L’India sollecita i partiti a rinunciare ai deepfake in campagna elettorale

da | 7 Mag 2024 | IA, Politica, Tecnologia

Tempo di lettura: 2 minuti

Che i deepfake avrebbero sovvertito l’esercizio della democrazia, è qualcosa che abbiamo scritto più volte su TechTalking. Pertanto, e purtroppo, dalle finte chiamate di Biden di qualche mese fa siamo passati al comunicato ufficiale appena diffuso dalla Commissione Elettorale dell’India. In esso si sollecitano tutti i partiti politici a non utilizzare deepfake e altre forme di false informazioni nei loro comunicati sui social media, nel corso delle attuali elezioni generali del paese.

Il comunicato, rilasciato ieri, obbliga i partiti politici a eliminare qualsiasi audio o video deepfake entro tre ore dalla scoperta del loro esistenza. Inoltre, i partiti sono invitati a identificare e mettere in guardia gli individui che creano tali contenuti falsi. Questa iniziativa della Commissione Elettorale segue le critiche ricevute dall’Corte Alta di Delhi per non aver contrastato efficacemente tali pratiche nella nazione più popolosa al mondo.

L’India, con una popolazione di oltre 1,5 miliardi di persone, ha dato il via alle sue elezioni generali il 19 aprile, che si concluderanno il 1° giugno. Le elezioni sono già state oggetto di controversie legate all’uso di deepfake e alla disinformazione.

Il primo ministro Narendra Modi ha espresso, alla fine del mese scorso, preoccupazioni riguardo l’uso di registrazioni vocali false che mostrano leader politici fare affermazioni che “non hanno mai nemmeno considerato”, affermando che ciò fa parte di un complotto mirato a creare tensione nella società.

La polizia indiana ha arrestato almeno sei persone appartenenti ai team di social media del Congresso Nazionale Indiano, il principale partito di opposizione del paese, per aver diffuso un video manipolato che ritraeva il Ministro dell’Interno Amit Shah in dichiarazioni mai fatte.

L’India è al centro di una discussione sull’uso e la diffusione dei deepfake da diversi mesi. Ashwini Vaishnaw, Ministro dell’IT dell’India, ha incontrato a novembre grandi aziende dei social media come Meta e Google, concordando sulla necessità di una regolamentazione più efficace per contenere la diffusione di video deepfake e delle applicazioni che ne facilitano la produzione.

Un altro ministro ha avvertito a gennaio che le aziende tecnologiche potrebbero subire severe sanzioni, inclusi divieti, se non agiscono attivamente contro i video deepfake. Il paese deve ancora trasformare in legge il suo progetto di regolamentazione sui deepfake. Lunedì, la Commissione Elettorale ha ribadito di aver “continuamente esortato” i partiti politici e i loro leader a “osservare il decoro e la massima moderazione durante la campagna elettorale pubblica”.

Viviamo in un epoca in cui i politici un giorno dicono una cosa, il giorno dopo ne dicono un’altra. E in cui chiunque a casa può comodamente realizzare un deepfake con pochi secondi di video e audio. Sarà sempre più, difficile in futuro capire se certe parole siano state messe o meno in bocca a un politico. O se quest’ultimo userà i deepfake come paravento per mascherare cosa che ha effettivamente detto e delle quali si è successivamente pentito.

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