computer quantistico ha ancora risolto un problema reale meglio di un computer tradizionale.

Google, con Willow, ha però dichiarato di aver compiuto un passo avanti importante ideando un nuovo metodo di correzione degli errori, uno dei principali ostacoli alla scalabilità di questi sistemi.

Un segnale che qualcosa si muove e che forse i tempi stanno cambiando più velocemente di quanto previsto da Huang. Da qui, il cambio di rotta.

Nvidia ha annunciato la creazione di un centro di ricerca a Boston dove le aziende del settore potranno collaborare con ricercatori di Harvard e del MIT. L’obiettivo è costruire ponti, non barriere.

Anche perché, in futuro, i computer quantistici potrebbero aver bisogno proprio delle tecnologie Nvidia per funzionare: dalle GPU ai software per simulazioni, la complementarità tra i due mondi potrebbe rivelarsi cruciale.

“Pensavo che avremmo sostituito i computer. E invece mi sbagliavo”

La riflessione di Huang si è fatta più ampia, toccando anche la sua visione originaria di Nvidia.

“Tanto tempo fa, qualcuno mi chiese: ‘A cosa serve il calcolo accelerato?’”, ha ricordato.

“All’epoca, perché mi sbagliavo, risposi: questo sostituirà i computer. Sarà il futuro dell’informatica e tuttosarà migliore. E invece, mi sbagliavo”.

Un’ammissione che non sminuisce l’importanza delle sue intuizioni passate ma che ne mostra oggi la maturità nel rileggere le sfide del presente.

Nel riconoscere le proprie imprecisioni, Huang ha di fatto segnato una svolta nel rapporto tra informatica tradizionale e tecnologie emergenti. Un dialogo che, da competitivo, può diventare costruttivo.

 

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