Cinquanta per cento in un mese. È il salto dei ricavi di Perplexity a marzo, con l’annual recurring revenue stimata che ha superato i 450 milioni di dollari. È un numero che fa effetto ma il dato più rilevante non è la cifra in sé: è quello che la spiega. La start-up di San Francisco ha cambiato pelle e lo ha fatto in fretta.
Il motore di ricerca che per due anni era stato presentato come la sfida più seria a Google in vent’anni è ora, ufficialmente, un progetto secondario. Perplexity punta sugli agenti IA: sistemi capaci di agire per conto degli utenti, non solo di rispondere alle loro domande.
La transizione è una risposta al campo di battaglia che si sta ridisegnando attorno a tutta l’industria. OpenAI con Operator, Google con Project Mariner, Anthropic con le sue funzionalità di computer use: la corsa agli agenti è la principale linea di competizione del 2025.
Perplexity ha scelto di starci dentro, anche a costo di ridefinire la propria identità.
Il nuovo modello di business
Col lancio dell’agente Computer a febbraio, Perplexity ha introdotto anche un pricing a crediti: gli abbonati al livello massimo ricevono un numero predefinito di operazioni, poi pagano per ogni utilizzo aggiuntivo.
È una logica diversa dall’abbonamento fisso ed è più volatile come metrica, più difficile da confrontare con i mesi precedenti. Lo stesso Financial Times, che ha visionato i dati, avverte che l’ARR basata sull’utilizzo non è direttamente comparabile con quella dei periodi precedenti al nuovo sistema.
Prima della svolta agentica, la crescita era comunque significativa: da 16 milioni a 305 milioni di ARR in due anni. Il salto attuale, però, va letto insieme a un altro dato che l’azienda non pubblicizza: Perplexity è in perdita.
Paga OpenAI e Anthropic per l’uso dei loro modelli, sostiene i costi di inferenza per ogni query elaborata, e compete su un mercato dove i carichi di lavoro agentici (più complessi, più lunghi, più costosi), non fanno che aumentare la pressione sui margini.
Il vantaggio competitivo dichiarato da chi conosce l’azienda da vicino è la capacità di smistare le richieste al modello più efficiente per ciascun compito: Claude Code di Anthropic o Codex di OpenAI per il coding, GPT-5 per la scrittura, Opus per il ragionamento. Un’architettura di triage che, sulla carta, ottimizza i costi. Sulla carta.
Gli investitori, l’endorsement e il conflitto
La valutazione di Perplexity è passata da 500 milioni di inizio 2024 a 20 miliardi a settembre dello stesso anno. Tra i suoi soci ci sono Nvidia, SoftBank Vision Fund 2, i fondi venture New Enterprise Associates e IVP, il fondatore di Amazon Jeff Bezos e l’ex chief AI scientist di Meta Yann LeCun. Una costellazione che dice molto sulla fiducia del mercato e anche sui potenziali conflitti di interesse.
Nvidia non è solo un investitore: è un fornitore di infrastruttura e, nei fatti, un promotore. Al suo GTC annuale, il mese scorso, il CEO Jensen Huang ha invitato il pubblico ad abbonarsi allo strumento Computer di Perplexity e a “pagare il massimo”. La risposta di Aravind Srinivas, CEO di Perplexity: “Non c’è limite, puoi spendere quanto vuoi.”
È un endorsement che vale probabilmente più di qualsiasi campagna pubblicitaria ma che viene da chi ha tutto l’interesse a vedere crescere la domanda di GPU.
Le ombre legali di Perplexity
La crescita di Perplexity si porta dietro un contenzioso aperto su più fronti. Il New York Times e Britannica l’hanno citata in giudizio per presunta violazione del copyright, sostenendo che il sistema copi illegalmente contenuti editoriali. Una causa separata per privacy sostiene che l’azienda abbia condiviso dati degli utenti con Google e Meta senza consenso. Perplexity ha negato ogni illecito.
Queste cause toccano il nervo del modello di business di qualsiasi motore di ricerca IA: la capacità di aggregare, sintetizzare e restituire contenuti prodotti da altri solleva domande strutturali sulla sostenibilità legale del settore, domande che nessun salto di ARR risolve.
Perplexity conta oggi oltre 100 milioni di utenti attivi mensili tra ricerca e strumenti agentici, e decine di migliaia di clienti aziendali. Gli abbonamenti vanno da 20 a 200 dollari al mese.
I numeri ci sono e la direzione è chiara. Ma la domanda che il mercato si pone è se la crescita regga il peso di una valutazione da 20 miliardi in un settore dove i costi salgono, le cause legali si accumulano e i rivali, molto più grandi, stanno percorrendo la stessa strada verso gli agenti.
Fonte: Financial Times


