L’industria dell’auto teme una nuova crisi: quella dei magneti

da | 2 Giu 2025 | Automotive

Tempo di lettura: 2 minuti

La dipendenza globale dalle terre rare della Cina sta portando l’industria automobilistica sull’orlo di una nuova e inattesa crisi: quella dei magneti.

Con Pechino che detiene oltre il 90% della produzione mondiale di questi elementi critici, ogni rallentamento sul fronte cinese si traduce immediatamente in un terremoto per le catene di approvvigionamento globali. Ed è esattamente ciò che sta accadendo ora.

La preoccupazione del mondo dell’auto

L’allarme arriva forte e chiaro da un’alleanza di giganti dell’automotive e dei loro fornitori.

L’Alliance for Automotive Innovation (AAI) e la Motor & Equipment Manufacturers Association (MEMA) hanno sollevato preoccupazioni riguardo la disponibilità di magneti di terre rare, essenziali per una miriade di componenti presenti nei veicoli, dai motori dei tergicristalli ai sensori ABS.

Il problema? La lentezza, a tratti esasperante, con cui la Cina sta concedendo le licenze di esportazione.

Le implicazioni sono sertissime. “Senza un accesso affidabile a questi elementi e magneti, i fornitori automobilistici non saranno in grado di produrre componenti automobilistici critici,” hanno spiegato le associazioni.

La minaccia è concreta: “In molti casi, questo potrebbe includere la necessità di ridurre i volumi di produzione o persino chiudere le linee di assemblaggio dei veicoli.” Parliamo infatti di parti che sono il cuore pulsante di ogni auto moderna, praticamente ogni elemento che rende un veicolo sicuro e funzionale.

La lista dei membri di AAI è una carrellata di nomi che definiscono il mercato globale: BMW Group, Ford, General Motors, Honda, Hyundai, Stellantis, Toyota e Volkswagen. MEMA, dal canto suo, rappresenta oltre 1.000 fornitori. Tutti loro sono con il fiato sospeso.

Dispetti commerciali

Cambiare fornitore non è un’opzione praticabile nel breve termine. Con oltre il 90% della capacità produttiva mondiale di terre rare concentrata in Cina, l’alternativa più evidente, è sbloccare il nodo orientale,

Anche perché l’unica miniera di terre rare presente negli Stati Uniti, a Oklahoma, a quanto leggiamo dipende ancora dalla Cina per alcune lavorazioni. Per aumentare la produzione, l’attenzione si sta rivolgendo anche ai riciclatori di componenti elettronici, ma si tratta di una transizione che richiederà anni, non settimane.

C’è poi anche il caso della miniera di litio in Nevada e dei problemi riguardanti il grano saraceno di Tiehm (e se vi abbiamo incuriosito, potete leggere l’articolo qui). Resta il fatto che la situazione è figlia delle tensioni commerciali di cui abbiamo più volte scritto.

Reuters ha infatti rivelato che le esportazioni cinesi di magneti si sono dimezzate ad aprile. E a complicare il quadro, gli Stati Uniti hanno accusato Pechino di violare un accordo che prevedeva un allentamento temporaneo delle tariffe e delle restrizioni commerciali. La Cina ha replicato denunciando i ben noti abusi americani nelle esportazioni di semiconduttori verso di essa.

Un funzionario statunitense ha confermato a Reuters che Pechino aveva promesso di concedere le licenze di esportazione per le terre rare, ma che sta “procedendo lentamente”.

Mentre la guerra commerciale tra le due superpotenze continua, l’industria automobilistica globale si trova in mezzo al fuoco incrociato. Costruttori e acquirenti sono costretti a subire le conseguenze di una geopolitica sempre più complessa, con l’ombra incombente di nuove interruzioni della produzione.

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