L’IA sta diventando troppo rischiosa per essere assicurata

by | 25 Nov 2025 | IA

Immagine: Adobe Stock
Tempo di lettura: 2 minuti

Nel nostro editoriale pubblicato su Substack lo scorso weekend, abbiamo affrontato un problema che tornerà sempre più spesso nell’era dell’intelligenza artificiale generativa: l’affidabilità.

Quando un modello rovina la reputazione di qualcuno, stabilire chi debba risponderne diventa un terreno scivoloso. Lo abbiamo visto con il caso Wolf River, l’azienda solare falsamente accusata di problemi legali da Google AI Overview, e lo abbiamo ricostruito attraverso altri esempi che mostrano quanto fragile sia ormai il confine tra assistenza e danno.

Ora, a distanza di poche ore da quell’editoriale, arriva un articolo del Financial Times che rappresenta il follow-up ideale di quanto abbiamo scritto.

IA: le assicurazioni si tirano indietro

Secondo il celebre quotidiano, alcune delle principali compagnie assicurative americane, da Great American a Chubb fino a W. R. Berkley, stanno chiedendo ai regolatori statunitensi il permesso di escludere dalle polizze aziendali le responsabilità legate ai danni causati dall’intelligenza artificiale.

Chi è responsabile quando l’IA ci diffama? di TechTalking.it

Da Gemini a ChatGPT, crescono le accuse di danneggiamento della reputazione. Ma stabilire chi sia responsabile quando un algoritmo compromette l’immagine di qualcuno, è tutt’altro che semplice.

Leggi su Substack

È un segnale di allarme non trascurabile: per gli assicuratori, infatti, gli output dei modelli generativi sono ormai “troppo simili a una scatola nera”, troppo difficili da prevedere, troppo imprevedibili da valutare.

L’unica eccezione sembra essere AIG, che ha affermato di non avere intenzione di introdurre nuove esclusioni. Ma la direzione appare chiara: il settore sta cercando un modo per limitare l’esposizione a un rischio che non sa più quantificare.

I casi che hanno cambiato il mercato

I segnali che qualcosa si stesse incrinando erano nell’aria. Lo scorso marzo, l’AI Overview di Google ha diffuso informazioni false su Wolf River Solar, provocando una causa da 110 milioni di dollari.

Air Canada si è trovata invece nella situazione surreale di dover onorare uno sconto inventato dal proprio chatbot. E, come accade sempre più spesso, dei truffatori hanno usato una versione digitalmente clonata di un dirigente per orchestrare una videochiamata deepfake perfettamente credibile, sottraendo 25 milioni di dollari alla società di ingegneria Arup.

Incidenti diversi, eppure accomunati da un punto fondamentale: l’IA non è più un semplice strumento. È una variabile autonoma, talvolta imprevedibile, in grado di generare decisioni, dichiarazioni, identità e contenuti con conseguenze pesantissime sul mondo reale. Ed è proprio questo livello di imprevedibilità a inquieta il mercato assicurativo. Perché la domanda, alla fine, è sempre la stessa: chi paga?

L’incubo del rischio sistemico

Come ha spiegato un dirigente di Aon, una perdita da 400 milioni di dollari la si può anche gestire. Il vero incubo è il rischio sistemico, lo scenario in cui un’IA agentica molto diffusa commetta lo stesso errore per migliaia di aziende simultaneamente, generando una cascata di richieste di risarcimento impossibile da gestire.

Ed è questo è il nodo della questione: non si tratta più di valutare un incidente isolato ma di immaginare un futuro in cui ogni settore, ogni azienda e ogni processo operativo, è mediato da un modello generativo in grado di sbagliare in modo sincronizzato e, dunque, amplificato.

Se il settore assicurativo comincia a tirarsi indietro, significa che stiamo entrando in una fase nuova: una fase in cui la copertura del rischio non è più garantita come presupposto dell’economia digitale. E per le aziende che stanno integrando modelli generativi ovunque, questo potrebbe diventare il primo vero limite strutturale all’adozione dell’IA.

POTREBBE INTERESSARTI

noRecognition

Così noRecognition inganna le telecamere di sicurezza

La telecamera continua a registrare, ma l’algoritmo non riconosce più persone e oggetti coperti dai pattern. Dietro noRecognition ci sono 31 milioni di test, con un’IA...
Sam Altman OpenAI

OpenAI frena Astra mentre Kimi K3 riesce a uscire dal suo sandbox

Il modello di Moonshot ha aggirato l’ambiente che doveva contenerlo. OpenAI teme invece che Astra possa arrivare a sviluppare autonomamente exploit...
virus

L’IA ha creato un nuovo virus. E funziona

Il modello Evo ha imparato a comporre sequenze genetiche predicendo la base successiva. Tra terapie e rischi di impieghi ostili, la biologia entra nell’età dei...
spiralismo

Dentro lo “spiralismo”, il culto nato dall’IA

Nato dalle conversazioni tra uomini e chatbot, un movimento quasi religioso mostra che le IA possono sviluppare comportamenti sorprendentemente coerenti. E quanto sia...
ia africa

L’Africa sta scegliendo l’IA cinese (e gli USA stanno) a guardare

Modelli scaricabili, costi più bassi e capacità di calcolo gratuita stanno spingendo migliaia di sviluppatori africani verso Alibaba, DeepSeek e Huawei.

Koray Kavukcuoglu Google

Terremoto a Google: Hassabis lascia il comando operativo e se ne va Jeff Dean

Quattro veterani fondano Discovery Loop, mentre Koray Kavukcuoglu prende il controllo di DeepMind. Alphabet finanzierà la nuova startup.

Vice City – The Movie

Il finto trailer in IA del film di GTA: Vice City fa impressione

Un sito dedicato, un teaser cinematografico e una grafica estremamente convincente hanno tratto in inganno migliaia di utenti. Dietro “Vice City – The...
sundar pichai dario amodei google anthropic

Ecco la macchina finanziaria da 200 miliardi di Google per finanziare Anthropic

Chip, data center e obbligazioni. Un’indagine del Financial Times ricostruisce una corsa all’IA sempre più legata ai mercati finanziari.

Alex Karp Palantir

Karp contro Anthropic e OpenAI: “Cercano di renderci tossicodipendenti”

Sovranità dell’IA, controllo dei dati e distillazione: dietro la provocazione del CEO di Palantir c’è un fronte che s’allarga e un conflitto di...
Leopold Aschenbrenner

Chi è Leopold Aschenbrenner, il “profeta dell’IA” che ha perso 35 miliardi in pochi giorni

Aschenbrenner aveva trasformato 225 milioni in un fondo da 45 miliardi. Le scommesse a leva su SK Hynix e CoreWeave lo hanno travolto.

Share This