Intel ha chiuso ieri con un tonfo del 13% nelle contrattazioni after-hours, dopo aver annunciato previsioni trimestrali su ricavi e utili al di sotto delle attese. Il problema, paradossalmente, non è la mancanza di domanda: l’azienda ha al contrario ammesso di non riuscire a soddisfare le richieste per i suoi chip server utilizzati nei data center IA, lasciando sul tavolo vendite potenzialmente redditizie.
“Nel breve termine, sono deluso dal fatto che non siamo in grado di soddisfare pienamente la domanda nei nostri mercati,” ha dichiarato il CEO Lip-Bu Tan agli analisti. Le fabbriche girano a piena capacità, ma non basta. Per il trimestre in corso Intel prevede ricavi tra 11,7 e 12,7 miliardi di dollari, contro i 12,51 miliardi attesi dal mercato, mentre gli utili rettificati per azione dovrebbero raggiungere il pareggio invece dei 5 centesimi previsti.
La tempesta perfetta dei data center
La crisi di Intel riflette un’accelerazione imprevista nei mercati dei chip. L’esplosione della domanda per i data center IA ha colto di sorpresa non solo il chipmaker, ma anche i giganti del cloud computing.
Questi ultimi si sono trovati costretti a rimpiazzare in fretta flotte di chip obsolete a causa di un “deterioramento nelle prestazioni di rete,” come ha spiegato a Reuters il responsabile finanziario David Zinsner. “Sono stati tutti un po’ colti di sorpresa,” ha ammesso.
Il problema per Intel è però strutturale: nonostante possieda le proprie fabbriche, l’azienda deve fare i conti con tempi di adattamento lunghi quando si tratta di cambiare i tipi di chip prodotti. I prodotti attuali sono il risultato di decisioni prese anni fa, e la pianificazione non aveva previsto un’impennata così rapida nella domanda di processori server che affiancano le GPU di Nvidia nei sistemi IA.
Mentre il nuovo chip per laptop Panther Lake comprime i margini, Intel non riesce a capitalizzare il momento più favorevole per i suoi chip server tradizionali.
Il rilancio di Tan tra fiducia e capacità di attuarlo
La storia recente di Intel è quella di un’azienda che cerca di risollevarsi dopo anni di passi falsi nel mercato IA. Lip-Bu Tan ha orchestrato una strategia di rilancio centrata sul taglio dei costi, l’eliminazione di livelli manageriali e una roadmap di prodotti rinnovata.
Gli investimenti di alto profilo nel 2024 hanno dato fiducia: 5 miliardi di dollari da Nvidia, 2 miliardi da SoftBank, e una partecipazione diretta del governo statunitense. Il mercato ha risposto: dopo un crollo superiore al 60% nel 2024, le azioni Intel hanno guadagnato l’84% nel 2025, superando ampiamente l’indice di riferimento dei semiconduttori.
Ma Tan ha anche ridimensionato le ambizioni di produzione a contratto (foundry) promosse dal predecessore Pat Gelsinger, privilegiando il consolidamento finanziario dopo espansioni che avevano martellato i margini. Come ha osservato Michael Schulman di Running Point Capital, “la storia di turnaround di Intel rimane vincolata dall’offerta piuttosto che dalla domanda: una posizione frustrante che ritarda la ripresa finanziaria nonostante prodotti competitivi e forte interesse dei clienti.”
La tecnologia 18A, tra promesse e incertezze
Panther Lake rappresenta un banco di prova importantissimo: è il primo prodotto realizzato con la tecnologia di produzione 18A, considerata decisiva per la competitività futura di Intel. Ma le rese produttive restano un problema critico. Reuters riporta che solo una piccola percentuale dei chip stampati tramite 18A risulta abbastanza affidabile per essere commercializzata.
Tan ha ammesso durante la conference call che le rese sono “in linea con i piani interni ma ancora al di sotto di quello che voglio che siano,” pur migliorando mese dopo mese. Rese insufficienti significano ovviamente margini sotto pressione.
Parallelamente, Intel attende segnali concreti per la tecnologia di nuova generazione 14A: l’azienda infatti ha rinviato investimenti pesanti in attesa di un grande cliente esterno. Zinsner ha rivelato che due clienti stanno valutando i dettagli tecnici per eventuali chip di prova, con una decisione attesa nella seconda metà dell’anno. Gli investitori, ha spiegato, potranno capire quando arriverà un cliente importante osservando un picco nella spesa in conto capitale.
Carenza di memoria e competizione crescente
A complicare ulteriormente il quadro c’è una carenza globale di chip di memoria, che ha fatto salire i prezzi e reso più costosi i personal computer, un mercato ancora centrale per Intel. Zinsner prevede che l’offerta disponibile toccherà i livelli più bassi nel primo trimestre, con un miglioramento atteso solo nel secondo.
Nel frattempo, Intel continua a perdere quote nel mercato PC contro AMD e Arm, erodendo posizioni in un settore già sotto pressione. Il risultato è un’azienda intrappolata in una fase di transizione: ha prodotti competitivi, domanda robusta e investitori fiduciosi, ma non riesce ancora a tradurre questi elementi in una ripresa finanziaria concreta.
La capacità produttiva limitata, le rese ancora imperfette sulla tecnologia 18A e la necessità di attrarre grandi clienti esterni per la 14A, disegnano un percorso irto di ostacoli. Intel deve correre, insomma, ma le sue fabbriche non tengono il passo.
Fonte: Reuters


