Google, il gigante di internet, si sta trovando al centro di una serie di cause legali senza precedenti. E l’accusa è sempre la stessa: monopolio.
A fine 2023, una giuria federale di San Francisco ha dichiarato il suo Play Store un monopolio illegale; un mese prima, un giudice di Washington D.C. ha preso una decisione simile riguardo al motore di ricerca dell’azienda, che genera oltre 300 miliardi di dollari di ricavi annuali. Ora Google sarà chiamata nuovamente in tribunale in Virginia, questa volta per rispondere di accuse legate alla sua attività pubblicitaria online.
Accuse di tale portata sono rare e, come ricorda il Washington Post, negli Stati Uniti Google è uno dei pochi colossi ad affrontare procedimenti legali antitrust federali dagli anni ’70. Per molto tempo infatti le autorità americane hanno trattato con cautela le grandi aziende tecnologiche, preoccupate di non ostacolare la crescita economica del Paese o punire esempi di innovazione. La lunga serie di processi contro Google segna però una svolta, suggerendo un cambiamento di atteggiamento verso una regolamentazione più rigida del settore tecnologico.
Come scrivevamo, Google è attualmente sotto pressione da più fronti: il Play Store, la ricerca online e, da lunedì, le attività pubblicitarie dell’azienda. I giudici sono chiamati a decidere quali misure adottare per ristabilire la concorrenza in questi mercati chiave.
Il giudice James Donato della Corte distrettuale della California dovrà pronunciarsi per primo sul caso del Play Store, dopo che il tribunale ha ascoltato le parti in causa lo scorso mese. Nel frattempo, il giudice Amit P. Mehta della Corte distrettuale di Washington D.C. ha già dichiarato Google colpevole di pratiche monopolistiche legate al motore di ricerca e sta valutando le possibili sanzioni. Le udienze sui rimedi si terranno in primavera, con una decisione prevista per la prossima estate.
Parallelamente, Google dovrà difendersi in Virginia dalle accuse riguardanti la sua attività pubblicitaria online. Il giudice Leonie M. Brinkema, che presiede il caso, ha già mostrato disappunto nei confronti dell’azienda per la cancellazione di file rilevanti per il processo, sollevando dubbi sulla credibilità delle testimonianze di Google.
Oltre alle sfide legali, il contesto politico potrebbe influenzare l’esito delle cause. In passato, i procedimenti antitrust hanno subito cambiamenti in seguito all’alternanza delle amministrazioni presidenziali. Nel 2001, ad esempio, il governo Bush interruppe il tentativo di smembrare Microsoft, raggiungendo un accordo con l’azienda. Episodi simili si sono verificati anche negli anni ’50, quando il Dipartimento della Difesa si oppose allo smembramento di AT&T, considerato cruciale per la sicurezza nazionale durante la guerra di Corea.
La campagna presidenziale del 2024 si svolgerà in un clima di crescente attenzione verso il controllo delle grandi aziende tecnologiche. La vicepresidente Kamala Harris ha promesso di continuare il lavoro dell’amministrazione Biden, impegnata a tenere sotto controllo i giganti del web. Tuttavia, la Harris ha anche legami con la Silicon Valley, e una delle sue principali consulenti sta guidando la difesa di Google nel processo antitrust in Virginia. Dall’altro lato, Donald Trump, durante la sua campagna elettorale, ha accusato Google e Meta di censura, sostenendo che dovrebbero essere perseguite.
Le ripercussioni economiche di questi casi sono difficili da prevedere e, anche senza uno smembramento, è probabile che Google dovrà abbandonare alcune pratiche commerciali utilizzate per mantenere il suo dominio. Ma se le sue entrate venissero ridotte, l’azienda potrebbe faticare a competere con rivali come Apple, Microsoft e Amazon nei costosi progetti di ricerca e sviluppo.
I casi antitrust hanno spesso avuto effetti duraturi sulle aziende. Dopo lo smembramento di AT&T negli anni ’80, l’azienda perse gradualmente la sua posizione di leader dell’innovazione, mentre la sua divisione di ricerca, Bell Labs, fu acquisita dalla finlandese Nokia. Allo stesso modo, Microsoft subì un declino dopo le accuse antitrust del 1998, diventando più cauta e perdendo terreno nel mercato dei dispositivi mobili, mentre nuovi attori come Google e Apple emergevano. Tuttavia, oggi Microsoft è tornata a essere una delle aziende più grandi del mondo, superando Google.
L’esito di queste cause legali contro Google potrebbe ridefinire non solo il futuro dell’azienda, ma anche l’intero settore tecnologico globale. In che modo, la scopriremo a partire da domani…


