Google ridisegna la “G”. Perché la vita è una questione di priorità

by | 13 Mag 2025 | Tecnologia

Il vecchio logo di Google (a sinistra) e il nuovo (a destra).
Tempo di lettura: 2 minuti

Con la sua intelligenza artificiale in perenne rincorsa di OpenAI, i ricavi pubblicitari messi a rischio dall’IA, una causa antitrust che potrebbe riscrivere la storia del web e i fondatori che sono dovuti tornare in plancia di comando, Google ha deciso di… cambiare logo.

O meglio, di cambiare la sua “G” multicolore, quella che campeggia sulle icone dell’app, come se un nuovo gradiente cromatico potesse far dimenticare ai suoi utenti (e ai regolatori) i guai più seri.

La novità, per chi se la fosse persa, è che l’app Google su iOS e sui telefoni Pixel mostrerà una “G” dai colori sfumati – rosso, giallo, verde e blu che si fondono tra loro – al posto delle tradizionali fasce nette.

Un aggiornamento che, secondo quanto riportato da 9to5Google, avvicina la “G” allo stile grafico del logo di Gemini, il chatbot IA lanciato per rincorrere (e tentare di superare) ChatGPT. Anche se noi, lo ammettiamo, tutta questa somiglianza non la vediamo.

Google, l’ultimo cambiamento dieci anni fa

L’ultima volta che Big G aveva ritoccato la sua immagine era il 2015, quando aveva introdotto il font sans-serif e un linguaggio visivo più morbido, abbandonando il vecchio logo serifato.

All’epoca il cambiamento aveva un senso: Google stava completando la transizione da motore di ricerca a conglomerato digitale sotto la nuova holding Alphabet. C’erano Android, Maps, Chrome, Gmail, YouTube, e serviva un’identità coerente.

Ma oggi? In un momento in cui la fiducia nei suoi confronti vacilla, le multe si accumulano e gli utenti iniziano a mettere in discussione la trasparenza dei suoi algoritmi, cambiare qualche pixel della “G” sembra più un gesto cosmetico che una scelta strategica. Una mossa da reparto marketing in cerca di visibilità, più che un segnale di rinnovamento sostanziale.

Curiosamente, il restyling è stato applicato solo su dispositivi Apple e Google Pixel. Senz’altro dei dispositivi americani, visto che la nostra app risulta aggiornata ma il logo che vediamo è ancora quello vecchio.

Sugli altri smartphone Android e nella versione web, la “G” mantiene invece ancora i contorni netti. E da Mountain View non è arrivato alcun commento ufficiale, nemmeno per spiegare una modifica che, tutto sommato, riguarda uno degli asset visivi più riconoscibili del brand.

In tempi di crisi, si dice spesso che bisogna ripartire dalle basi. Ma nel caso di Google, forse bisognerebbe ripartire dalla governance dell’IA, dalla trasparenza degli annunci e da una visione più chiara sul futuro della ricerca online. Ma di necessità si fa virtù, e dunque accontentiamoci di un gradiente colorato.

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