Google in trattativa con Apple per portare Gemini sugli iPhone

by | 30 Apr 2025 | Tecnologia

La deposizione di Sundar Pichai, CEO di Google, immaginata da xai
Tempo di lettura: 2 minuti

Una nuova alleanza tecnologica potrebbe prendere forma entro la metà dell’anno. Google e Apple stanno infatti discutendo un accordo per integrare Gemini, la piattaforma di intelligenza artificiale generativa sviluppata da Big G, all’interno dei dispositivi di Cupertino.

A confermarlo è stato direttamente Sundar Pichai, CEO di Google, durante la sua testimonianza nel processo antitrust che vede l’azienda al centro di una dura battaglia legale con il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.

Gemini in Apple Intelligence

Secondo quanto rivelato da Pichai, non esiste ancora un’intesa formale con Apple ma le due aziende hanno già avviato discussioni concrete.

L’obiettivo sarebbe quello di integrare Gemini all’interno di Apple Intelligence, l’insieme di funzioni IA che Apple sta sviluppando per i suoi prodotti.

Si tratta di un passo che potrebbe segnare un cambiamento significativo nel rapporto tra i due colossi, storicamente rivali nell’ambito dei sistemi operativi mobili.

Sempre durante l’udienza, Pichai ha annunciato che Google prevede di sperimentare l’inserimento di annunci pubblicitari nella sua app Gemini, segnale di una strategia commerciale sempre più strutturata attorno all’intelligenza artificiale.

Il nodo antitrust e il dominio nella ricerca

Il contesto dell’annuncio non è casuale: la trattativa con Apple è emersa mentre Google è sotto accusa per il suo presunto monopolio nel settore della ricerca online.

Il governo americano, come abbiamo scritto nei giorni scorsi, ritiene che la società abbia mantenuto la sua posizione dominante anche grazie ai miliardi di dollari versati ad attori come Apple, Samsung, AT&T e Verizon per restare il motore di ricerca predefinito su smartphone e tablet.

Un sistema che, secondo l’accusa, soffoca la concorrenza e impedisce lo sviluppo di alternative.

Tra i rimedi richiesti dal Dipartimento di Giustizia e da una vasta coalizione di procuratori generali statali c’è l’obbligo per Google di vendere il browser Chrome, il divieto di pagare per mantenere la posizione di motore predefinito e, soprattutto, l’imposizione di condividere con i concorrenti il proprio indice di ricerca e i dati delle query.

“Si tratterebbe di una dismissione de facto della nostra proprietà intellettuale”, ha commentato Pichai, aggiungendo che sarebbe semplice per chiunque ricostruire Google Search da fuori.

E ha poi concluso: “Questo renderebbe insostenibili gli investimenti in ricerca e sviluppo come quelli che abbiamo fatto negli ultimi vent’anni”.

Google ha già annunciato l’intenzione di fare ricorso contro la sentenza, non appena sarà emessa in via definitiva.

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