IBM spinge sull’IA: addio mansioni ripetitive, più programmatori e venditori

by | 7 Mag 2025 | IA

Il quartier generale di IBM. | Foto: Raysonho / Wikimedia Commons
Tempo di lettura: 2 minuti

Durante la conferenza Think in corso a Boston, il CEO di IBM, Arvind Krishna, ha dichiarato che l’azienda ha utilizzato agenti di intelligenza artificiale per automatizzare e sostituire centinaia di mansioni nel reparto risorse umane.

Ma non di soli tagli si tratta: le risorse liberate sono state reinvestite in nuove assunzioni, in particolare nei settori della programmazione, delle vendite e del marketing.

Secondo Krishna, l’adozione dell’IA sta trasformando profondamente il modo in cui IBM lavora. «Abbiamo fatto un enorme lavoro interno sull’utilizzo dell’IA e dell’automazione su specifici flussi di lavoro aziendali, ma il nostro numero totale di dipendenti è aumentato», ha spiegato al Wall Street Journal.

«Questo perché l’IA permette di liberare risorse che possiamo investire in ambiti dove serve pensiero critico, dove si interagisce con altre persone, non in lavori meccanici ripetitivi».

Agenti intelligenti per tutti: IBM sfida i big del settore

Proprio in occasione dell’evento di Boston, IBM ha lanciato una nuova linea di servizi dedicata alle aziende che vogliono sviluppare e gestire propri agenti di intelligenza artificiale.

È un segmento sempre più competitivo, dove IBM si inserisce accanto a nomi come Amazon, OpenAI, Nvidia e Microsoft, offrendo soluzioni che permettono anche la gestione di più agenti contemporaneamente e dei dati aziendali privati che li alimentano.

Ma invece di chiudere l’ecosistema, IBM adotta un approccio aperto: i suoi strumenti possono essere utilizzati in sinergia con quelli di altri fornitori, offrendo flessibilità ai clienti. «Vogliamo che le imprese usino ciò che è più adatto a loro», ha detto Krishna, riprendendo la stessa filosofia già adottata nell’ambito del cloud computing.

Un colosso in trasformazione con lo sguardo rivolto al futuro

La strategia di IBM si fonda sempre più sull’abilitare la trasformazione tecnologica delle imprese. Negli ultimi mesi, l’azienda ha firmato contratti di consulenza per un valore complessivo di sei miliardi di dollari, principalmente per aiutare i clienti a integrare l’IA generativa nei propri processi.

Tuttavia, questo business resta esposto alle oscillazioni macroeconomiche globali, che possono influenzare la spesa discrezionale in consulenza.

Su questo punto, Krishna ha anche affrontato il tema dei dazi imposti dal presidente Trump. Secondo il CEO, l’impatto diretto sul business di IBM sarà «molto limitato», anche perché i suoi mainframe e i sistemi quantistici sono prodotti negli Stati Uniti.

Ma ha aggiunto che, qualora i dazi portassero a una contrazione della domanda superiore al 10%, l’azienda sarà costretta a prendere «decisioni manageriali molto più dure».

Più IA, più occupazione: una sfida possibile?

Il messaggio lanciato da IBM è chiaro: l’adozione dell’intelligenza artificiale non è sinonimo di disoccupazione ma di riconfigurazione del lavoro. Automatizzare le mansioni ripetitive permette di investire in competenze più complesse e in ruoli a maggiore valore aggiunto.

Una visione che si scontra con il timore, sempre più diffuso, che l’IA possa rendere obsoleta una parte significativa della forza lavoro. Krishna però sembra convinto del contrario. L’IA, secondo lui, non cancella il lavoro umano: lo sposta dove serve davvero l’intelligenza. Quella umana.

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