Google riapre il fronte con l’Unione europea e lo fa toccando un nervo scoperto: il valore economico dell’informazione.
Secondo l’azienda capitanata da Sundar Pichai, le notizie non porterebbero alcun beneficio al suo business pubblicitario.
A sostenerlo è la stessa azienda, che ha diffuso i risultati di un test condotto in otto mercati europei (tra cui Italia, Spagna e Paesi Bassi), dove per due mesi e mezzo ha rimosso le notizie dai risultati di ricerca per l’1% degli utenti.
L’esperimento ‘strategico’ di Google
L’esperimento pare essere parte di una strategia più ampia sul fronte del diritto d’autore. Che mira a valutare quanto incida la presenza del giornalismo nei risultati di ricerca sul fatturato pubblicitario di Google.
La risposta fornita dal gruppo è chiara: “Il valore economico delle notizie non può essere distinto statisticamente da zero, né a livello complessivo né nei singoli Paesi”.
Un’affermazione roboante (davvero nessuno usa Google per accedere alle notizie?) che, se da un lato punta a influenzare i negoziati con gli editori europei, dall’altro rischia di acuire le tensioni con i regolatori nazionali.
Google vs. Europa
La posta in gioco è la direttiva europea sul copyright, che obbliga le piattaforme digitali a compensare economicamente gli editori per l’utilizzo di estratti dei loro contenuti nei risultati di ricerca.
Google, che da anni contesta i presupposti economici di questa norma, ha colto l’occasione del test per ribadire quella che considera una sovrastima da parte degli editori: “I publisher sovrastimano enormemente il valore del loro giornalismo per la nostra attività pubblicitaria”.
Ma la mossa rischia di ritorcersi contro. La Francia, dove Google è già stata sanzionata con oltre mezzo miliardo di dollari per il modo in cui ha gestito le trattative con gli editori, ha imposto l’interruzione del test sul proprio territorio.
Un tribunale ha infatti ammonito l’azienda che avrebbe violato un accordo precedente con l’antitrust francese. Per evitare ulteriori sanzioni, Google ha escluso la Francia dal campione.
Né è un caso che anche la Germania sia rimasta fuori: nel Paese l’autorità garante della concorrenza ha già costretto il motore di ricerca a modificare alcune pratiche relative alla diffusione delle notizie, aumentando la pressione normativa sull’azienda.
Tutto lascia pensare che i dati diffusi da Google siano destinati a diventare l’arma principale con cui l’azienda proverà a rinegoziare gli accordi economici con gli editori.
Ma presentare le notizie come “prive di valore commerciale” potrebbe rivelarsi un boomerang, soprattutto in un contesto normativo che sta cercando di rafforzare la sostenibilità del giornalismo digitale.


