Come abbiamo raccontato più volte, l’intelligenza artificiale sta decimando i colletti bianchi, e in molti si domandano quali saranno i lavori del futuro. Un’inchiesta del New York Times ne offre lo spaccato invesro: accanto alle professioni che l’IA cancella, ce ne sono altre che proprio l’IA sta rendendo richiestissime. Sono i mestieri manuali, a partire dall’elettricista.
La tecnologia più immateriale che ci sia poggia infatti su centinaia di migliaia di braccia molto concrete: elettricisti, carpentieri, installatori. E le aziende dell’IA stanno spendendo centinaia di milioni di dollari per assicurarsi le persone che servono a costruire e a far funzionare i loro data center.
La corsa agli elettricisti
Secondo un’analisi del portale di annunci Indeed, le mansioni di installazione e manutenzione nei data center pagano il 42% in più rispetto a lavori simili in altri settori.
Il boom, per giunta, arriva a compensare la fiacca di altri comparti. La costruzione di uffici non si è mai ripresa dopo la pandemia e l’edilizia residenziale resta depressa dagli alti tassi d’interesse. I data center hanno riassorbito una parte di quella manodopera in cerca di cantieri.
Dietro le paghe gonfiate c’è però una guerra al rialzo. “Tutti vogliono quei soldi”, riassume Tyler Shelton, elettricista di Detroit la cui azienda ha già dirottato buona parte degli operai su un data center a un’ora di distanza.
Nei mercati più caldi, come Dallas e la Virginia settentrionale, si cambia bandiera per un bonus o una diaria migliore, e le imprese si rivolgono a società di reclutamento specializzato. “Si sta creando una tensione sul lavoro davvero delicata”, ammette Marty Schager di Aerotek.
Il mestiere te lo insegno io
Microsoft avviò nel 2018 i primi corsi per tecnici di data center, e oggi gestisce 39 sedi nel mondo cui ha formato 15.000 persone. Ma l’era dell’IA ha coinvolto le grandi aziende tecnologiche molto più a fondo nelle costruzioni: ora collaborano con i college locali e con i sindacati per disegnare corsi che portino le persone sul cantiere il più in fretta possibile, lasciando che imparino il resto sul lavoro.
I numeri dicono quanto sia diventata seria la partita. Google ha messo 50 milioni di dollari (circa 44 milioni di euro) per portare le iscrizioni annuali agli apprendistati da 19.500 a 30.000, in località scelte dall’azienda. BlackRock ne ha stanziati 100 (circa 88 milioni di euro) per i suoi data center in Texas. Meta è arrivata a 115 milioni di dollari (circa 101 milioni di euro) solo per il primo anno, con circa 5.000 partecipanti: quattro settimane di corso, viaggio e alloggio pagati, poi il cantiere con un’impresa appaltatrice del gruppo.
Il meccanismo è dichiarato apertamente. “L’obiettivo iniziale è portare più persone possibile sui cantieri di Meta e tenerle in famiglia”, ha spiegato Joel Thames, responsabile della formazione per l’associazione che gestisce parte del programma. Della serie: ti insegno il mestiere e poi resti a costruire i miei impianti.
Perché le Big Tech coccolano i sindacati
Qui entra in scena un attore che negli Stati Uniti pesa parecchio: i sindacati. Sean McGarvey guida quelli edili nordamericani con la North America’s Building Trades Unions. parliamo di tre milioni di iscritti, che spendono già 2,5 miliardi di dollari l’anno (circa 2,2 miliardi di euro) in apprendistato e formazione continua, pagati da datori di lavoro e iscritti. Potrebbe formare tutte le persone che servono ai giganti dell’IA, dice, a condizione che s’impegnino ad assumere la manodopera sindacalizzata.
Aziende che sulla carta non hanno nulla di sinistra si stanno coccolando dunque i sindacati. OpenAI l’ha fatto a marzo, promettendo di lavorare con loro per fornire personale ai suoi progetti. D’altronde il tornaconto è concreto: il via libera sindacale porta a consenso e a una copertura politica sui territori. E quando un sindacato locale sa che lavorerà a un cantiere, tende a sostenerlo.
Non tutti però si accontentano. McGarvey ha definito il programma di Meta “una brillante mossa di pubbliche relazioni”, perché un mese di corso non regge il confronto con un apprendistato di quattro anni che insegna un ventaglio ben più ampio di competenze. “Qualsiasi investimento nel settore è un buon investimento ma qui parliamo di mele e arance”.
Che di comunicazione si tratti, del resto, è evidente: Meta ha tappezzato Facebook e Instagram di spot per la sua “America’s Workforce Academy” e si è alleata con la National Urban League e la U.S. Hispanic Chamber of Commerce per spargere la voce nei territori più diffidenti.
E da noi?
Questo accade in America. In Italia il fenomeno è più giovane ma la traiettoria potrebbe essere somigliante. La Lombardia è infatti diventata il primo polo del Paese e concentra oltre la metà delle richieste di allaccio presentate a Terna.
Nel Pavese e nel Milanese i progetti contestati dai comitati di cittadini sono già oltre venti, con la prima manifestazione pubblica andata in scena a Lacchiarella l’11 luglio. La Regione, prima in Italia, ha poi approvato a giugno una legge per regolare dove e come si costruiscono.
La domanda di manodopera qualificata che sta ridisegnando il mercato del lavoro americano è pronta a bussare anche qui. E viene da chiedersi se i sindacati italiani si stiano attrezzando di conseguenza, perché il boom, almeno in parte, toccherà anche noi.
Fonte: New York Times


