Ieri la startup tedesca Isar Aerospace ha effettuato il primo lancio del proprio razzo Spectrum, partito regolarmente dallo spazioporto di Andøya, in Norvegia.
Il volo è durato appena trenta secondi prima di essere interrotto ma è bastato a segnare un passo simbolico nella crescente ambizione dell’Europa di emanciparsi dalla dipendenza americana nel settore dei lanci spaziali commerciali.
Il razzo si è poi schiantato nei dintorni della base, tra le distese ghiacciate che circondano l’impianto norvegese.
Obiettivo: non esplodere
La missione non prevedeva il raggiungimento dell’orbita né trasportava alcun carico utile.
“Non mi aspetto che riusciremo a raggiungere l’orbita”, aveva dichiarato alla vigilia il CEO di Isar, Daniel Metzler. “L’obiettivo è non far esplodere la rampa e questo significa anche volare per circa 30 secondi”.
Un obiettivo raggiunto, secondo l’azienda, che ha definito il test un successo: “Il nostro primo volo di prova ha soddisfatto tutte le nostre aspettative. Abbiamo avuto un decollo pulito, 30 secondi di volo e siamo riusciti persino a validare il nostro sistema di interruzione del volo”, ha detto Metzler in una nota.
Isar Aerospace e la corsa europea nello spazio privato
Il test era inizialmente previsto per il 24 marzo ma era stato rinviato per il forte vento. Anche la seconda finestra di lancio è stata posticipata a causa delle condizioni meteo avverse.
Alla fine, Isar ha trovato un varco nel maltempo e ha potuto far decollare il proprio vettore, segnando un traguardo importante per la giovane azienda fondata a Monaco nel 2018.
Il lancio di Spectrum rappresenta un tassello chiave nella strategia europea per sviluppare una capacità autonoma di accesso allo spazio ed emanciparsi da Starlink.
La Germania è tra i Paesi più attivi in tal senso: oltre a Isar, anche Rocket Factory Augsburg AG ha ottenuto le autorizzazioni per lanciare quest’anno dalla base britannica di SaxaVord, nelle isole Shetland.
Sarebbe il primo tentativo di lancio orbitale verticale nel Regno Unito dopo il fallimento, nel 2023, della Virgin Orbit di Richard Branson, che non riuscì a raggiungere lo spazio con un razzo lanciato dallo Spaceport Cornwall, in Inghilterra.
Un settore in fermento
Isar Aerospace ha raccolto oltre 400 milioni di euro da investitori pubblici e privati, incluso un finanziamento da 220 milioni sostenuto dal Fondo per l’Innovazione della NATO.
L’azienda sta costruendo un impianto produttivo nei pressi di Monaco, capace di sfornare fino a 40 razzi all’anno.
La domanda, almeno sulla carta, non manca: la capacità di carico dei razzi è già esaurita fino all’inizio del 2027, con più di dieci missioni già prenotate.
“La missione di oggi rappresenta una pietra miliare per la nostra competitività nel settore spaziale”, ha commentato il ministro tedesco dell’Economia, Robert Habeck, sottolineando il ruolo strategico dei satelliti per la protezione del clima, la gestione delle crisi e la sovranità economica e tecnologica.
Con il test di domenica, l’Europa non è ancora arrivata in orbita ma ha dimostrato di volerci arrivare con i propri mezzi. A patto di accontentarsi, per il momento, di volare solo per trenta secondi…


