Dopo mesi di tensioni, restrizioni e incertezza, Nvidia potrà tornare a vendere il suo chip H20 in Cina.
Il via libera, segnalato dal Wall Street Journal, è arrivato direttamente dall’amministrazione Trump, pochi giorni dopo un incontro a porte chiuse tra il CEO Jensen Huang e il presidente degli Stati Uniti.
L’inversione di rotta, formalizzata attraverso il rilascio delle licenze da parte del Dipartimento del Commercio, segna un punto di svolta nelle relazioni tecnologiche tra Washington e Pechino.
Un ritorno negoziato tra Pechino e Washington
Il cambiamento di rotta appare tutt’altro che casuale. Huang, fondatore e volto pubblico di Nvidia, si trova proprio a Pechino per una serie di incontri con alti funzionari cinesi.
“Sono molto felice”, ha dichiarato, confermando il via libera alla ripresa delle spedizioni del chip H20, progettato su misura per il mercato cinese e già best-seller nel 2024.
La concessione è stata letta in Cina come un gesto distensivo da parte degli Stati Uniti, utile a cementare una tregua commerciale firmata lo scorso giugno. Tra i punti dell’intesa, l’impegno cinese ad accelerare le autorizzazioni all’export di terre rare, materiali essenziali per la filiera occidentale dei semiconduttori.
In questo clima di distensione, Pechino ha anche concesso l’approvazione condizionata all’acquisizione da 35 miliardi di dollari della statunitense Synopsys, azienda leader nel software per la progettazione di chip, che da mesi era bloccata in attesa del via libera regolatorio.
Huang e la partita geopolitica dell’IA
Dietro le quinte, Huang ha giocato un ruolo sempre più rilevante nelle tensioni tra Washington e Pechino, viaggiando ripetutamente tra le due capitali nel tentativo di salvaguardare l’accesso di Nvidia ai mercati globali.
Durante l’incontro con Trump, secondo fonti vicine alla Casa Bianca, avrebbe sostenuto che “le aziende americane devono poter vendere la propria tecnologia liberamente nel mondo, altrimenti saranno le cinesi, come Huawei, a guidare l’intelligenza artificiale”.
Lo stesso argomento sarebbe stato ribadito al segretario al Commercio Howard Lutnick, mentre a Pechino Huang ha garantito che Nvidia continuerà a operare in Cina “nei limiti consentiti dalle normative USA”.
I nuovi chip ‘ridimensionati’ per il mercato cinese
Nel frattempo, l’azienda ha sviluppato un nuovo chip IA pensato specificamente per il mercato cinese. Basato sull’architettura Blackwell, la più avanzata attualmente disponibile, è stato volontariamente depotenziato in alcune funzioni per rispettare le regole di esportazione statunitensi.
Secondo chi ha familiarità con il progetto, sarà impiegato soprattutto nell’automazione industriale e nei sistemi logistici. Un compromesso tecnologico che riflette perfettamente l’attuale stato dell’arte: fare innovazione rispettando confini politici sempre più mobili.
Le tensioni però restano alte. Come abbiamo scritto qualche giorno fa, due senatori statunitensi (il repubblicano Jim Banks e la democratica Elizabeth Warren) hanno scritto a Huang chiedendogli di non incontrare aziende cinesi legate alla difesa o all’intelligence.
Lo spettro di nuove restrizioni incombe, dunque, e il Dipartimento del Commercio avrebbe già pronto un ulteriore pacchetto di misure più severe da attivare in caso di rottura dei negoziati. Ma per ora, almeno sul fronte Nvidia, la linea del dialogo sembra aver avuto la meglio.


