Quando ad aprile abbiamo raccontato la maxi-offerta da oltre 3 miliardi di dollari con cui OpenAI puntava a conquistare Windsurf, la startup emergente specializzata in intelligenza artificiale per il coding, tutto faceva pensare a un’acquisizione già scritta.
E invece, in perfetto stile Silicon Valley, la storia ha preso una piega imprevista. L’operazione è saltata e Google DeepMind si è inserita nel momento decisivo, portando a casa non l’azienda ma ciò che contava di più: i cervelli e la tecnologia.
Google non compra, ma prende quello che conta
È successo tutto nel giro di pochi giorni. Il CEO di Windsurf, Varun Mohan, il cofondatore Douglas Chen e alcuni tra i migliori ricercatori dell’azienda sono stati assunti da DeepMind.
Non si tratta di un’acquisizione vera e propria, Windsurf resta formalmente autonoma, ma di una classica reverse-acquihire: Google non compra la società, ma assume il suo top management e acquisisce una licenza d’uso non esclusiva sulla tecnologia sviluppata finora.
Tradotto: Windsurf può ancora vendere il proprio prodotto ma ora lo farà senza i suoi fondatori e con l’ombra di Mountain View che ne sfrutta parte del know-how. E l’anti-trust non può intervenire.
Google, secondo quanto riportato da Bloomberg, ha messo sul piatto 2,4 miliardi di dollari per l’operazione. Un investimento che dimostra quanto il colosso californiano creda nel potenziale del cosiddetto agentic coding, cioè gli agenti IA in grado di scrivere e ottimizzare codice in autonomia.
“Siamo entusiasti di accogliere alcuni dei più brillanti esperti di AI coding del team di Windsurf in Google DeepMind”, ha dichiarato il portavoce Chris Pappas, sottolineando l’obiettivo di rafforzare la leadership di Google in questo ambito.
OpenAI a mani vuote, Windsurf dimezzata
Il contraccolpo per OpenAI è notevole. La società guidata da Sam Altman, dopo aver visto sfumare l’acquisizione di Anysphere (quella dietro Cursor), si ritrova per la seconda volta nel giro di pochi mesi tagliata fuori da una delle partite strategicamente più rilevanti del settore.
E lo smacco è ancora più bruciante se si considera che Microsoft, partner strategico ma anche concorrente, avrebbe avuto accesso alla tecnologia Windsurf in caso di acquisizione da parte di OpenAI.
Il che, secondo quanto emerso da indiscrezioni, avrebbe rappresentato un punto critico nella rinegoziazione dei rapporti tra le due aziende.
Nel frattempo, Windsurf cerca di riorganizzarsi. Jeff Wang, finora responsabile delle attività di business, ha assunto il ruolo di CEO ad interim, mentre la maggior parte dei 250 dipendenti non seguirà Mohan e Chen in Google.
L’obiettivo dichiarato è continuare a fornire soluzioni di IA per il coding al mercato enterprise ma senza i suoi fondatori e con la concorrenza più agguerrita che mai, la missione si complica.
Un finale già scritto per chi ha perso i fondatori
La storia recente insegna che quando una startup perde i propri leader chiave, il percorso si fa subito in salita. È accaduto a Inflection AI, che dopo il passaggio di Mustafa Suleyman e del suo team a Microsoft ha dovuto abbandonare il mercato consumer per reinventarsi.
È accaduto anche a Scale AI, che ha perso clienti importanti dopo aver visto il proprio core team attratto da Meta. E in parte è accaduto a Character.AI, che ha dovuto riallineare la propria visione dopo l’uscita di Noam Shazeer, anche lui finito tra le fila di Google.
Ora Windsurf si trova in una situazione analoga: ha una tecnologia interessante, una base clienti consolidata e un nome ormai noto nell’ecosistema, ma dovrà dimostrare di poter camminare senza l’anima che l’ha fatta crescere.
In un mercato dove i leader sono spesso più importanti dei prodotti stessi, non è un’impresa da poco.


