Gli incendi non sono un problema solo per l’Arizona o la California. Anche in Italia il cambiamento climatico sta rendendo alcune zone sempre più vulnerabili.
Le ondate di calore più intense, la riduzione delle precipitazioni e l’accumulo di vegetazione secca stanno trasformando aree un tempo sicure in focolai pronti ad accendersi.
In questo scenario, il settore assicurativo nostrano potrebbe presto trovarsi ad affrontare le stesse difficoltà che stanno scuotendo il mercato americano, dove il costo delle polizze contro gli incendi è in forte aumento.
Lo strappo dell’Arizona sugli incendi
L’Arizona è pronta a rivedere le regole sulla responsabilità degli incendi boschivi con una proposta di legge che potrebbe avere ripercussioni significative sul settore assicurativo e sui cittadini.
La misura, attualmente in discussione, ridurrebbe la possibilità di attribuire colpe alle aziende di servizi pubblici quando i roghi sono causati da impianti difettosi o mal mantenuti, spostando potenzialmente il peso dei risarcimenti sulle assicurazioni dei proprietari di casa.
Secondo il testo della legge, le utility dovrebbero presentare ogni due anni un piano di prevenzione per ridurre il rischio di incendi.
Non ci sarebbero però reali obblighi per le aziende di attenersi a questi piani, né conseguenze chiare in caso di inadempienza. Anche in caso di negligenza nella manutenzione delle infrastrutture, le aziende sarebbero comunque protette da richieste di risarcimento.
Le ricadute sui premi assicurativi
Negli ultimi anni, il mercato assicurativo ha dovuto far fronte a perdite ingenti a causa degli incendi boschivi.
In Arizona, molti proprietari di case hanno visto le loro polizze triplicare di costo o addirittura essere revocate, una tendenza che potrebbe aggravarsi se il disegno di legge dovesse passare.
Se le utility non saranno più responsabili per gli incendi legati alle loro infrastrutture, i costi potrebbero infatti ricadere sui cittadini attraverso un incremento delle tariffe assicurative o delle bollette energetiche.
“Non esiste un pranzo gratis”, ha dichiarato Marcus Osborn, lobbista dell’industria assicurativa americana, in un’audizione pubblica. “Pagherete comunque, o con premi assicurativi più alti o con tariffe energetiche più elevate.”
Un problema globale che potrebbe riguardare anche l’Italia
Se l’Arizona sta cercando di proteggere le aziende di servizi pubblici dalle richieste di risarcimento, cosa accadrebbe in Italia se le compagnie elettriche si trovassero in una situazione simile?
Anche da noi, aziende come Enel e Terna gestiscono infrastrutture che attraversano aree a rischio incendio. Un loro guasto potrebbe scatenare roghi altrettanto devastanti ma le leggi italiane sono diverse da quelle americane. Eppure, lo sappiamo, molto spesso usiamo quanto succede negli Stati Uniti per sdoganare cambiamenti altrimenti difficili da proporre.
L’altro grande interrogativo riguarda il mercato assicurativo. Negli Stati Uniti, compagnie come Hippo e Lemonade stanno registrando perdite milionarie a causa dell’aumento dei sinistri per incendi. In Italia, il settore assicurativo potrebbe subire la stessa pressione se gli incendi continuassero a intensificarsi. Se le polizze contro i roghi diventassero più costose o difficili da ottenere, chi si farà carico dei danni?
Una risposta l’abbiamo già. Negli ultimi anni, diverse compagnie assicurative in Italia hanno aumentato le franchigie o ridotto le coperture per eventi atmosferici estremi come grandinate, trombe d’aria e alluvioni.
Il motivo è lo stesso che sta facendo impennare i premi assicurativi negli Stati Uniti per gli incendi: il cambiamento climatico sta rendendo questi fenomeni più frequenti e dannosi, facendo lievitare i costi per le assicurazioni.
Per limitare le perdite, molte compagnie hanno adottato strategie come l’aumento delle franchigie, la riduzione dei massimali, se non esclusioni più stringenti: alcune polizze, ad esempio, non coprono più i danni da grandine, se non pagando un supplemento.
Il caso dell’Arizona è dunque un segnale d’allarme anche per il nostro Paese: con il cambiamento climatico che aumenta il rischio di incendi, potrebbe essere solo una questione di tempo prima che queste stesse domande arrivino sul tavolo dei regolatori italiani.


