Google ha presentato Project Mariner, il suo primo agente di intelligenza artificiale in grado di interagire direttamente con i siti web.
Sviluppato dalla divisione DeepMind e basato sulla tecnologia Gemini, questo prototipo permette all’AI di muovere il cursore, cliccare pulsanti e compilare moduli nel browser Chrome, simulando l’esperienza di navigazione di un utente reale.
Il progetto è attualmente disponibile per un numero ristretto di tester selezionati, ma rappresenta una potenziale rivoluzione nell’interazione tra utenti e web.
Secondo Google, si tratta di un cambio di paradigma nell’esperienza utente: invece di navigare personalmente tra le pagine, gli utenti potranno affidare queste attività a un sistema AI in grado di eseguirle per loro.
Come funziona Project Mariner
L’implementazione di Mariner avviene attraverso un’estensione di Chrome che attiva una finestra di chat accanto al browser.
Gli utenti possono fornire istruzioni all’agente AI, come ad esempio “crea un carrello della spesa in base a questa lista”. Da qui in poi, l’agente naviga sui siti cercando prodotti e aggiungendoli al carrello.
L’efficienza del sistema è però ancora limitata: i movimenti del cursore sono lenti, con un ritardo di circa cinque secondi, e l’AI si interrompe frequentemente per chiedere chiarimenti.

Google ha volutamente imposto limiti all’agente per lasciare agli utenti il controllo delle operazioni più sensibili. Mariner non può infatti completare acquisti, accettare cookie, né sottoscrivere termini di servizio.
Inoltre, funziona solo nella scheda attiva del browser, obbligando gli utenti a seguire le sue azioni, una scelta progettuale mirata a garantire trasparenza.
Jaclyn Konzelmann, direttore di Google Labs, ha spiegato che questo approccio aiuterà a capire meglio come gli utenti e i publisher potranno adattarsi a questa nuova modalità di interazione con il web.
“Dobbiamo scoprire qual è il modo giusto per trasformare il modo in cui gli utenti interagiscono con il web e come i publisher possono creare esperienze adatte sia agli utenti che agli agenti AI”, ha dichiarato.
Oltre Project Mariner
Google ha introdotto altri agenti AI pensati per scopi specifici. Deep Research è progettato per affrontare argomenti complessi, elaborando piani di ricerca articolati in più fasi e producendo report approfonditi. Attualmente disponibile in Gemini Advanced, sarà integrato nell’app Gemini entro il 2025.
Jules, invece, si rivolge agli sviluppatori, consentendo modifiche dirette al codice grazie alla sua integrazione con GitHub.
Parallelamente, Google sta sviluppando un agente AI per supportare i giocatori nella navigazione nei videogiochi, in collaborazione con sviluppatori come Supercell.

Un cambiamento per il web. Ma in positivo?
Le implicazioni di Project Mariner potrebbero essere enormi. E non tutte positive.
Se l’AI prenderà il posto degli utenti nel navigare i siti, il traffico organico potrebbe calare drasticamente, riducendo il coinvolgimento diretto e le opportunità per i publisher di fidelizzare i visitatori.
Anche il modello pubblicitario di Google potrebbe essere influenzato: una navigazione mediata da AI potrebbe ridurre il valore delle pubblicità visualizzate dai “visitatori” virtuali.
Inoltre, qualora questo modello venisse adottato su larga scala, potrebbe ridisegnare le dinamiche del web. Ciò significa che invece di ottimizzare i contenuti per i visitatori umani, i publisher dovrebbero adattarsi alle logiche e agli algoritmi di questi agenti, trasformando così radicalmente il modo in cui i contenuti vengono progettati e presentati.
Certo, Google potrebbe trasformare questi problemi in un’opportunità.
Con Project Mariner, l’azienda si posizionerebbe come un intermediario ancora più indispensabile tra utenti e web, raccogliendo dati sul comportamento degli utenti e rafforzando la sua leadership nell’ecosistema digitale.
È altresì curioso notare che, in un periodo in cui il futuro di Google appare quanto mai incerto (il Wall Street Journal ha paragonato il colosso di Mountain View al Titanic), ecco profilarsi all’orizzonte un sistema destinato a incrementare, artificiosamente, il traffico. Le impression così generate verranno conteggiate alla pari di quelle umane?
Appare dunque chiaro che Project mariner solleva interrogativi etici e regolatori, soprattutto in merito al controllo dei dati e al ruolo dei publisher nell’era dell’intelligenza artificiale.


