L’Italia lavora a un’alternativa a Starlink

da | 20 Feb 2025 | Aerospace

L’Italia ha annunciato l’intenzione di sviluppare una propria costellazione di satelliti in orbita bassa per le comunicazioni governative, proponendola come un’alternativa ai servizi offerti da Starlink, il sistema di Elon Musk.

A riportarlo è Reuters, che aggiunge che l’iniziativa è stata confermata dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, durante un intervento alla Camera dei Deputati.

“Stiamo lavorando alla creazione di un sistema nazionale di satelliti in orbita bassa sviluppato in modo indipendente, con il coinvolgimento dei principali attori nazionali”, ha dichiarato Urso, sottolineando l’importanza di un’infrastruttura autonoma per garantire la sicurezza delle comunicazioni governative.

Una risposta alle polemiche su Starlink

L’annuncio arriva dopo che il governo Meloni aveva valutato l’uso dei satelliti Starlink per fornire comunicazioni criptate agli ufficiali operanti in aree a rischio.

Questa possibilità ha però scatenato critiche da parte dell’opposizione, che ha espresso dubbi sulla scelta di affidare un servizio così strategico a un imprenditore straniero. Alcuni esponenti politici hanno evidenziato il rischio di dipendere da un’azienda privata, che risponde anche agli interessi del governo statunitense.

Elon Musk ha manifestato il suo interesse a collaborare con l’Italia, affermando di essere pronto a offrire i suoi servizi al nostro governo. Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha negato l’esistenza di un accordo formale con Starlink.

Nonostante l’assenza di dettagli sulle tempistiche e sulle aziende coinvolte, il ministro Urso ha confermato che l’Agenzia Spaziale Italiana condurrà uno studio di fattibilità per valutare il progetto.

L’alternativa italiana: realistica o strategica?

Attualmente, Starlink conta 6.700 satelliti attivi in orbita terrestre bassa e, con l’iniziativa annunciata da Urso, l’Italia sembra voler puntare su una soluzione indipendente, rafforzando il proprio ruolo nel settore spaziale e riducendo la dipendenza da operatori esteri.

Se l’Italia non punta a una rete globale come quella di Elon Musk, ma a un’infrastruttura più contenuta per le comunicazioni governative e militari, la fattibilità del progetto cambia radicalmente.

Non sarebbe necessaria una costellazione di migliaia di satelliti, ma una rete più ristretta, simile a quelle già sviluppate da altri Paesi europei come Francia e Regno Unito. Questo renderebbe il piano più realistico, anche se restano sfide significative, dalla capacità di lancio alla gestione operativa della rete.

Un supporto fondamentale potrebbe arrivare da IRIS², l’iniziativa dell’Unione Europea per una costellazione di satelliti sicuri, che potrebbe ridurre i costi e i rischi di un progetto interamente nazionale.

Resta da capire se l’Italia voglia realmente costruire un’infrastruttura autonoma o se questa mossa sia anche una strategia per negoziare condizioni più favorevoli con Starlink.

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