Più di un anno fa, Microsoft ha messo l’intelligenza artificiale generativa al centro del suo motore di ricerca, Bing. Google, temendo di compromettere la sua gallina dalle uova d’oro, ha inizialmente adottato un approccio più cauto. Tuttavia, durante la conferenza annuale degli sviluppatori di metà maggio, Google I/O, l’azienda ha annunciato il lancio aggressivo della sua nuova funzione di intelligenza artificiale, AI Overview.
Si tratta dell’ultimo tentativo di Google di recuperare terreno rispetto ai rivali Microsoft e OpenAI nella corsa all’IA. Gli AI Overview combinano affermazioni generate da modelli di intelligenza artificiale con frammenti di contenuto ottenuto da collegamenti live sul web. I riassunti spesso contengono estratti da più siti web citando le fonti, fornendo risposte complete senza che l’utente debba mai fare clic su un’altra pagina. Entro la fine dell’anno, oltre un miliardo di persone avranno accesso a questa tecnologia.
Dal suo debutto, lo strumento ha avuto difficoltà a distinguere tra articoli accurati e post satirici, causando scalpore online quando ha consigliato di mettere la colla sulla pizza o di mangiare sassi per una dieta equilibrata. Tuttavia, al di là di questi incidenti di percorso, questa novità preoccupa l’editoria, che teme che gli estratti rappresentino un grosso pericolo per un già fragile modello di business, riducendo drasticamente il traffico verso i siti da Google.
A lanciare il grido d’allarme, che chi scrive aveva già previsto mesi fa nell’articolo su Arc Search, è stavolta il ben più autorevole New York Times. Il celebre quotidiano americano a tal proposito ha interpellato vari editori, i quali sono concordi dell’affermare che Google li ha messi in una posizione difficile. Da un lato è imprescindibile che i loro siti siano elencati nei risultati di ricerca di Google, che per alcune testate può generare più della metà del loro traffico. Dall’altro, ciò significa che Google può utilizzare i loro contenuti editoriali nei riassunti di AI Overview.
Gli editori potrebbero cercare di proteggere i propri contenuti vietando al crawler web di Google di condividere frammenti dai loro siti. Tuttavia, i loro link verrebbero visualizzati senza alcuna descrizione, rendendo le persone meno propense a fare clic. Un’altra alternativa, ossia rifiutare di essere indicizzati da Google e non apparire affatto sul suo motore di ricerca, sarebbe invece fatale per la loro attività.
Google risponde che il suo motore di ricerca continua a inviare miliardi di visite ai siti web, fornendo valore agli editori. La società afferma inoltre di non mostrare i suoi riassunti di intelligenza artificiale quando è chiaro che gli utenti cercano notizie su eventi di attualità.
Liz Reid, vicepresidente della ricerca di Google, diffonde ottimismo per l’editoria: “Continuiamo a vedere che le persone spesso fanno clic sui link in AI Overview e li esplorano. Un sito web che appare in AI Overview ottiene effettivamente più traffico di uno con un semplice link blu tradizionale.”
Gli editori sostengono che è troppo presto per vedere una differenza nel traffico da Google dall’arrivo degli AI Overview. Tuttavia, la News/Media Alliance, un gruppo commerciale di 2000 giornali, ha inviato una lettera al Dipartimento di Giustizia e alla Commissione Federale del Commercio, sollecitando una indagine sull'”appropriazione indebita” di contenuti di notizie da parte di Google e a fermare il lancio degli AI Overview.
Infine, c’è la questione del copyright. Se OpenAI, nonostante la causa in corso col New York Times, sta prendendo accordi con vari editori per pagare l’utilizzo dei loro contenuti editoriali, Google non ha ancora fatto nulla di simile. Il gigante di Internet sta infatti resistendo a qualunque richiesta di compensazione da parte degli editori, sostenendo che ciò “minerebbe la natura del web aperto”.
Comunque vada a finire, ci permettiamo di osservare che ammesso e non concesso che il Congresso americano prenda provvedimenti contro Google, il mondo non si ferma agli USA. Sarà quindi interessante osservare come si muoverà l’Europa e, soprattutto, con quali tempistiche. O il rischio sarà di salvare l’editoria quando ormai di essa saranno solo rimaste le macerie.


