L’industria delle notizie sta vivendo una spaccatura senza precedenti a causa dell’intelligenza artificiale. Mentre infatti alcune testate si affidano alla collaborazione con le aziende di IA per proteggere il loro futuro, altre stanno scegliendo le vie legali citando in giudizio Sam Altman & Co.
Questa divisione è emersa chiaramente dall’azione legale del New York Times contro OpenAI, che ha scosso il panorama mediatico. Azione cui recentemente si sono uniti otto giornali regionali statunitensi quali The New York Daily News, Chicago Tribune, Orlando Sentinel, South Florida Sun Sentinel, San Jose Mercury News, Denver Post, Orange County Register e St. Paul Pioneer Press. In questi casi i quotidiani si sono coalizzati col New York Times e altre organizzazioni giornalistiche per citare in giudizio OpenAI e Microsoft per violazione del copyright.
Queste azioni legali, però, sono state mosse proprio mentre altri giganti dell’informazione, come il Financial Times e Associated Press, hanno preferito stringere accordi retribuiti con OpenAI, mettendo in in una luce ben diversa la richiesta miliardaria di danni da parte del Times. Ed è qui che emerge lampante il problema che stanno affrontando i media: appare molto difficile che si possa realizzare un fronte comune, dato che le esigenze degli editori sono diverse tra loro.
Le aziende d’informazione che si basano sulla pubblicità, dipendono fortemente dai visitatori che arrivano tramite i motori di ricerca. Queste imprese temono che le aziende tecnologiche utilizzino i loro contenuti per migliorare servizi basati sull’IA che potrebbero fornire informazioni direttamente agli utenti, bypassando così i siti di origine e riducendo il flusso di traffico verso di loro.
E non si pensi solo a ChatGPT; all’orizzonte si staglia la minaccia dei motori di ricerca gestiti dall’intelligenza artificiale, alla Perplexity AI per capirci, che producono una pagina riassuntiva delle risposte presenti nei vari siti, eliminando per l’utente la necessità di visitare gli stessi.
D’altra parte, le aziende di informazione che si concentrano sulla concessione di licenze, come l’Associated Press, hanno meno da temere in quanto gran parte dei loro ricavi proviene già da accordi che consentono l’accesso ai loro contenuti. Queste imprese sono più propense a stringere accordi con aziende di intelligenza artificiale, vedendoli come opportunità aggiuntive di business anziché come una minaccia alla loro attività principale.
Le aziende d’informazione più anziane, con decenni di contenuti archiviati, possiedono un tesoro di dati che potrebbe essere estremamente prezioso per i colossi dell’intelligenza artificiale che cercano di migliorare i loro modelli linguistici avanzati. Infine, gli editori di notizie che dispongono di ampi archivi video, come le emittenti televisive e le reti via cavo, godono di un certo vantaggio nei negoziati. Gli archivi video sono generalmente poco accessibili ai bot che raschiano i contenuti online, il che conferisce ai titolari un maggiore potere contrattuale rispetto alle imprese che si basano principalmente su testo.
With the rise of AI tools and AI-generated media, distinguishing truth from lies is difficult. Proving provenance and authenticity of any given piece of content is now more important than ever.
That’s where Verify, by Fox Corporation (built on Polygon PoS), comes in.
The public… pic.twitter.com/NzTiftQ9gk
— Polygon | Aggregated (@0xPolygon) January 9, 2024
Mentre le testate giornalistiche si dividono sulle strategie da adottare, le società tecnologiche non rimangono ferme. E hanno già iniziato ad acquisire i dati di cui hanno bisogno, senza aspettare che vengano negoziati i termini di pagamento, né in tribunale né sul mercato.
L’industria delle notizie si trova quindi di fronte a una sfida: come trovare il modo più remunerativo di collaborare con le aziende di IA, in assenza di un mercato che regoli le tariffe? Alcuni editori stanno esplorando soluzioni come TollBit e Fox Corp., che stanno sviluppando strumenti di mercato basati su tecnologia blockchain per facilitare i rapporti tra editori e società di IA.
Insomma, mentre il dibattito sull’IA continua a infiammare l’industria delle notizie, resta evidente che l’evoluzione digitale richiede un adattamento rapido e innovativo da parte delle testate giornalistiche se vogliono restare rilevanti in un panorama sempre più dominato dall’intelligenza artificiale.
Il punto, come sempre quando si parla di IA, è se il mondo legacy riuscirà a reagire tempestivamente ai mutamenti di una società che sta cambiando a velocità esponenziale.


