Negli Stati Uniti, le carceri stanno assistendo a un cambiamento importante nella gestione dei contatti tra detenuti e il mondo esterno. Un cambiamento che per le aziende private significa nuove fonti di guadagno attraverso la distribuzione di tablet, che consentono ai detenuti di accedere a una serie di servizi digitali. Ovviamente, a pagamento.
Questi tablet, spesso racchiusi in robuste custodie di plastica, sono diventati comuni nelle carceri di tutto il paese, offrendo ai detenuti la possibilità di effettuare chiamate, inviare messaggi e persino guardare film direttamente dalle loro celle.
Se da un lato questi dispositivi rappresentano un’opportunità per mantenere i legami con l’esterno e accedere a contenuti educativi, dall’altro sono diventati anche una fonte di notevole profitto per le compagnie di telecomunicazioni carcerarie e per le stesse strutture detentive. Con l’intervento della FCC, i costi delle chiamate vocali e video sono stati drasticamente ridotti, passando da oltre 11 dollari per 15 minuti a un massimo di 90 centesimi.
Tuttavia, le nuove regolamentazioni non coprono altri servizi offerti tramite i tablet, come la messaggistica elettronica, la musica, gli ebook e i film, che continuano a essere molto costosi. Ad esempio, i detenuti possono pagare fino a 2,50 dollari per una singola canzone mentre il noleggio dei film può arrivare a 25 dollari. Si tratta di costi che sono decisamente superiori rispetto a quelli presenti al di fuori delle carceri.
Nonostante le restrizioni della FCC, le strutture di detenzione possono continuare a ricevere commissioni dalle vendite di questi servizi aggiuntivi, perpetuando così un sistema che molti attivisti considerano sfruttatore. Paul Wright, direttore del Human Rights Defense Center, ha sottolineato come i detenuti, non avendo la possibilità di scegliere tra diversi fornitori, siano spesso costretti a pagare prezzi elevati per restare in contatto con i loro cari.
La situazione è particolarmente grave in luoghi come il carcere della contea di St. Clair, in Michigan, dove i detenuti, già privati delle visite faccia a faccia e della corrispondenza fisica, si vedono costretti a utilizzare i tablet per mantenere i contatti con l’esterno. I costi? 5 dollari al mese per affittare il tablet, 4,20 dollari per una chiamata di 20 minuti e 12,99 dollari per una videochiamata di 20 minuti.
Come se questo non fosse abbastanza, adducendo il rischio di contrabbando, il carcere ha vietato anche la maggior parte della corrispondenza fisica. Per comunicare con amici e parenti i detenuti sono di conseguenza costretti a utilizzare il servizio di messaggistica elettronica offerto dai tablet. Ma attenzione: ogni messaggio costa 50 centesimi, con un “francobollo” aggiuntivo richiesto per ogni allegato. L’acquisto di francobolli, inoltre, comporta una commissione di transazione di 3,75 dollari.
Di fronte a queste forme di estorsione legalizzata, alcune giurisdizioni, come il Colorado e New York City, hanno invece reso le chiamate telefoniche completamente gratuite. Ciò però non ha impedito alle aziende (e alle carceri) di continuare a trarre profitto attraverso la vendita di contenuti premium.
Secondo il Wall Street Journal, dal cui illuminante articolo abbiamo tratto questa news, a New York vengono venduti a 21,99 dollari al mese abbonamenti “gold package”, che includono 100 film e programmi TV di recente uscita. I pacchetti musicale mensili, venduti separatamente, hanno invece un costo di 24,99 dollari. A titolo di esempio, qui in Italia il piano Spotify Premium Individual costa 10,99 € al mese.

I tablet non sono dotati di fotocamera e sono equipaggiati con vetro infrangibile, viti di sicurezza e una doppia schermatura per prevenire usi impropri. (Foto di Andy Cross/The Denver Post)
Per completezza, va ricordato che i programmi dei tablet contribuiscono ad aumentare le entrate delle agenzie di correzione, molte delle quali affermano di essere sotto pressione finanziaria a causa delle nuove regole della FCC che regolamentano le chiamate telefoniche. Oltre alla perdita delle commissioni sulle entrate telefoniche, che nel 2022 hanno fruttato 446 milioni di dollari alle strutture, i nuovi limiti tariffari imposti dalla FCC non tengono conto dei costi di alcuni servizi di sicurezza offerti dalle aziende, come la sorveglianza delle chiamate.
Ora, invece di far ricadere questi costi sui detenuti tramite le tariffe telefoniche, saranno le strutture a doverli sostenere. “Non c’è una fonte inesauribile di denaro. A un certo punto, qualcosa dovrà cedere per coprire questi costi,” ha dichiarato Shawn Laughlin, presidente dell’American Jail Association, un’organizzazione che supporta le strutture correzionali locali.
Il quadro delineato dal Wall Street Journal evidenzia dunque una situazione ambigua, dove l’introduzione dei tablet nelle carceri, pur rappresentando un potenziale miglioramento delle condizioni di vita dei detenuti, si è trasformata in un’occasione per perpetuare dinamiche di sfruttamento economico.
La regolamentazione dei costi delle chiamate da parte della FCC è un passo nella giusta direzione, ma non affronta pienamente il problema delle tariffe elevate per i servizi digitali offerti tramite i tablet.
La questione centrale non è l’esistenza di questi servizi ma le modalità con cui vengono implementati e i costi imposti a persone senza alternative. Il bilanciamento tra il miglioramento delle condizioni carcerarie e la prevenzione di pratiche discriminatorie deve rimanere al centro delle preoccupazioni delle autorità. Diversamente, è difficile definirsi una società civile.


