L’Europa ha deciso di accelerare la costruzione della propria rete satellitare sovrana. IRIS², la costellazione con cui l’Unione europea vuole ridurre la dipendenza dai servizi satellitari stranieri, avrà 66 satelliti in più rispetto ai piani precedenti, portando il totale da 282 a 348.
Anche i tempi si accorciano: i primi lanci sono stati anticipati e l’avvio progressivo dei servizi è ora previsto dal 2029, un anno prima rispetto al programma precedente.
Più satelliti per difesa e sicurezza
Dietro l’accelerazione c’è soprattutto una questione di sicurezza. L’Agenzia spaziale europea ha spiegato che il progetto è stato rivisto per rispondere al cambiamento dello scenario geopolitico e alla crescente necessità di disporre di comunicazioni sicure per governi, difesa, servizi di emergenza e infrastrutture strategiche.
IRIS², acronimo di Infrastructure for Resilience, Interconnectivity and Security by Satellite, sarà una costellazione multi-orbita: 330 satelliti opereranno in orbita terrestre bassa e altri 18 in orbita media.
Con l’aggiunta dei nuovi satelliti, secondo ESA, la capacità destinata alle comunicazioni governative sicure aumenterà del 60% all’interno dell’Unione europea e del 54% a livello globale.
È questo l’aspetto che distingue maggiormente IRIS² da una semplice alternativa europea a Starlink. La rete è stata concepita innanzitutto come un’infrastruttura strategica a disposizione degli Stati membri, capace di garantire comunicazioni indipendenti in caso di crisi, conflitti o indisponibilità delle reti terrestri. Accanto alla componente governativa, ci sarà però anche quella commerciale.
Il tema è diventato particolarmente rilevante dopo la guerra in Ucraina, che ha mostrato quanto le comunicazioni satellitari possano essere decisive sul campo di battaglia. La centralità assunta da Starlink ha contemporaneamente evidenziato la dipendenza europea da un’infrastruttura statunitense controllata da SpaceX, di Elon Musk.
IRIS², una rete europea da oltre 15 miliardi
IRIS² ha già un budget previsto superiore a 15,6 miliardi di euro ma il conto è destinato a crescere. L’ESA ha precisato che l’accelerazione del programma e i 66 satelliti aggiuntivi richiederanno nuovi finanziamenti nel prossimo bilancio pluriennale dell’Unione europea e ulteriori contributi degli Stati membri. Per il momento non è stata indicata la cifra necessaria.
Una parte delle risorse arriverà direttamente dai Paesi europei. La Polonia ha già impegnato 656 milioni di euro, l’Ungheria 500 milioni, mentre la Spagna ha annunciato investimenti che potrebbero raggiungere i 2 miliardi.
La costruzione della rete coinvolge alcuni dei principali operatori satellitari europei, tra cui Eutelsat, SES e Hispasat. Quest’ultima, controllata dalla spagnola Indra, sarà inoltre il principale appaltatore di un progetto da 1,6 miliardi di euro per realizzare le stazioni terrestri necessarie a IRIS².
La sfida a Starlink arriva sugli smartphone
La componente militare e governativa non esaurisce però le ambizioni europee. Bruxelles vuole portare IRIS² anche nel mercato delle comunicazioni direct-to-device, cioè la tecnologia che consente a un normale smartphone di collegarsi direttamente a un satellite senza bisogno di un terminale satellitare dedicato.
La Commissione europea cercherà un fornitore capace di integrare questa tecnologia nella costellazione. L’obiettivo porta quindi IRIS² a confrontarsi più direttamente con Starlink, che sta sviluppando una propria rete direct-to-cell insieme agli operatori telefonici.
Bruxelles ha inoltre proposto di riservare un terzo delle frequenze satellitari interessate a un servizio sovrano europeo destinato anche a sicurezza e difesa, e un altro terzo a un servizio commerciale gestito da un operatore europeo. Il terzo restante sarebbe invece destinato al mercato commerciale e aperto anche a operatori non europei.
Ciò trasformerà IRIS² da infrastruttura prevalentemente governativa a strumento con cui l’Europa punta a costruire anche un proprio mercato delle comunicazioni satellitari.
Il problema europeo della dipendenza
Eutelsat ha già invitato i Paesi europei a muoversi insieme per evitare il rischio che nel settore satellitare “un solo operatore si prenda tutto”. Il riferimento è soprattutto a Starlink, che grazie alle migliaia di satelliti già in orbita dispone di un vantaggio enorme rispetto ai concorrenti europei.
IRIS² non colmerà rapidamente quella distanza e non nasce nemmeno come copia di Starlink. La scelta di anticiparne il dispiegamento mostra però come Bruxelles abbia ormai inserito le comunicazioni satellitari tra le infrastrutture sulle quali considera strategico recuperare autonomia dagli Stati Uniti.
La nuova corsa europea allo spazio, insomma, non riguarda soltanto la connettività. Riguarda sempre più direttamente la difesa.
Fonte: Bloomberg


