L’Italia finanzia 2D Photonics con 211 milioni per i data center del futuro

da | 15 Apr 2026 | Business

Foto: 2D Photonics
Riassunto IA
  • Il governo italiano ha assegnato 211 milioni di euro a 2D Photonics, società britannica attiva nella fotonica al grafene, con l’impegno di costruire uno stabilimento produttivo nei pressi di Milano.
  • La tecnologia al centro dell’investimento punta a risolvere uno dei limiti più concreti dei data center per l’IA, ossia il costo energetico del trasporto interno dei dati, oggi ancora affidato in larga parte a connessioni in rame.
  • Il finanziamento si inserisce in una strategia di attrazione produttiva più che di sostegno a un campione nazionale.
Tempo di lettura: 3 minuti

Nei data center che fanno girare l’intelligenza artificiale, il problema più urgente non è solo la potenza di calcolo: è il trasporto dei dati.

Spostare informazioni tra i vari componenti richiede quantità enormi di energia, e le connessioni in rame che dominano ancora l’infrastruttura attuale stanno diventando il limite fisico della crescita del settore. La fotonica, per trasmettere dati con la luce invece che con l’elettricità, è la risposta tecnologica su cui l’industria sta convergendo.

2D Photonics, società britannica con radici nella ricerca del CNR di Pisa, va oltre: scommette che sostituire il silicio con il grafene nella costruzione dei chip fotonici permetterà di trasportare volumi di dati molto maggiori consumando molta meno energia. Il governo italiano ha deciso di scommettere insieme a lei.

2D Photonics: 211 milioni e un impegno produttivo

Il Ministero delle Imprese ha assegnato a 2D Photonics un contributo da 211 milioni di euro, approvato dalla Commissione europea come aiuto di Stato. In cambio, la società si è impegnata a costruire uno stabilimento pilota di produzione nei pressi di Milano, con l’obiettivo di portare la fotonica al grafene dalla fase di ricerca a quella industriale.

È tra i finanziamenti pubblici più consistenti mai destinati in Italia a una startup del deep tech. Vale però sottolineare che 2D Photonics non è una startup italiana. Ha sede nel Regno Unito, opera in parte presso l’Area di Ricerca CNR di Pisa, e arriva a questo accordo con una presenza già consolidata nel nostro paese.

Roma non sta quindi finanziando un campione nazionale. Sta acquistando la localizzazione produttiva di una tecnologia sviluppata altrove, con incentivi pubblici come leva.

Perché il grafene, perché adesso

La fotonica al silicio esiste già ed è già impiegata nei data center più avanzati. Il grafene è un passo successivo: un materiale bidimensionale con proprietà elettriche eccezionali, da decenni al centro della ricerca europea, che nei chip fotonici promette prestazioni superiori su due fronti critici, ossia larghezza di banda e consumi.

“La potenza di calcolo continua ad aumentare ma la movimentazione dei dati non ha tenuto il passo,” ha dichiarato Ben Jensen, CEO di 2D Photonics. “La tecnologia ottica basata sul grafene offre un modo per spostare enormi quantità di dati consumando molta meno energia.”

Il momento non è casuale: le grandi aziende tecnologiche americane stanno spendendo centinaia di miliardi di dollari per costruire l’infrastruttura necessaria all’IA, e i fornitori di componenti fotonici non riescono a star dietro alla domanda.

I portafogli ordini del settore sono pieni fino al 2028 e Nvidia ha già investito miliardi nei principali produttori di dispositivi per la trasmissione ottica ad alta velocità.

L’Europa cerca un posto nella filiera

Il finanziamento italiano va letto anche come una mossa di politica industriale nel quadro più ampio della competizione tecnologica globale. L’Europa non produce i chip più avanzati, quella purtroppo è una partita che si gioca tra Stati Uniti, Taiwan e, sempre più, Cina.

Ma può provare a radicare sul proprio territorio segmenti specifici della filiera, quelli dove la ricerca accademica europea ha ancora un vantaggio competitivo reale. E la fotonica al grafene è uno di questi.

Non è un caso che tra gli investitori di 2D Photonics figurino CDP Venture Capital, il braccio di investimento della Cassa Depositi e Prestiti, e il NATO Innovation Fund, oltre a Sony Innovation Fund e Bosch Ventures.

La promessa che deve diventare fabbrica

Restano aperte alcune domande. 2D Photonics non ha fornito dettagli sulle condizioni precise del contributo, né sui tempi dello stabilimento milanese. E la fotonica al grafene è ancora in fase di sviluppo: le promesse di prestazioni superiori devono ancora tradursi in produzione industriale affidabile e scalabile.

L’Italia, nei fatti, sta finanziando la transizione da laboratorio a fabbrica di una tecnologia che potrebbe rivelarsi decisiva o che potrebbe richiedere più anni del previsto. È una scommessa e, con 211 milioni di denaro pubblico sul tavolo, varrà senz’altro la pena seguirne gli sviluppi.

Fonte: Bloomberg

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