Non è certo un mistero che gli strumenti di intelligenza artificiale generativa come ChatGPT abbiano una forte fame di dati. L’addestramento di questi modelli richiede miliardi se non trilioni di parametri, che vengono ospitati in data center immensi che consumano grandi quantità di energia per il raffreddamento e l’elaborazione.
Non stupisce dunque che un recente rapporto dell’Electric Power Research Institute (EPRI) evidenzi come i modelli di intelligenza artificiale generativa stiano causando un aumento esponenziale della domanda di energia. I data center che ospitano questi sistemi potrebbero infatti consumare fino al 9,1% della domanda energetica totale degli Stati Uniti entro il 2030, con conseguenze significative per l’ambiente.
L’EPRI stima che una semplice query a ChatGPT richieda circa 10 volte più elettricità di una tipica ricerca su Google. Questa disparità è dovuta alla potenza di calcolo necessaria per far sì che le IA funzionino come previsto.
I data center assetati di energia potrebbero dunque mettere a dura prova le reti energetiche nei prossimi anni. Nel 2024, secondo le previsioni del colosso finanziario Goldman Sachs, i data center rappresenteranno tra l’1 e il 2% della domanda energetica globale e si ritiene che tale cifra aumenterà al 3-4% entro la fine del decennio.
Negli Stati Uniti, che gestiscono circa la metà dei data center del mondo, si stima che tali strutture rappresenteranno l’8% del consumo energetico complessivo della nazione entro il 2030. I fornitori di energia si stanno già affrettando a mettere in funzione nuove centrali elettriche per garantire che le crescenti richieste di energia siano soddisfatte.
Le previsioni di Goldman Sachs indicano che più della metà (60%) dell’energia utilizzata per soddisfare simili richieste proverrà dal fossile. Tale previsione rafforza i rapporti precedenti che suggerivano che le sole risorse rinnovabili potrebbero essere insufficienti a soddisfare il fabbisogno energetico dei data center.
Questo scenario contrasta con le precedenti affermazioni di alcuni leader del settore, come Sam Altman di OpenAI, che vedevano nell’IA un potenziale alleato nella lotta contro il cambiamento climatico. A tal proposito, Altman sarebbe tra le figure di spicco della Silicon Valley che hanno recentemente investito in Exowatt, una startup che tenta di sfruttare l’energia solare per alimentare i data center di intelligenza artificiale.
Tra le soluzioni proposte dall’Electric Power Research Institute troviamo l’invito a studiare nuove metodologie di raffreddamento (che impatta per circa il 40% sul consumo energetico), oltre all’implementazione di generatori di riserva alimentati da fonti rinnovabili.


