Grok, il chatbot di punta sviluppato da xAI, negli ultimi giorni è più volte balzato agli onori della cronaca, divenendo un caso politico, industriale e culturale.
Il software ha infatti pronunciato commenti antisemiti, si è autodefinito “MechaHitler”, e ha avviato una serie di interazioni allarmanti.
Non bastasse, ha recentemente introdotto personaggi virtuali con tratti sessualizzati o aggressivi: una ragazza anime iper-sensuale e un panda digitale iper-assertivo.
Le critiche della comunità scientifica
Non si tratta solo di uscite infelici. Secondo una parte crescente della comunità scientifica, questi eventi sono il sintomo di una cultura interna improntata a una totale disattenzione per i temi della sicurezza e dell’allineamento etico dei modelli di IA.
A esprimersi pubblicamente sono ricercatori di OpenAI, Anthropic e Google, che hanno accusato xAI di aver lanciato Grok 4 senza alcuna valutazione affidabile dei rischi.
In altri termini: Musk e il suo team avrebbero accelerato sul rilascio, ignorando le pratiche minime di trasparenza e contenimento dei danni.
I didn’t want to post on Grok safety since I work at a competitor, but it’s not about competition.
I appreciate the scientists and engineers at @xai but the way safety was handled is completely irresponsible. Thread below.
— Boaz Barak (@boazbaraktcs) July 15, 2025
A guidare le critiche più severe è Boaz Barak, professore di informatica ad Harvard, attualmente in congedo per lavorare in OpenAI. “Apprezzo gli ingegneri e gli scienziati di xAI,” ha scritto in un post su X, “ma il modo in cui è stata gestita la sicurezza è completamente irresponsabile”.
In particolare, Barak contesta la scelta di non pubblicare la system card del modello, un documento che descrive metodi di addestramento, misure di sicurezza e possibili falle comportamentali.
La differenza con Google e OpenAI
A onor del vero, neppure OpenAI e Google sono sempre state impeccabili. La prima ha scelto di non pubblicare alcuna system card per GPT‑4.1, sostenendo che non si trattasse di un “modello di frontiera”. Google, da parte sua, ha impiegato mesi per rilasciare il report di sicurezza di Gemini 2.5 Pro.
Ma c’è una differenza sostanziale: quei documenti, seppur in ritardo, sono arrivati. In xAI, invece, ancora oggi non si ha alcuna visibilità su come Grok 4 sia stato testato, né su quali guardrail comportamentali siano stati implementati. Ed è questa opacità totale a sollevare le critiche più dure.
Oltre all’assenza di trasparenza, ciò che preoccupa ricercatori e osservatori è l’orientamento apertamente provocatorio del progetto.
Samuel Marks, esperto di sicurezza in Anthropic, ha definito “spericolata” la scelta di non condividere nemmeno una valutazione pre-deployment. “OpenAI, Anthropic e Google hanno molti problemi”, ha ammesso Marks, “ma almeno fanno qualcosa per valutare i rischi. xAI no”.
I discutibili companion di Grok
Nel frattempo, la startup ha lanciato i cosiddetti “AI companion”, figure virtuali progettate per relazionarsi con gli utenti, ma senza alcuna apparente attenzione all’equilibrio psicologico. “Grok amplifica i peggiori problemi che già oggi vediamo nell’interazione emotiva con le IA,” ha commentato Barak.
Negli ultimi anni, infatti, si sono moltiplicati i casi di persone psicologicamente fragili che hanno sviluppato relazioni malsane con chatbot e agenti conversazionali. Una di queste si è conclusa anche tragicamente, come abbiamo riportato nell’articolo qui sotto.
Ma invece di mitigare il fenomeno, Grok sembra volerlo trasformare in strategia commerciale. Tant’è che Dan Hendrycks, consulente per la sicurezza in xAI e direttore del Center for AI Safety, ha dichiarato che “sono state condotte valutazioni sulle capacità pericolose” del modello. Ma i risultati, per ora, non sono stati condivisi.
La sensazione prevalente, come ha osservato Steven Adler, ex responsabile sicurezza in OpenAI, è che “governi e opinione pubblica abbiano diritto a sapere come le aziende gestiscono i rischi dei sistemi che stanno costruendo.”
La risposta politica di Scott Wiener
Nel frattempo, proprio dalla California si riaccende il fronte normativo. Il senatore statale Scott Wiener, noto per le sue posizioni a favore di una regolamentazione trasparente dell’IA, ha rilanciato il disegno di legge SB 53, che obbligherebbe tutti i principali laboratori di IA (xAI inclusa) a pubblicare report dettagliati su protocolli di sicurezza, incidenti rilevati, valutazioni di rischio e meccanismi di whistleblowing.
Il testo, presentato originariamente insieme all’ormai noto SB 1047, ha trovato nuova linfa proprio a seguito del caso Grok.
Anche a New York si discute una proposta simile, sostenuta dalla governatrice Kathy Hochul. L’obiettivo, in entrambi i casi, è rafforzare l’obbligo di trasparenza nei confronti del pubblico, allineandosi a quanto, almeno parzialmente, viene già fatto da OpenAI e Google.
Il paradosso è che proprio la riluttanza di xAI a pubblicare i propri dati potrebbe accelerare l’approvazione delle leggi che Musk ha sempre dichiarato di voler evitare.
I progressi di Grok
Eppure, nonostante tutto, va riconosciuto che i progressi di xAI sono notevoli. In appena due anni di vita, la startup è riuscita a sviluppare modelli in grado di competere, almeno sul piano tecnico, con i giganti OpenAI e Google.
Grok 4, sotto molti aspetti, rappresenta una vera IA di frontiera. Ma è proprio qui che nasce il problema: perché maggiore è la potenza del modello, maggiore dovrebbe essere l’attenzione nel suo rilascio.
Al contrario, xAI sembra aver abbracciato una filosofia da Silicon Valley anni ’10: costruire prima, riflettere dopo. In questo senso, Grok rappresenta più un ritorno al passato che uno sguardo al futuro.
E se il futuro dell’IA passa per l’adozione industriale (Grok è destinato a integrarsi nei veicoli Tesla e in ambiti governativi come il Pentagono), allora le questioni di sicurezza e allineamento diventano tutt’altro che teoriche.
Non è solo una questione di reputazione: è una questione di fiducia. E quella, oggi, Elon Musk la sta mettendo a dura prova.


