Era stata la visita a Washington, all’inizio di marzo, a segnare un cambio di passo.
Giorgia Meloni, ricevuta con tutti gli onori dal presidente Donald Trump, aveva portato a casa una rinnovata intesa politica e una linea di collaborazione più stretta sul piano strategico e militare.
In quel contesto era maturata anche l’ipotesi di un accordo tecnologico tra l’Italia e Starlink, la rete satellitare di proprietà di Elon Musk, destinata a garantire comunicazioni criptate e sicure per il governo, la diplomazia e la difesa.
Un’intesa che sembrava sul punto di essere finalizzata, con un possibile contratto da 1,6 miliardi di euro per cinque anni, secondo fonti riportate da Reuters.
L’affermazione di Crosetto
A pochi giorni dal viaggio negli Stati Uniti, l’esecutivo ha però cambiato tono. Prima con l’annuncio che l’Italia stava valutando anche soluzioni alternative, come la rete di satelliti low orbit di Eutelsat-OneWeb.
Oggi con le parole del ministro della Difesa, Guido Crosetto: “Mi sembra che tutto si sia fermato“.
Crosetto ha spiegato che le trattative si sono arenate non tanto per motivi tecnici, quanto per uno slittamento del dibattito su un piano politico e mediatico.
“Il confronto si è spostato su dichiarazioni fatte da e su Elon Musk”, ha detto, sottolineando però che, una volta placate le polemiche, il governo tornerà ad affrontare la questione su basi tecniche. “Il punto è capire cosa è più utile e sicuro per la nazione”.
Starlink: problemi interni ed esterni
A pesare sullo stallo non ci sono solo le tensioni nel dibattito interno.
L’opposizione ha contestato l’idea di affidare un’infrastruttura tanto delicata a un imprenditore privato, per di più straniero e considerato vicino a Trump, con cui Meloni ha mostrato evidenti affinità.
Ma ci sono anche considerazioni geopolitiche: in un contesto di crescente attenzione alla sovranità digitale e alla sicurezza delle reti, l’Unione Europea spinge per soluzioni continentali, come il progetto IRIS² previsto per il 2030.
Nel frattempo, l’Italia ha avviato contatti con Eutelsat, che dopo la fusione con OneWeb dispone di una costellazione di circa 650 satelliti a bassa orbita.
Un’opzione ritenuta più affidabile dal punto di vista politico, anche se meno capillare sul piano della copertura globale rispetto ai 6.700 satelliti attualmente operativi della rete Starlink.
Non si esclude, infine, la possibilità di sviluppare una infrastruttura nazionale, capace di garantire comunicazioni autonome e sicure.
Si tratterebbe di un progetto ambizioso, che richiederebbe investimenti e tempo, ma che risponderebbe alla necessità di ridurre la dipendenza tecnologica dall’estero e di riaffermare il controllo su una componente sempre più strategica della sicurezza nazionale.


