Intel ha un nuovo leader. L’azienda ha infatti annunciato ieri la nomina di Lip-Bu Tan come CEO, una scelta che sembra segnare una linea di continuità nella gestione del colosso dei chip, nonostante le difficoltà che sta attraversando.
L’ex membro del consiglio di amministrazione prenderà il posto di Pat Gelsinger, rimosso tre mesi fa dopo il fallimento della sua ambiziosa strategia di rilancio.
L’arrivo di Tan, veterano del settore e investitore tecnologico di lungo corso, ha avuto un impatto immediato sui mercati: le azioni di Intel sono salite del 12% nel trading after-hours.
Il percorso per risollevare la società si prospetta però lungo e complesso. Il titolo ha perso il 60% nel 2024, e Intel sta cercando di ritrovare il proprio ruolo di leader mentre fatica a competere con giganti come Nvidia e TSMC, che dominano il settore dei chip avanzati per l’intelligenza artificiale.
La strategia di Tan: “Riporteremo Intel al vertice”
Lip-Bu Tan ha subito chiarito la sua visione per il futuro della compagnia. In una lettera inviata ai dipendenti, ha affermato: “Insieme, lavoreremo duramente per riportare Intel alla sua posizione di azienda leader nella produzione di prodotti di livello mondiale, affermarci come una fonderia all’avanguardia e soddisfare i nostri clienti come mai prima d’ora”.
La dichiarazione sembra dissipare le voci su una possibile separazione tra la divisione di progettazione e quella di produzione dei chip. Negli ultimi mesi, infatti, indiscrezioni di stampa hanno suggerito che aziende come Broadcom stessero valutando l’acquisizione della divisione di progettazione di Intel, mentre TSMC sarebbe stata interessata al controllo degli stabilimenti di produzione.
Secondo Reuters, TSMC avrebbe persino sondato alcuni dei principali clienti di Intel per creare una joint venture che prenda in gestione le fabbriche della società americana. Il tutto con il possibile sostegno dell’amministrazione dell’ex presidente Donald Trump, che ha chiesto al colosso taiwanese di intervenire per aiutare Intel a superare la crisi.
Le preoccupazioni degli investitori
Se il mercato ha reagito positivamente alla nomina di Tan, restano forti le incertezze sul futuro finanziario di Intel.
La società sta investendo miliardi per trasformarsi in una fonderia, ossia un produttore a contratto per altre aziende, cercando di competere con TSMC. Questo però ha sollevato dubbi tra gli investitori, preoccupati per l’impatto sui flussi di cassa e per la capacità dell’azienda di mantenere il passo con i concorrenti.
Un’altra sfida sarà rendere Intel Foundry più accessibile ai clienti. Gli analisti sottolineano che uno dei problemi della divisione è la complessità degli strumenti di produzione, che devono diventare più intuitivi per attirare nuovi clienti.
Una carriera tra tecnologia e investimenti
Tan, 65 anni, è nato in Malesia, è cresciuto a Singapore e vanta una formazione accademica di alto livello. Ha studiato fisica presso la Nanyang Technological University, ha conseguito un master in ingegneria nucleare al MIT e un MBA all’Università di San Francisco.
Nel corso della sua carriera ha ricoperto ruoli chiave in diverse aziende. È stato CEO di Cadence Design Systems, fornitore di Intel e leader nel settore del software per la progettazione di chip, dal 2009 al 2021, periodo in cui l’azienda ha visto crescere significativamente ricavi e valore azionario.
È anche presidente di Walden International, una società di venture capital attiva dal 1984, e ha fatto parte dei consigli di amministrazione di Hewlett Packard Enterprise e SoftBank Group.
Tan era già stato membro del board di Intel, entrando nel 2022 con l’obiettivo di rilanciare la compagnia. L’anno successivo però si è dimesso per divergenze sulla strategia di ristrutturazione.
Lo scorso dicembre, il consiglio di amministrazione aveva già ricontattato Tan per offrirgli la guida dell’azienda, segno che il suo profilo era già considerato fondamentale per il futuro di Intel. Ora tornerà alla guida dell’azienda in un momento delicato, con la politica che gioca un ruolo sempre più decisivo nel destino di Intel.
Trump, i chip e la sfida della produzione USA
La nomina di Tan arriva mentre Donald Trump continua a spingere per riportare la produzione di semiconduttori negli Stati Uniti. L’ex presidente ha più volte criticato i paesi asiatici, in particolare Taiwan, per aver “rubato” agli USA la leadership nel settore.
In questo contesto, TSMC ha recentemente annunciato un nuovo investimento da 100 miliardi di dollari negli Stati Uniti per costruire cinque nuovi stabilimenti. Un’operazione che potrebbe cambiare gli equilibri del mercato e complicare ulteriormente il compito di Intel.
Inaspettatamente, però, Trump sta anche cercando di bloccare la legge bipartisan del 2022 che prevede 52,7 miliardi di dollari in sussidi per il settore dei semiconduttori, una misura di cui Intel ha già beneficiato.
Nonostante le incognite, Tan si è detto fiducioso nel rilancio dell’azienda: “Intel gioca un ruolo essenziale nell’ecosistema tecnologico globale, sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo. E, insieme, sono certo che possiamo risollevare il nostro business”.
L’arrivo di Tan rappresenta una scommessa importante per Intel, ma il percorso di rilancio sarà lungo e pieno di ostacoli. La sfida sarà doppia: da un lato, competere con Nvidia e TSMC nel mercato dei semiconduttori avanzati, dall’altro, affrontare un contesto geopolitico in continuo mutamento.
Gli investitori, nel frattempo, restano cauti, consapevoli che la trasformazione di Intel richiederà tempo e investimenti mirati.


