Ritirata la nomina di Isaacman alla guida della NASA: “Non è abbastanza MAGA”

by | 1 Giu 2025 | Aerospace, Politica

Jared Isaacman | Foto: NASA/Bill Ingalls
Tempo di lettura: 3 minuti

Semafor è stato il primo a riportare la notizia: l’amministrazione Trump ha ritirato ufficialmente la nomina di Jared Isaacman, imprenditore e astronauta privato, che era stato indicato a dicembre 2024 come possibile prossimo capo della NASA.

Una mossa inattesa che segna un cambio di rotta nella gestione politica dello spazio, e che rischia di lasciare l’agenzia spaziale americana in stallo in un momento critico, segnato da tagli drastici al bilancio.

L’annuncio è stato accompagnato da un comunicato della Casa Bianca, firmato dalla portavoce Liz Huston: “L’amministratore della NASA guiderà l’umanità nello spazio e realizzerà la coraggiosa missione del presidente Trump di piantare la bandiera americana su Marte. È essenziale che il prossimo leader della NASA sia pienamente in linea con l’agenda America First del presidente Trump, e il suo sostituto sarà annunciato direttamente dal presidente a breve”.

Il peso della politica interna MAGA

Fino a pochi giorni fa, la conferma di Isaacman sembrava probabile: la Commissione Commercio del Senato aveva approvato la sua candidatura con un buon margine, e si attendeva il voto definitivo in aula subito dopo il Memorial Day.

Ma le cose sono cambiate bruscamente pochi giorni fa, quando la macchina dell’ultradestra si è attivata per ostacolarne la nomina. A dare il segnale d’allarme è stata l’attivista Laura Loomer, che ha denunciato su X un presunto complotto del deep state contro il presidente Trump e la sua scelta per la NASA.

Quel che è certo è che nel giro di poche ore Isaacman è passato dall’essere il candidato designato a un nome bruciato.

Secondo diverse fonti, a pesare è stato anche il recente disimpegno di Elon Musk dalla politica attiva a Washington. Musk, fondatore di SpaceX, era infatti stato il principale sponsor della nomina di Isaacman, che grazie a lui aveva evitato le consuete prove di fedeltà ideologica imposte ad altri candidati.

Ma l’imprenditore aveva anche donato in passato a esponenti democratici e criticato apertamente alcuni dei tagli al budget scientifico proposti dalla Casa Bianca.

Musk, figura divisiva all’interno dell’amministrazione, si è fatto molti nemici sia tra gli oppositori dell’agenda MAGA sia dentro lo stesso staff presidenziale. Secondo una fonte citata da Ars Technica, proprio questi avversari avrebbero colto l’occasione del suo allontanamento da Washington per “punirlo”, facendo naufragare la nomina di Isaacman.

Una NASA senza guida e sotto attacco

In seguito al ritiro della candidatura, la NASA resta guidata ad interim da Janet Petro, nominata dopo le dimissioni di Bill Nelson lo scorso gennaio. Ma l’assenza di una figura stabile e riconosciuta al vertice rischia di compromettere la capacità dell’agenzia di affrontare un periodo molto delicato.

La proposta di budget per il 2026 dell’amministrazione Trump prevede peraltro appena 18,8 miliardi di dollari per la NASA, con un taglio del 24% rispetto al 2025.

“NASA is f***ed”, ha dichiarato un attuale dirigente, secondo quanto riportato da Ars. “Il budget richiesto è un vero e proprio atto di chiusura, senza Jared a guidare l’innovazione”, ha aggiunto un altro ex funzionario dell’agenzia.

Isaacman era considerato una figura credibile, capace di dare nuovo slancio alla NASA e di proteggere almeno in parte le sue missioni scientifiche, oggi sempre più a rischio.

La possibile deriva militare della NASA

La Casa Bianca non ha ancora annunciato ufficialmente un nuovo candidato ma, secondo due fonti sentite da Ars, in cima alla lista ci sarebbe il generale in pensione Steven L. Kwast, ex tenente generale dell’aeronautica militare americana.

La sua figura è politicamente più allineata a Trump e all’universo MAGA, ma anche più distante dalle finalità civili della NASA. Kwast, infatti, ha sempre promosso una visione dello spazio come dominio bellico, strategico e competitivo, più che come arena per la cooperazione scientifica e l’esplorazione pacifica.

Un cambio di paradigma che potrebbe segnare una nuova fase nella space policy americana, sempre più politicizzata, sempre più militarizzata.

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