L’IA rilancerà il consumo di combustibili fossili e nucleare

da | 1 Apr 2024 | IA, Tecnologia

Lo aveva già anticipato Sam Altman qualche mese fa e ora ne arriva la conferma: per alimentare in futuro i centri di calcolo necessari alle intelligenze artificiali, è necessaria una quantità di energia che attualmente non potremmo produrre.

Il frontman di OpenAI aveva dichiarato che per riuscirci sarà necessaria la fusione nucleare. Ma siccome il mondo ha bisogno di scienza, non di fantascienza, in attesa che il nucleare pulito divenga realtà all’umanità non restano che due soluzioni. Spostare i data center in prossimità delle centrali nucleari e ricorrere ai combustibili fossili.

E così, mentre ormai tutti i colossi tecnologici della Silicon Valley e un’infinità di ben finanziate startup emergenti si schierano con grande fervore contro l’emergenza climatica, promuovendo attraverso comunicati stampa i loro obiettivi di sostenibilità e di “carbon neutrality”, diventa sempre più palpabile la sensazione che queste dichiarate priorità ambientali possano essere messe a rischio dal loro stesso operato.

Una proiezione di marzo dell’International Energy Agency stima infatti che i modelli di intelligenza artificiale, notoriamente avidi di energia, unitamente al mining delle criptovalute, in soli due anni potrebbero raddoppiare il consumo energetico dei centri di elaborazione dati a livello mondiale. E che i leader del settore tecnologico, costretti a mantenere una posizione di rilievo nella corsa all’IA, potrebbero considerare l’opzione di rivolgersi a fonti energetiche tradizionali e inquinanti per soddisfare tale domanda.

I costi dell’IA

Secondo un’analisi recentemente pubblicata sul New York Times, entro il 2027 il fabbisogno energetico dei server dedicati all’IA potrebbe eguagliare quello di Argentina, Paesi Bassi o Svezia messi insieme. E la costruzione di nuovi centri di elaborazione dati non accenna a rallentare.

Solo la scorsa settimana, il Washington Square Journal ha riferito che il Vice President of Engineering di Amazon Web Services, Bill Vass, ha dichiarato nel corso di un evento del settore energetico in Texas che viene costruito un nuovo centro dati ogni tre giorni. Allo stesso evento, leader del settore energetico come l’ex Segretario all’Energia USA Ernest Moniz, hanno espresso dubbi sulla capacità delle energie rinnovabili di sostenere la crescita prevista dei centri di elaborazione dati.

“Non costruiremo 100 gigawatt di energie rinnovabili in pochi anni”, ha affermato. L’ex segretario all’energia dell’amministrazione Obama ha poi aggiunto che per soddisfare le richieste energetiche generate principalmente dall’IA, sarà necessario fare affidamento su un maggior numero di centrali a gas naturale e a carbone. Riguardo all’uso delle energie rinnovabili per far fronte a tali fabbisogni, ha commentato che si rischierebbe di finire “in un vicolo cieco”.

Il CEO di Dominion Energy, Robert Blue, ha poi rivelato che l’aumento della domanda energetica li ha spinti a costruire nuove centrali a gas, pur perseguendo l’obiettivo di azzerare le emissioni nette entro il 2050. Anche altri dirigenti di compagnie di gas naturale hanno affermato che le aziende tecnologiche impegnate nella costruzione di data center, hanno mostrato interesse verso l’uso del gas naturale come fonte energetica.

La crescente domanda di energia per alimentare intelligenze artificiali e blockchain potrebbe richiedere la costruzione di diverse centrali nucleari.

Carbon neutral?

Alla luce di quanto fin qui riportato, viene da guardare con sospetto a realtà come Microsoft e Google, cui dobbiamo ChatGPT e Gemini, che hanno entrambe dichiarato di voler ridurre le emissioni di CO2 nei prossimi anni.

Apple, le cui grandi manovre nell’ambito dell’IA non sono passate inosservate, si prefigge di divenire “carbon neutral” entro il 2030. L’amministrazione Biden, nel frattempo, ha assunto l’ambizioso impegno per gli Stati Uniti di raggiungere un settore energetico libero da inquinamento da carbonio entro il 2035 e un’economia a emissioni nette zero entro non oltre il 2050

Negli ultimi anni, diversi enti di monitoraggio indipendenti hanno criticato le grandi aziende tecnologiche per non aver divulgato adeguatamente le loro emissioni di gas serra. Altri hanno criticato le aziende tecnologiche per aver basato le loro strategie di sostenibilità principalmente su strategie di compensazione del carbonio anziché sulla riduzione del consumo energetico. Inutile dire che la corsa al dominio dell’intelligenza artificiale rischia di mettere ulteriormente sotto pressione questi obiettivi già ambiziosi.

La domanda di elettricità sta comunque aumentando in tutto gli USA. In Georgia, secondo un recente rapporto del Washington Post, la produzione energetica prevista nello stato per i prossimi dieci anni è 17 volte superiore a quella attuale. La Virginia settentrionale, secondo lo stesso rapporto, potrebbe avere bisogno dell’energia equivalente a diverse centrali nucleari per far fronte alla domanda crescente dai centri dati attualmente in costruzione.

Negli ultimi anni, nuovi centri dati sono sorti in entrambi questi stati. Lobbisti che rappresentano i fornitori tradizionali di energia a carbone e gas, sostiene il Washington Post, stanno incoraggiando le autorità governative a posticipare la dismissione di alcune centrali a combustibili fossili per far fronte all’aumento della domanda energetica. Nel solo 2022, i data center statunitensi sono stati responsabili del 4% del consumo energetico nazionale, secondo l’IEA, una percentuale destinata ad aumentare con l’attivazione di nuove strutture focalizzate sull’IA.

La posizione degli ottimisti

Va comunque detto che, per i ferventi ottimisti, le richieste energetiche dell’intelligenza artificiale saranno fondamentali per dare ulteriore stimolo alle fonti di energia rinnovabile e per sviluppare tecnologie volte a mitigare gli aspetti più nocivi dei cambiamenti climatici.

Non solo: l’IA potrebbe migliorare l’efficienza delle strutture estrattive di petrolio e gas attraverso una mappatura sotterranea più precisa. Analogamente, l’IA potrebbe anche assistere gli ingegneri nello sviluppo di progetti più efficienti di impianti eolici o solari, riducendone i costi e aumentandone così la convenienza come fonti energetiche.

Nel solo 2022, i data center statunitensi sono stati responsabili del 4% del consumo energetico nazionale.

Microsoft, in partnership con OpenAI, sta già sperimentando l’uso di strumenti di IA generativa per semplificare il processo di approvazione normativa dei reattori nucleari. Questi futuri reattori, teoricamente, sarebbero poi impiegati per generare l’elettricità necessaria a soddisfare il fabbisogno energetico dei suoi modelli di IA.

Queste prospettive ottimistiche, almeno per ora, rimangono teoriche e carenti di dati concreti. I modelli di IA potrebbero incrementare l’efficienza e l’accessibilità delle risorse rinnovabili a lungo termine, ma rischiano di far aumentare nel breve termine il ricorso a risorse non rinnovabili. E con la domanda energetica in aumento anche in altri settori al di fuori dell’intelligenza artificiale, il ritorno al gas naturale e al carbone sembra l’unica alternativa possibile.

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