Il governo degli Stati Uniti ha deciso di investire pesantemente nella rinascita dell’industria dei semiconduttori sul proprio territorio, concedendo a Intel un finanziamento fino a 7,87 miliardi di dollari per la costruzione e l’espansione di impianti in quattro stati: Arizona, New Mexico, Ohio e Oregon.
Si tratta del più grande stanziamento previsto dal Chips Act, una legge approvata nel 2022 con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza nazionale e ridurre la dipendenza dai semiconduttori prodotti all’estero.
L’assegnazione dei fondi è però inferiore agli 8,5 miliardi di dollari previsti nella bozza di marzo.
Questa riduzione si deve al fatto che Intel ha già ricevuto 3 miliardi di dollari per la costruzione di strutture sicure destinate alla produzione di microchip per applicazioni militari e di intelligence statunitensi.
La Casa Bianca, sotto la guida di Joe Biden, sta correndo contro il tempo per assicurarsi che i miliardi promessi siano distribuiti entro la fine del mandato presidenziale, consolidando uno dei programmi più ambiziosi dell’attuale amministrazione.
Ridurre le dipendenze dalla Cina
Negli ultimi decenni, gran parte della produzione mondiale di chip si è spostata in Asia, lasciando gli Stati Uniti con solo il 12% della produzione globale nel 2020.
Questa dipendenza ha evidenziato le proprie criticità durante la pandemia di Covid-19, quando le interruzioni delle catene di approvvigionamento hanno avuto effetti devastanti sull’industria tecnologica e automobilistica.
La crescente tensione geopolitica con la Cina ha reso il tema ancora più urgente. Il Chips Act, con un budget complessivo di 53 miliardi di dollari, è stato progettato proprio per affrontare questa sfida, con una particolare attenzione ai semiconduttori utilizzati dal Pentagono, considerati cruciali per la sicurezza nazionale.
Le condizioni: niente riacquisti di azioni per cinque anni
I fondi saranno erogati a Intel in base al raggiungimento di specifici traguardi produttivi, con un primo stanziamento di almeno 1 miliardo di dollari previsto entro la fine dell’anno.
Come condizione per il finanziamento, Intel si è impegnata a non effettuare riacquisti di azioni per un periodo di cinque anni, una misura volta a garantire che le risorse vengano investite nella crescita e nella produzione.
Intel ha deciso di non accedere ai prestiti governativi previsti dal programma, che avrebbero potuto arrivare fino a 11 miliardi di dollari, ma intende richiedere crediti fiscali correlati per sostenere il suo ambizioso piano di espansione.
Sotto la guida del CEO Pat Gelsinger, in carica da tre anni, Intel sta cercando di rilanciare la propria posizione sul mercato globale dei chip.
Oltre a costruire nuovi impianti, l’azienda sta investendo in una nuova linea di business per produrre semiconduttori su commissione, con l’obiettivo di competere con i giganti asiatici TSMC e Samsung, leader nella produzione di chip avanzati.
Il percorso, però, si è rivelato complesso. Intel ha dovuto affrontare tagli significativi al personale e una contrazione dei costi, mentre le sue vendite principali sono state oscurate dai processori grafici di Nvidia, più adatti per applicazioni di intelligenza artificiale.
Le azioni di Intel hanno perso il 51% del loro valore dall’inizio dell’anno, mettendo ulteriore pressione sul management.
L’ombra del DOGE
Il presidente eletto Donald Trump ha recentemente nominato Vivek Ramaswamy, imprenditore e sostenitore del Partito Repubblicano, per co-dirigere il nuovo Dipartimento per l’Efficienza Governativa (DOGE) insieme a Elon Musk.
Questo dipartimento ha l’obiettivo di smantellare la burocrazia governativa, eliminare regolamentazioni eccessive, ridurre le spese inutili e ristrutturare le agenzie federali.
Ebbene, Vivek Ramaswamy ha definito i finanziamenti del Chips Act dei “sussidi inutili” e ha annunciato che, con il supporto di Elon Musk, guiderà l’iniziativa del presidente eletto Donald Trump per ridurre la spesa pubblica.
Ramaswamy ha inoltre dichiarato che il Dipartimento per l’Efficienza Governativa esaminerà i contratti legati a questi finanziamenti, raccomandando controlli più rigorosi.
La sfida per l’amministrazione Biden è allora quella di dimostrare che l’investimento nel Chips Act non solo ridurrà la dipendenza dagli approvvigionamenti asiatici, ma sarà anche in grado di creare posti di lavoro e rilanciare l’industria manifatturiera americana.
Per Intel, il successo di questa operazione rappresenta una svolta esistenziale per il proprio futuro e per quello dell’intero settore tecnologico statunitense.


