Google ha investito nella tedesca Proxima Fusion, una società che punta a costruire la prima centrale a fusione commerciale d’Europa. L’azienda ha annunciato martedì di aver chiuso un round da 411 milioni di euro, che porta la valutazione della startup a 2,4 miliardi di euro.
La fusione nucleare consiste nel combinare due atomi di idrogeno per formarne uno di elio, liberando enormi quantità di energia. È una tecnologia che promette energia praticamente illimitata, ma che nessuno ha ancora portato sul mercato: tutte le centrali nucleari oggi in funzione usano invece la fissione, cioè la scissione degli atomi.
Il round di investimenti è stato guidato da XTX Ventures e East X Ventures, con RWE e Google come partner strategici. Hanno partecipato anche altri fondi di venture capital, tra cui Plural, UVC Partners, Balderton e Cherry Ventures.
Cos’è la tecnologia stellarator
Proxima Fusion sta sviluppando uno stellarator, uno dei diversi approcci possibili alla fusione, e punta ad avere un prototipo funzionante che precede la centrale vera e propria, entro i primi anni Trenta. La centrale commerciale dovrebbe arrivare invece nella seconda metà dello stesso decennio.
I fondi serviranno ad ampliare la produzione di cavi e magneti superconduttori ad alta temperatura e a sviluppare i sistemi di ingegneria e manifattura necessari per costruire gli stellarator. Proxima Fusion assumerà personale nei reparti di ingegneria, produzione e operations per accelerare i lavori.
RWE, tra gli investitori del round, ha già un accordo con la startup per costruire la prima centrale a fusione con tecnologia stellarator a Gundremmingen, in Baviera, sul sito di una ex centrale nucleare a fissione.
La corsa alla fusione tra Europa, Stati Uniti e Cina
“L’Europa sta correndo con Stati Uniti e Cina per arrivare prima alla prima centrale a fusione”, ha dichiarato Francesco Sciortino, cofondatore e amministratore delegato di Proxima Fusion. “Questo round dimostra che l’Europa non si limita a inventare tecnologie rivoluzionarie, ma riesce anche a costruire aziende competitive a livello globale. Gli investitori riconoscono l’urgenza e l’opportunità di quello che stiamo facendo”.
Il round di Proxima Fusion è il più grande mai raccolto da una startup privata della fusione in Europa, ma resta comunque distante dalle cifre in gioco negli Stati Uniti. Commonwealth Fusion Systems ha incassato 863 milioni di dollari lo scorso agosto, portando il totale raccolto a 2,9 miliardi di dollari secondo Dealroom. Helion Energy, sostenuta da Sam Altman, ha raccolto invece 465 milioni di dollari il mese scorso, per un totale di 1,5 miliardi.
Google e la sete di energia dell’IA
Google è anche tra gli investitori di Commonwealth Fusion Systems e a giugno 2025 ha firmato con l’azienda un accordo di offtake, cioè un impegno ad acquistare l’energia prodotta una volta che la prima centrale commerciale sarà operativa. In un post pubblicato in quell’occasione, l’azienda aveva definito la fusione una fonte di energia dal potenziale enorme, pulita e abbondante, costruibile praticamente ovunque. Google aveva però avvertito anche che portare la tecnologia sul mercato resta estremamente complicato, e che il successo non è garantito.
L’interesse di Big Tech per la fusione si spiega con la crescente domanda di energia dei data center che alimentano l’intelligenza artificiale, un problema che le aziende del settore stanno affrontando anche con altre strade, dai piccoli reattori modulari agli accordi diretti con i produttori di energia.
Fonte: CNBC


