Così Israele sta usando l’IA nella guerra contro Hamas

by | 29 Apr 2025 | IA

Illustrazione: Openai
Tempo di lettura: 3 minuti

Israele ha sfruttato il conflitto a Gaza per accelerare l’impiego di tecnologie militari basate sull’intelligenza artificiale, ottenendo risultati che, se da un lato hanno portato a vantaggi strategici decisivi, dall’altro hanno sollevato serie preoccupazioni etiche.

Sono queste le conclusioni cui giunge un articolo del New York Times, che tra le operazioni più emblematiche indica quella che ha portato all’uccisione di Ibrahim Biari, alto comandante di Hamas coinvolto nella pianificazione dei massacri del 7 ottobre 2023.

L’Unità 8200 e The Studio

Impossibilitata a localizzare Biari nascosto nei tunnel di Gaza, l’intelligence israeliana ha fatto ricorso a un nuovo strumento audio potenziato dall’IA, sviluppato dall’Unità 8200, l’equivalente israeliano della NSA americana.

Lo strumento ha analizzato i suoni ambientali presenti nelle chiamate telefoniche di Biari, come esplosioni e bombardamenti, per triangolare l’area da cui le effettuava. L’attacco aereo del 31 ottobre, basato su queste informazioni, ha centrato l’obiettivo, ma ha anche causato la morte di oltre 125 civili, secondo quanto riportato dall’organizzazione londinese Airwars.

Autori di questa accelerazioni tecnologica sono i soldati dell’Unità 8200 e i riservisti provenienti da aziende come Google, Microsoft e Meta, riuniti in un polo creativo soprannominato “The Studio”.

In questa struttura sono nati strumenti che hanno rivoluzionato la raccolta e l’analisi dei dati, come modelli linguistici in arabo capaci di interpretare messaggi, post social e telefonate intercettate; sistemi di riconoscimento facciale ai checkpoint; algoritmi predittivi per individuare militanti di Hamas.

La posizione di Israele

Un portavoce dell’esercito israeliano ha ribadito che “Israele è impegnato nell’uso legale e responsabile degli strumenti di tecnologia dei dati”, senza però poter commentare nel dettaglio tecnologie coperte da segreto.

Meta e Microsoft hanno invece preferito non rilasciare dichiarazioni, mentre Google ha così precisato al New York Times: “Abbiamo dipendenti che svolgono servizio di riserva in vari Paesi nel mondo. Il lavoro svolto da questi dipendenti come riservisti non è collegato a Google.”

Tra le innovazioni principali c’è stato il miglioramento della capacità dei droni: se prima questi sistemi si basavano su immagini fisse per agganciare il bersaglio, ora l’intelligenza artificiale consente di seguire direttamente l’oggetto – che sia un’auto in corsa o una persona – con una precisione letale.

“L’IA può ora riconoscere e tracciare il bersaglio stesso”, ha spiegato Aviv Shapira, CEO della società di droni XTEND, che collabora con l’esercito israeliano e il Dipartimento della Difesa statunitense. Non abbiamo trovato video dimostrativi relativi alla tecnologia di XTEND, ma quello che vedete qui sotto di Anduril mostra come i droni possono essere usati per tracciare, inseguire e attaccare i veicoli.

Tecnologie imperfette

L’impiego di queste tecnologie non è però stato esente da errori, con conseguenze gravi soprattutto per la popolazione civile.

Dopo gli attacchi del 7 ottobre, Israele ha installato telecamere ad alta risoluzione nei posti di blocco temporanei tra il nord e il sud della Striscia di Gaza. Le immagini raccolte venivano inviate a un sistema di riconoscimento facciale alimentato da IA, progettato per individuare membri di Hamas e altri sospetti.

Ma in più occasioni il sistema ha avuto difficoltà a identificare correttamente i volti, soprattutto quando le persone avevano il volto parzialmente coperto o risultavano ferite. Questo ha portato all’arresto e all’interrogatorio di palestinesi erroneamente segnalati come sospetti.

Anche l’altro grande progetto basato su IA, il modello linguistico in arabo sviluppato dall’Unità 8200 nei primi mesi di guerra, ha mostrato limiti.

Addestrato su decenni di messaggi intercettati, telefonate trascritte e post social anche in arabo dialettale, il chatbot creato da questo modello ha permesso agli analisti di eseguire ricerche complesse su grandi archivi di testi, immagini e video.

Sebbene il sistema sia in grado di distinguere tra diversi dialetti arabi, talvolta ha restituito risultati imprecisi. Anche il linguaggio moderno e le parole traslitterate dall’inglese hanno messo in difficoltà il sistema, rendendo necessario l’intervento di analisti umani esperti di vari dialetti per correggere e validare i risultati.

L’IA in guerra: nessuno come Israele

Secondo Hadas Lorber, a capo dell’Istituto per la Ricerca Applicata sull’IA Responsabile presso l’Holon Institute of Technology ed ex dirigente del Consiglio di Sicurezza Nazionale israeliano, “l’urgenza di gestire la crisi ha accelerato l’innovazione, molto alimentata dall’IA”.

E ha portato a “tecnologie rivoluzionarie sul campo di battaglia e vantaggi critici in combattimento”. Ma Lorber ha anche avvertito: “Queste tecnologie sollevano serie questioni etiche. È fondamentale che siano gli esseri umani a prendere le decisioni finali.”

Mentre Israele si conferma pioniere nell’uso dell’intelligenza artificiale in scenari di guerra, il conflitto a Gaza rappresenta oggi un banco di prova che potrebbe anticipare i rischi, e i dilemmi morali, delle guerre future.

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