Humane alla ricerca di un acquirente dopo il flop dell’AI Pin

by | 23 Mag 2024 | Tecnologia, IA

Tempo di lettura: 2 minuti

Che l’intelligenza artificiale sarà qualcosa che ci porteremo addosso, ce lo sentiamo dire da tempo. Come ciò accadrà, non è però ancora chiaro.

Difficilmente accadrà coi Frame di Brilliant Labs, che vuole trasformare gli occhiali in un servizio ad abbonamento mensile. Probabilmente non accadrà col Rabbit R1, che pur non richiedendo un abbonamento, è stato accolto molto tiepidamente al lancio. Senz’altro non accadrà con l’AI Pin di Humane, uno dei dispositivi wearable sulla carta più interessanti.

Progettato per essere discreto ma potente, l’AI Pin  mirava a rivoluzionare l’interazione con l’intelligenza artificiale offrendo una serie di funzionalità per dialogare col mondo digitale senza bisogno di uno smartphone tradizionale.

Grazie a un sistema magnetico lo si tiene appuntato al petto come se fosse una spilla (da cui il nome) e funziona come un assistente personale alimentato dall’intelligenza artificiale. Il dispositivo è dotato di sensori ottici grandangolari per catturare foto e video, e di una serie di assistenti digitali che aiutano in varie attività quotidiane come la ricerca, l’interpretazione, la fotografia e la comunicazione. Privo di uno schermo, proietta le immagini sul palmo della mano.

L’obiettivo dichiarato di Humane era di ridurre la dipendenza dagli smartphone, permettendo agli utenti di essere più presenti e meno distratti dalla tecnologia. Tuttavia, le recensioni iniziali del prodotto sono state negative.

I problemi segnalati sono l’usabilità (l’interfaccia proiettata sul palmo della mano non è esattamente intuitiva), la lentezza del sistema (per qualsiasi query s’appoggia al cloud, senza elaborare nulla in locale), la modestissima durata delle batterie e l’evidente surriscaldamento.

Il noto creator di tecnologia, Marques Brownlee, lo ha stroncato senza mezzi termini, aggiungendo a quanto scritto qui sopra l’osservazione che l’AI Pin non fa poi molto di più di quello che si può già fare con lo smartphone. Solo che lo fa peggio.

Per molti questa recensione è stata la pietra tombale su un prodotto che, a ben guardare, doveva ancora essere lanciato. E la notizia di oggi è che Humane sarebbe già alla ricerca di un acquirente. A riportarlo è Bloomberg, citando fonti che come sempre desiderano restare anonime. Non certo il massimo per la società fondata nel 2017 dagli ex dirigenti di Apple Bethany Bongiorno e Imran Chaudhri, e che aveva raccolto circa 230 milioni di dollari da realtà quali Microsoft, Qualcomm Ventures, Marc Benioff e Sam Altman.

Secondo quanto riferito, l’azienda avrebbe fissato il proprio prezzo tra i 750 milioni e 1 miliardo di dollari, e il processo di vendita sarebbe ora nelle fasi iniziali. Si tratta di una valutazione che pare ottimistica, visto che secondo The Information l’anno scorso Humane era valutata 850 milioni di dollari. E che nel frattempo il lancio del suo prodotto di punta è stato fallimentare.

Va poi ricordato che il direttore tecnico Patrick Gates, che si era unito a Humane nel 2019 dopo 13 anni in Apple, ha lasciato l’azienda lo scorso gennaio insieme al 4% della forza lavoro. Non certo le premesse ideali per intavolare una trattativa a quel prezzo di partenza, insomma.

Il tempo ci dirà se Humane troverà qualche acquirente disposto a farsi avanti, e soprattutto a che costo. Senza dimenticare che l’arrivo dei dispositivi GenAI potrebbe assorbire l’intelligenza artificiale negli smartphone. Che non saranno esattamente wearable, ma tutti hanno in tasca.

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