Jeff Bezos è tornato a parlare di futuro e lo ha fatto dal palco dell’Italian Tech Week di Torino, davanti a un pubblico ovviamente molto interessato a sapere cosa ne pensi il fondatore di Amazon del futuro che ci attende.
“Quando le persone si entusiasmano molto, come accade oggi per l’intelligenza artificiale, ogni esperimento viene finanziato, ogni azienda riceve fondi, che le idee siano buone o cattive”, ha detto. “Gli investitori, in mezzo a questo entusiasmo, faticano a orientarsi”.
Jeff Bezos non nega l’esistenza di una bolla: “Quello che vediamo è una bolla industriale, simile a quella delle biotecnologie negli anni Novanta o alla bolla delle dot-com venticinque anni fa”.
Eppure, ha ricordato, da quei cicli di eccessi sono nate innovazioni decisive: “Dalla bolla del biotech abbiamo avuto farmaci che salvano vite umane. Da quella di Internet è uscita un’infrastruttura che oggi regge l’intera economia mondiale”.
Il messaggio è chiaro: le bolle passano, le idee buone restano. E, per Bezos, l’intelligenza artificiale è una di quelle.
Neocloud e capitali senza fondamenta
Bezos ha parlato di un sistema in cui “ogni esperimento viene finanziato”, e i fatti gli danno ragione. Dalle startup di IA alle infrastrutture che le sostengono (data center, chip, applicazioni), il denaro sta affluendo come in nessun’altra fase recente della storia tecnologica.
Emblematica, in questo senso, è la nascita dei cosiddetti neocloud provider, ossia società che offrono alle big tech potenza di calcolo e chip specializzati per l’IA, spesso ricevendo finanziamenti miliardari prima ancora di costruire un solo server.
Nel frattempo, l’entusiasmo del mercato si traduce in valutazioni record: Bloomberg ha rivelato che BlackRock è in trattative per acquistare Aligned Data Centers in un’operazione che potrebbe valere circa 40 miliardi di dollari.
Ne parleremo domani ed è un segnale potente, che apre una nuova corsa all’oro digitale. E che, come ha anticipato Bezos, potrebbe essere solo l’inizio di una trasformazione più grande.
Bezos e la suggestione dei data center nello spazio
Se la bolla è inevitabile, per Bezos lo è anche l’espansione. Durante lo stesso intervento, ha spinto lo sguardo ancora più lontano: “Entro i prossimi dieci o vent’anni costruiremo data center nello spazio su scala di gigawatt”, ha detto.
L’idea è che le infrastrutture di calcolo più energivore, quelle dedicate all’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale, potrebbero un giorno orbitare attorno alla Terra, alimentate da energia solare costante e libere dai limiti ambientali del pianeta. “Nello spazio abbiamo energia solare 24 ore su 24, sette giorni su sette. Non ci sono nuvole, né pioggia, né meteo”, ha spiegato.
Bezos ha riconosciuto che le sfide tecniche restano enormi, si pensi ad esempio alla manutenzione dei server in orbita, agli aggiornamenti, al costo dei lanci e al rischio che qualcosa vada storto. Ma l’obiettivo, ha assicurato, è “battere i costi dei data center terrestri nello spazio entro i prossimi due decenni”.
L’idea rientra in una visione più ampia: usare lo spazio come infrastruttura a servizio della Terra. “È già accaduto con i satelliti meteorologici e per le comunicazioni. Il prossimo passo saranno i data center, poi la produzione di altri beni”, ha detto.
Bezos dunque non minimizza i rischi della speculazione ma invita a distinguerli dalla realtà profonda dell’innovazione. “È importante separare le bolle e le loro conseguenze dalla realtà”, ha detto. “I benefici dell’intelligenza artificiale saranno enormi e diffusi ovunque”.
Il fondatore di Amazon ha quindi concluso con una visione di lungo periodo: “Quando la polvere si depositerà e vedremo chi sono i vincitori, la società beneficerà di quelle invenzioni”.


