È notizia della settimana scorsa che Google ha assunto i co-fondatori di Character.ai, una start-up di intelligenza artificiale nota per i suoi chatbot personalizzati.
Apparentemente si tratta di una delle tante manovre sul mercato di Big Tech che fanno capire la scarsa capacità delle start-up, anche ben finanziate, di competere coi colossi tecnologici che dominano il settore. Ma per qualcuno, dopo quanto accaduto con Inflection e Adept, questo è il terzo indizio che costituisce una prova.
Ossia che Big Tech sta provando ad aggirare le stringenti normative antitrust volute dall’amministrazione Biden. E che non a caso hanno portato alcuni venture capitalist verso sponde trumpiane.
Noam Shazeer e Daniel De Freitas, che avevano lasciato Google nel 2022 per fondare Character.ai. Ora torneranno ora alla loro vecchia azienda, portando con sé parte del loro team. Character.ai, valutata 1 miliardo di dollari dagli investitori, ha infatti annunciato in un post sul blog che Google pagherà per accedere alla sua tecnologia IA, mentre la start-up utilizzerà in futuro anche sistemi di IA sviluppati da altre aziende.
Questo accordo, dicevamo, ricorda quelli recenti di Microsoft e Amazon, che hanno attirato l’attenzione delle autorità antitrust. A marzo, Microsoft ha assunto il capo di Inflection AI, un’altra start-up di chatbot, e ha stipulato un accordo per utilizzare la sua tecnologia.
Analogamente, a giugno, Amazon ha annunciato un’intesa con Adept AI, fondata da un ex ingegnere di Google e OpenAI. Né Google né Character.ai hanno commentato i termini dell’accordo.
Sia chiaro, non è facile per le start-up di IA costruire business di successo, nonostante l’ondata di investimenti nel settore, quando gli stipendi per i migliori ricercatori di IA sono astronomici e l’addestramento degli algoritmi può costare centinaia di milioni di dollari in hardware e elettricità. Senza dimenticare che le start-up devono spesso pagare giganti come Google, Microsoft e Amazon per accedere a risorse di cloud computing.
E mentre Big Tech, se anche fatica a trarre profitti significativi dall’IA, può sostenerne lo sviluppo grazie ai business preesistenti, le start-up invece devono dimostrare rapidamente la propria redditività. Non a caso Character.ai, che ha guadagnato popolarità tra i giovani per i suoi chatbot, anche per conversazioni romantiche o esplicite, non ha rivelato dettagli sulle sue performance economiche.
Ma con l’amministrazione Biden che ha intensificato il controllo su fusioni e acquisizioni, le grandi aziende stanno trovando più difficile comprare direttamente i concorrenti più piccoli. E accordi strutturati come quelli che stiamo commentando, stanno portando alcuni osservatori e regolatori a suggerire che siano progettati proprio per eludere la pressione dell’antitrust.
La Federal Trade Commission (FTC) sta quindi indagando se l’accordo di Microsoft con Inflection sia stato strutturato per aggirare le norme antitrust. Anche Amazon è sotto esame per il suo accordo con Adept. L’investimento di Google in Anthropic è sotto scrutinio dei regolatori britannici.
Accordi come questo di Google con Character.ai vengono definiti in gergo “acqui-hires” e sono acquisizioni in tutto tranne che nel nome. The Information segnala infatti che Google ha pagato circa 2,5 miliardi di dollari agli investitori di Character e assumerà circa 30 dei suoi 130 dipendenti. Se fosse stata un’acquisizione convenzionale, sarebbe stata la sesta più grande nella storia di Google.
Ma ufficialmente non lo è, per lo meno fino a quando l’antitrust non farà luce su questo modo non convenzionale di acquisire talenti. Senza dimenticare però che la deregulation è proprio ciò che una fetta della Silicon Valley sta chiedendo a Trump.


